Foto di scena ©Daniele Burini

IOMIODIO – OcchiSulMondo

Quanti modi ci sono per morire? Restare in vita probabilmente è quello più efficace. Che il paradosso piaccia o meno, la morte in vita si è assestata da qualche tempo a questa parte come immagine-ritratto dell’uomo contemporaneo. Pertanto. Quando tutto ormai sembra scaduto ancora prima dell’acquisto, non c’è che una cosa da fare: avariarsi in bella forma. O, artisticamente parlando, esprimersi attraverso il kitsch.

IOMIODIO della Compagnia OSM – OCCHISULMONDO vede tre giovani trentenni (Daniele Aureli, Stefano Cristofani, Matteo Svolacchia) che fra vanità, nostalgie preconfezionate e pensieri di plastica, rimangono chiusi ermeticamente nella loro opache identità. Evocati sulla scena da una figura nera di morte (Amedeo Carlo Capitanelli) che li scruta da distante – quasi si trattasse di un colloquio attitudinale dal verdetto fatale -, i tre si dimostrano incapaci di instaurare un vero dialogo e riversano in monologhi di arida vanagloria il loro ego frustrato: parole vuote, inutili, che precipitano nel più desolante silenzio. È così che l’accento del titolo si sposta poco a poco di vocale, mostrando l’altra faccia di un mondo fatto solo di apparenza: l’arroganza esibizionista dell’ io-mio-dio si trasforma allora nel più onesto e sconfortante io-mi-odio.

Se da una parte lo spettacolo è determinato nel’individuare e colpire i suoi bersagli, dall’altra tuttavia solleva qualche perplessità riguardo al vero intento di tale denuncia, che di fatto porta alla constatazione di una problematica ampiamente esplorata nonché ben nota ai frequentatori abituali del teatro off. Per quanto concettualmente condivisibile, insomma, lo sguardo di IOMIODIO (regia di Massimiliano Burini) non sembra aggiungere nuove riflessioni, formule o narrazioni, né proporre percorsi alternativi a una preoccupante realtà sociale che dagli anni Sessanta in poi ha ormai contagiato consumisticamemte ogni aspetto della nostra quotidianità.

Teatro Tordinona, Roma – 14 novembre 2014

In apertura:Foto di scena ©Daniele Burini

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