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La mia vita con papà – Maria Carla Fruttero

Il 15 gennaio del 2012 se ne andava Carlo Fruttero, e con lui, anche una dell’ultime e rare occasioni di una riflessione su di noi e sul nostro Paese, acuta e lucida, sferzante, ma carica di un’ironia che lasciava sempre presagire una luce. Leggere e ascoltare le parole di Fruttero erano la cura migliore, quella che non portava controindicazioni, ma che anzi, abituava, a chi disposto ad accoglierla, ad una passione sfrenata per la vita e per tutti i suoi infiniti paradossi e i nostri mirabolanti ed atletici tentativi di affrontarla sempre nella “linea di minor resistenza”.

Da La donna della domenica a Mutandine di Chiffon, dalla collaborazione con Lucentini, alla collana Urania della Mondadori, fino a quell’ultimo posto al Campiello del 2007 celebrato con un tripudio che neanche il vincitore. Lui che aveva appena scritto il suo primo libro da solo, Donne informate sui fatti, e che con la sua leggerezza, mai frivola, sempre illuminata, aveva già solo con lo sguardo incantato i presenti, così come ad ogni puntata del programma di Fazio, Che tempo che fa.

A ripercorrerne la vicenda è la prima figlia, Maria Carla, che con la biografia La mia vita con papà, riesce nel difficile compito di creare un ritratto di famiglia sia personale, ma allo stesso tempo anche generale nella sua onestà e sincerità, riuscendo ad essere delicato e coinvolgente, senza indulgenze e senza facili patetismi.

La storia di un padre, affettuoso, ma anche duro quando necessario, sempre attento e la vicenda di uno dei più lucidi intellettuali del dopoguerra italiano si intersecano continuamente arrivando, come è giusto che sia, a non distinguersi più, e così quel laboratorio di scrittura, meticoloso, rispettoso dello scrittore si fonde con l’esperienza quotidiana di una famiglia italiana che attraversa tutto il secondo dopoguerra tra difficoltà e tra momenti felici.

Il libro svela in alcuni passaggi piccoli segreti sul mestiere dello scrittore piemontese, in un ritratto a volte intimo sui meccanismi dell’arte che però non si dimentica mai, così come mai se ne è dimenticato lo scrittore, della realtà intorno, ed è solo allora che un dialogo con una figlia può diventare la giusta idea per far nascere un nuovo grande romanzo.

La scrittura è elegante, così come il ricordo che scorre leggero e denso di vitalità, come ogni ricordo felice di una persona importante dovrebbe essere.

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