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Jackie – Pablo Larraín

Nell’’anno in cui potrebbe essere eletto il primo presidente degli Stati Uniti donna, il talentuoso regista cileno Pablo Larraín (El Club, No – I Giorni dell’’Arcobaleno) presenta Jackie, non un semplice biopic di Jacqueline Kennedy ma un solido ed elegante dramma su una moglie che cerca di levarsi di dosso il sangue del marito che ha amato e perso per sempre.

Inverno del 1963. Una settimana dopo l’’omicidio del presidente Kennedy un giornalista raggiunge l’’ormai ex First Lady (Natalie Portman) nella sua abitazione in Massachusetts per intervistarla. Esitando inizialmente in quanto divorata dalla sofferenza, Jackie racconterà gli eventi tragici dei giorni precedenti così come i ricordi più intimi della sua vita da regina senza trono.

Jackie è il film meno politico del regista cileno che nel resto della sua (finora) gloriosa filmografia ha sempre affrontato il tema del potere e della dittatura, demistificando la realtà con personaggi anomali e mediocri al centro del suo mondo narrativo (basti pensare al sociopatico di Tony Manero o all’’impiegato dell’’obitorio in Post Mortem). Pablo Larraín pare aver finito di fare i conti con la storia del suo Paese e con una forza da umanista più che da filmmaker impegnato espone le fratture di un essere umano subito dopo un trauma ma anche di un paese che, all’’ombra di un cadavere eccellente, è messo di fronte al cambiamento.

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Tuttavia l’’atteggiamento dell’’autore è quello di uno spettatore straniero e distaccato dalla vicenda che accetta tutto del copione scritto da Noah Oppenheim. Fortunatamente la regia di Larraín è sempre molto presente: privo di sensazionalismi (neanche nell’’emozionante scena dell’’attentato a Dallas), minimale e spietato, il suo stile è un colpo che provoca una lesione immediata, è il dolore traumatico che si risveglia giorni dopo.

Ci sono delle informazioni storiche antecedenti ai fatti che vengono date per sapute e il montaggio non segue un filo cronologico ma emozionale, tanto da costringere il pubblico a completare quello che non vede nel film. Geniale l’’idea di ricostruire lo speciale televisivo del 1962 A tour of the White House with Mrs. J.F.Kennedy, programma che ha contributo ha creare l’immagine pubblica di Jacqueline Kennedy, elogiando la capacità della televisione commerciale di rappresentare la verità.

Jackie è Natalie Portman ed è la cosa più bella del film. La sua è una prestazione di una complessità psicologica unica, prestazione esaltata dai numerosi ed estremi close up. Un vero fuoriclasse che porta calore in una casa gelida.