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Ministri live @ Alcatraz (MI) – 21/03/2013

21 marzo 2013, Alcatraz di Milano, un quantitativo di persone che ha dell’incredibile: è questo ciò che hanno avuto davanti i Ministri al concerto sold out tenuto giovedì scorso nella loro città d’appartenenza. Il locale straripante di gente, eppure fuori e in rete c’era ancora chi cercava biglietti: quello che si definisce un gran successo, insomma. E una volta tanto fa piacere che tutta questa smania sia indirizzata verso una band che si merita in pieno ciò che ha ottenuto e continua ad ottenere: questo live, poi, ne è stata ulteriore conferma.

Introdotti dai perugini Fast animals and slow kids e dai romagnoli Cosmetic, per circa due ore il terzetto milanese ha intrattenuto il pubblico con una mitragliata di pezzi uno più sorprendente dell’altro, fino ad un climax finale d’intensità difficilmente descrivibile. Si parte con una doppietta tratta dal nuovo album: Stare dove sono e Mammut, probabilmente il brano più interessante di Per un passato migliore, eseguito in maniera più che degna delle aspettative. Non che ci potesse essere qualche dubbio: la grinta sul palco di Davide Divi Autelitano, Federico Dragogna e Michele Esposito, supportati dal quarto Ministro ad honorem Filippo F Punto Cecconi, è ormai quasi leggenda. Instancabili nelle loro immancabili giacche, hanno dimostrato ancora una volta quanto valgano agli strumenti, facendo impallidire il loro già eccellente repertorio di fronte al suo corrispettivo dal vivo. Si sono distinte su tutte Gli alberi, La pista anarchica, Spingere e Le nostre condizioni, oltre alle prevedibili Tempi bui, Comunque, Il sole (è importante che non ci sia) e Diritto al tetto. Abbastanza inaspettate, ma decisamente gradite, I nostri uomini ti vedono, Non mi conviene puntare in alto e La mia giornata che tace.

Ma come già accennato, il meglio è arrivato verso la fine, con la sequenza Il bel canto, Noi fuori, Mille settimane e Abituarsi alla fine. In particolare, il primo e l’ultimo brano di questa rosa hanno toccato livelli di espressività e coinvolgimento da brividi, forti delle migliaia di voci che scandivano ogni singola sillaba dei testi e dell’esecuzione in multipli crowd surfing da parte di Divi.

Nonostante la grande assenza di canzoni come Bevo e soprattutto I soldi sono finiti, un concerto che ti fa andare fiero di ogni goccia di sudore versato, di tutti i lividi portati a casa dal pogo, dei graffi sul tuo corpo, dei calci in testa che hai rischiato.

Un’esperienza oltremodo consigliata. Alla faccia di chi li considera ancora emergenti. Alla faccia di chi li considera troppo mainstream.