hannibal mads mikkelsen

L’ultimo pasto di Hannibal Lecter

La terza stagione di Hannibal

Antipasto. Firenze.

Ecco il titolo del primo episodio e la città in cui comincia questa terza stagione di Hannibal. Il Dr. Lecter e Bedelia Du Maurier (Gillian Anderson) sono giunti in Italia sotto falso nome dopo il bagno di sangue del finale della seconda stagione. La prémiére di questa stagione introduce in ambientazioni del tutto nuove e disegna un Hannibal fuori dal suo habitat naturale. La città è quella giusta, Firenze si pone come il luogo più adatto a un personaggio che ha fatto dell’estetica, del gusto e della raffinatezza (anche se in modo perverso) le sue ragioni di vita.

Sono introdotti nuovi personaggi, come il commissario Rinaldo Pazzi, interpretato da Fortunato Cerlino (Don Pietro Savastano in Gomorra – La serie), ma tornano anche le vecchie conoscenze che avevamo lasciato a un destino incerto alla fine della stagione precedente. Will Graham ha finalmente ritrovato il suo doppio, o meglio Hannibal è riuscito a farsi ritrovare.

La prima parte di stagione si svolge quasi interamente nel nostro Paese. Alla fine del settimo episodio tramite un’ellissi temporale la narrazione avanza di ben tre anni. Baltimora. Hannibal è prigioniero in un manicomio criminale e Will ha messo su famiglia. È il momento dell’ingresso in scena di un altro personaggio importante della saga scritta da Thomas Harris: Francis Dolarhyde, The Great Red Dragon. Grazie a lui può riprendere il legame tra lo psichiatra e il detective sociopatico sul quale viene fondato l’intero show. Hannibal torna burattinaio, tira le fila del gioco, porta chiunque gli stia attorno al proprio servizio. Will Graham rimane la sua preda preferita, il dottore ne è ossessionato, ogni azione la compie in funzione di una sua reazione, anche a costo di rimetterci la libertà. D’altro canto Will cerca di liberarsi di Hannibal, ma ogni tentativo sarà vano, il vortice degli eventi continuerà a riportarlo da lui, scoprendo un pezzo alla volta il proprio lato oscuro e sadico.

Hannibal

Giunge al termine la terza stagione di quella che inizialmente poteva sembrare una scommessa persa: mettere in scena serialmente le vicende di uno dei personaggi più conosciuti del cinema contemporaneo (e della letteratura prima), per di più interpretato da un grande Anthony Hopkins. Eppure lo showrunner, Bryan Fuller, questa scommessa l’ha in parte vinta riuscendo a costruire un’opera alta, tesa, un thriller psicologico che indaga i rapporti e il profondo della psiche umana, che mette in discussione la divisione manichea tra bene e male, che fa emergere chiaramente quanto ogni essere umano sia manipolabile e quanto tenda all’infinito il limite della perversione e dell’orrore a cui ci si possa spingere o che si possa subire. La narrazione abbatte ogni statuto o abitudine televisiva, le trame orizzontali scompaiono a favore di una maggiore solidità della grande trama verticale, il livello estetico rispecchia la cultura delle ambientazioni e l’inclinazione artistica del personaggio tramite una cura dell’immagine maniacale e una fotografia dai toni cupi che si fa specchio delle vicende.

Fuller ha giocato sapientemente con l’onirico, il surreale e l’immaginario, evitando didascalici segni d’interpunzione tra i vari livelli narrativi, creando talvolta un pizzico di confusione che si fa presto dimenticare. Mads Mikkelsen non ha fatto rimpiangere Hopkins, anzi, forse grazie a una caratterizzazione del personaggio differente ed al più ampio respiro concesso dal mezzo televisivo è riuscito a conferire uno spessore e una profondità psicologia maggiore al Dr. Hannibal Lecter.

Purtroppo la serie non ha mai goduto di grandi ascolti, nonostante l’ottimo livello, di conseguenza la NBC ha deciso di non rinnovarla per una quarta stagione che, a detta dell’autore sarebbe già pronta, quindi per il momento dovremmo rassegnarci a veder finire qui la storia di Hannibal Lecter e Will Graham, anche se, dopo i rifiuti di Amazon e di Netflix, s’inseguono voci sulla realizzazione di un lungometraggio finale.