Foto di scena ©Mari Todesco

Iperrealismi – Helen Cerina

«La verita è più strana della fantasia», diceva Mark Twain, «perché la fantasia si deve attenere alle regole del possibile, la verità no». Sembrerebbe partire proprio da qui lo spettacolo di Helen Cerina: un’allucinazione creativa talmente assurda da essere sconvolgentemente reale.

All’Argot il palcoscenico è vuoto, non una musica né un parola. Quattro ragazzi (Francesca Gironi, Orlando Izzo, Elisa Mucchi, Annalì Rainoldi) entrano in scena e cominciano a compiere strani movimenti: gesti minimi e apparentemente banali che nel silenzio più totale risultano incomprensibili. Dopo un paio di minuti la sequenza si interrompe, le luci calano e i danzatori ritornano nella posizione di partenza. La partitura di corpi dunque riprende l’esecuzione daccapo, ma ora sullo sfondo emerge un contesto: una scenografia misteriosa? una voce narrante? una musica rivelatrice? No, è la proiezione di brevi filmati amatoriali che traggono spaccati di vita qualunque: bagnanti sulla spiaggia, una coda di persone in attesa, anziani seduti su un balcone; sono semplici momenti di normalità, ma alle spalle dei quattro danzatori acquistano un significato, o meglio, un’estetica del tutto inattesa e di rimando costringono lo spettatore a rivedere gli spostamenti minimi dei perfomer con occhio più attento.

Iperrealismi è uno spettacolo dal forte impatto visivo che fa dell’accumulazione e delle varianti sul tema il materiale di partenza per una riflessione tutt’altro che scontata. Certo l’idea in sé e per sé potrebbe sembrare estremamente semplice, ma se di semplicità si tratta lo è in una maniera talmente profonda e sconcertante che non si può fare a meno di considerarla arte. Cosí densa di efficaci ed argute evoluzioni da ricollegarla idealmente ai “Serial project” dell’artista minimalista Sol Lewitt; e forse qui si va anche oltre la pura arte concettuale, perché all’improvviso i corpi danzanti scuotono l’apparente rigidità del quotidiano e la fanno vibrare carnalmente di poetica leggerezza, come se dessero voce a tutto il potenziale nascosto che si annida nella cosiddetta ordinarietà.

Nonostante gli inevitabili limiti dell’espediente, Iperrealismi è uno spettacolo che supera il puro esercizio di stile e spinge a riflettere sulle possibilità del gesto e sulla sua implicita poeticità. Helen Cerina mostra dunque quanto la danza, con grande sensibilità ma anche grande ironia, sia in grado di scandagliare criticamente l’interiorità umana.

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