jovanotti

Jovanotti @ Mediolanum Forum

Io sono Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti.

Sono le parole semplici, concise, con le quali l’artista 45enne ha chiuso ieri l’ultima data milanese, ad Assago presso il Mediolanum Forum.

Scherzando, con un tono da imbonitore che vende cianfrusaglie, presenta, al termine della scaletta, i suoi talentuosi musicisti, poi guarda il suo pubblico e chiude in modo estremamente semplice, un grande spettacolo durato due ore e trenta.

Sono partito dalla fine perché è essenzialmente “la semplicità” l’ingrediente vincente di un artista arrivato al dodicesimo album che, anno dopo anno, piace a un pubblico sempre più vasto (il target è a dir poco eterogeneo) e ha imparato, con gli anni, a far scrivere molto bene di sé, anche dai critici più esigenti.

A parlare sono i numeri (davvero imponenti) e i premi (autorevoli).

Safari consacrato disco del decennio, Ora già da molti definito album dell’anno.

Dicevo la semplicità disarmante con cui Cherubini descrive l’esistenza umana accompagnando l’ascoltatore attraverso un mare (o forse una giungla) di temi lontanissimi fra loro, citazioni dotte e non e soprattutto ‘fotografie del quotidiano’ con cui è facilissimo identificarsi.

E allora ‘questo seminatore di entusiasmo’ (così si definise durante il concerto) riesce a fare suo un bacino d’utenza sempre più grande giocando con il corpo, raccontando storie e lanciando ogni tanto, in modo soft, qualche provocazione (“andate a votare domani? No, no tranquilli: non vi dico niente! Tanto sapete già cosa penso” – nda: al concerto era presente Pisapia, avversario di centro-sinistra della Moratti, per diventare sindaco di Milano).

L’impianto luci (mirabolante) accompagna uno spettacolo post-moderno, carico di citazioni (Piero Angela apre il concerto come fosse una puntata di Super Quark ma c’è tempo anche per un verso dell’ermetico Ungaretti), non manca l’omaggio alla Palestina (alla fine di una delle prime canzoni il cantante romano omaggia Arrigoni -il volontario italiano morto a Gaza lo scorso mese- citando le sue parole ‘restiamo umani’).

C’è anche il tempo per un duetto-medley con lo scatenato Michael Franti (già presente in Safari) ed ecco che, senza fermarsi praticamente mai, con cambi d’abito arditi (scarpe pajettate, un completo elegante ‘tricolore’ e altro ancora) Jovanotti canta quasi tutto l’ultimo album senza dimenticare gli immancabili ever green (fusi in medley per lo più) che accontentano un po’ tutti…

Clap, clap, clap.
Eppure.
Concedetemi un eppure.

Nel video di Tutto l’amore che ho arrivava chiaramente il messaggio di un Cherubini diverso, combattivo che sembrava cambiare rotta diventando una sorta di cantante-guerriero (durante lo show infatti si arma anche di una spada ad un certo punto) ma sono solo colpi di scena perché in realtà il nostro non si sbilancia mai più di tanto e per quanto le sonorità di Ora siano molto più elettroniche del precedente disco la rotta è la medesima e anche il Cherubini-uomo è sempre uguale: si ferma tra una canzone e l’altra per parlare con un bambino in spalle al babbo e chiedergli come si chiama…

Ma forse è anche meglio così.

 

14 maggio 2011