TEATRO SOCIALE CENTRO TETRALE BRESCIANO MACBETH

Più luci che ombre

Di tradizione e mestiere è il Macbeth di Branciaroli

Il teatro è un’arte millenaria e come tale vive di tradizioni e riti, ma non solo: anche di tutta una serie di piccole e grandi superstizioni che nel tempo sono diventate delle consuetudini. Viene da sorridere, certo, eppure dietro queste bizzarre credenze si nasconde sempre una qualche verità. Come per esempio l’astio degli attori per il colore viola, retaggio di un’usanza medievale che durante il periodo della Quaresima (quando i preti indossano gli abiti sacri viola) vietava tutti gli spettacoli teatrali creando non pochi disagi ai teatranti.

Un’altra curiosa e inquietante storia circonda una delle tragedie di Shakespeare più famose, il Macbeth. Già dalla sua prima messinscena circolava un racconto oscuro sull’opera. Si mormorava infatti che il Bardo avesse usato delle formule di magia nera per i sortilegi delle Tre Sorelle Fatali; un gruppo di streghe “vere”, risentite per il gesto del drammaturgo, maledisse per sempre la tragedia. Il sortilegio pare fece effetto: alla prima rappresentazione l’attore che interpretava Lady Macbeth morì. L’opera da quella volta venne vietata e la sua fama di “maledetta” iniziò a aleggiare tra le compagnie, tanto che chi aveva il coraggio di portarla in scena si riferiva al dramma solamente con “La tragedia scozzese” e se qualcuno nominava anche solo per sbaglio Macbeth doveva ricorrere a un rito riparatorio: uscire dal teatro, girare tre volte su sé stesso, sputare e rientrare.

Franco Branciaroli cavalca l’onda del 400° anniversario della morte di Shakespeare e senza badare a leggende e superstizioni affronta Macbeth da attore e da regista. Gioca la carta più cara agli amanti del Bardo, quella di mantenere la tradizione dell’opera pennellandola di piccoli tocchi “innovativi“, invenzioni registiche che servono per orientare lo spettatore nell’incubo macbethiano. I sofferti monologhi dell’antieroe, le sue tirate sul senso della vita, diventano intime confidenze fatte a un’ombra nera, raffigurazione scenica della sua coscienza. Oppure, le Tre Sorelle Fatali recitano i loro incantesimi nell’inglese shakespeariano, trasformato in una vera e propria lingua maledetta in grado di corrompere e insidiare l’animo umano.

Lo stesso fa Lady Macbeth (Valentina Violo), dall’aspetto elisabettiano, ma con l’animo di una dark lady rock: travia Macbeth con infusi di sangue mestruale, mentre il barone di Glamis e futuro Re perde man mano la sua virilità, quasi una madre dispensatrice di odio e sangue che finirà per divorare sé stessa. Da ultimo, la distruzione fatale con l’oracolo malefico delle Tre Sorelle Fatali arriva sui due coniugi, è la fine di un’era e l’inizio di un nuovo mondo costruito sul loro sangue e su quello delle vittime che hanno sacrificato per la malia del potere.

Questo è il Macbeth e questo è ciò che la regia di Branciaroli ha portato in scena, affidandosi prima di tutto alla tecnica, fedele, vetusta, sicura compagna per l’insidioso viaggio nella messinscena dell’intramontabile classico. Il teatrante meneghino è prudente, non fa brutti scherzi, soprattutto per quanto riguarda la recitazione, non la spinge mai agli eccessi, ma nello stesso tempo rende lineare e chiaro il testo, per far capire al pubblico quanto il Macbeth nonostante i suoi quattrocento e passa anni sia ancora capace di insidiare nell’animo umano una malia oscura.

No, non è questione di superstizioni o incantesimi, semmai di un indole che appartiene molto di più agli uomini che al mondo delle ombre: l’ambizione più sfrenata che travalica ogni limite morale, quel “Il fine giustifica i mezzi” che da centinaia di anni miete molte più vittime di qualsiasi altra maledizione o stregoneria.

Ascolto consigliato

Teatro Argentina, Roma – 10 gennaio 2017

Crediti ufficiali:
MACBETH
di William Shakespeare
traduzione di Agostino Lombardo
regia Franco Branciarolicon Franco Branciaroli e Valentina Violo
e con (in ordine alfabetico) Tommaso Cardarelli Daniele Madde,
Stefano Moretti, Livio Remuzzi, Giovanni Battista Storti, Alfonso Veneroso
scene Margherita Palli
costumi Gianluca Sbicca
luci Gigi Saccomandi
Produzione CTB Centro Teatrale Bresciano || Teatro de Gli Incamminati