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I magnifici 7 – Antoine Fuqua

La 73esima Mostra del Cinema di Venezia si avvia alla chiusura con la proiezione dell’atteso remake de I magnifici sette. Sul film diretto da Antoine Fuqua (Training day, The Equalizer, Southpaw) pesa una prestigiosa eredità: l’opera di John Sturges del 1960, patrimonio del western americano, che a sua volta è stato ispirato da I sette samurai di Akira Kurosawa, annoverato fra i più grandi capolavori della storia del cinema. Trepidazione inoltre per vedere come se la cavano grandi nomi come Denzel Washington, Chris Pratt e Ethan Hawke nel rifacimento di un classico.

magnifici sette 2016 poster

La storia è stata mantenuta inalterata: il fuori legge Bart Bogue (Peter Sarsgaard) impone a un villaggio di contadini di vendergli il loro territorio a prezzo stracciato, lasciare quindi la propria casa per andare a lavorare in una miniera di sua proprietà, pena la morte. Essi chiedono aiuto all’ufficiale di passaggio Sam Chisolm (Denzel Washington), il quale accetta dietro compenso di aiutarli e raduna altri sei uomini per fronteggiare una volta per tutte Bogue e liberare i contadini.

Fortemente voluto dal regista e da Ethan Hawke, ci si trova di fronte al rifacimento di un classico di cui onestamente non si sentiva l’’esigenza. Fuqua fa marciare il film con ottimo ritmo e dirige con mano sicura scene di sparatorie spettacolari e coinvolgenti – forte dell’esperienza racimolata nella sua cinematografia tra thriller e action movies. Pur essendo un western puro (e oggigiorno i prodotti di questo genere latitano) l’’impianto narrativo hollywoodiano è perfettamente tangibile: bisogna dire addio alla profondità dei dialoghi e allo spessore drammatico dei magnifici di Sturges; con il loro passato e le loro storie, essi erano in grado di regalare un’aura di malinconia blues al selvaggio West, topos che sarà poi caro a Sam Peckinpah (chi ricorda il legame che si instaura tra i tre fratellini e il Bernardo interpretato da Charles Bronson?). Scomparsa anche l’’evoluzione del personaggio del giovane pistolero, il quale dall’’iniziale spacconeria, dopo aver combattuto insieme ai compagni, impara il senso della lealtà e del cameratismo. Da evidenziare, però, l’’intento politically correct del remake legato all’’aspetto multirazziale del gruppo: si trovano infatti a lottare insieme un nero, tre bianchi, un nativo americano, un cinese e un messicano.