Foto di scena ©Manuela GIusto_PaperStreet

Contro la claustrofobia del presente

Balletto Civile a Teatri di Vetro con 'How long is now'

In questi tempi di grande stanchezza sociale c’è una sensazione che purtroppo domina la vita degli Italiani: la pesantezza. “Non se ne può più” è il ritornello ricorrente; e la situazione effettivamente si fa sempre più insostenibile tanto che l’esasperazione sta vincendo sulla rabbia, il tempo viene buttato via, come rifiutato. Il presente incute claustrofobia. È l’immobilismo. Eppure non è mai detta l’ultima parola. Già, perché quando lo Stato fallisce non crolla il mondo, ne viene giù solamente “uno”—non per forza il migliore. Anzi. Tutto sta a capire quanto debba durare la lunga agonia. How long is now?

In attesa di risposte concrete, meglio allora rivolgersi al mondo dell’arte che per serietà non ha certo nulla da invidiare alla politica. Meglio ripartire dalla preziosa fragilità di Teatri di Vetro, che in una domenica d’autunno accoglie al Vascello un pubblico finalmente nutrito—e lo congeda poi commosso, profondamente commosso. Meglio ricominciare daccapo, con curiosità, con serenità, con semplicità.

Ed è proprio la leggerezza che Balletto Civile infonde con How long is now, una leggerezza che ha la forma di una piuma. Perché ci vuole grande delicatezza e spiccata sensibilità per portare in scena uno spettacolo sulla morte senza che nessuno se ne accorga.

Di fronte a noi, oltre il proscenio, un simpatico vecchietto riceve una lettera, sì, proprio quella lettera, l’estrema notizia. Come una scatola dei ricordi alle sue spalle si apre allora il sipario: prende vita un ultimo giro di giostra fra i colori e le note di un’esistenza.

Michela Lucenti carica però questo lieve carillon coreografico con la doppia chiave dell’ironia dissimulata: il palcoscenico ci appare dominato da un morbido campo verde d’erba, è una dimensione sospesa, che sul tappeto musicale di Desplat da The tree of life (cfr. video ↓) lascia che la vita e la morte si intreccino, senza traumi, accogliendo figure bizzarre: proiezione reali e immaginarie dell’anziano che in un’ultima danza lo condurranno con spensieratezza al traguardo finale.

Ma non appena lo spettacolo sembra aver esaurito la sua narrazione, ecco che il fondale si alza e su quello stesso campo elisio avanzano gli anziani ospiti della casa di riposo Bruno Buozzi e dello Spazio Incontro (COTRAD onlus). Così subito tutto si ribalta – o forse, ancora una volta, si conferma secondo natura, quella stessa natura che la nostra arrogante “modernità” vorrebbe sovvertire –, stavolta tuttavia con una consapevolezza ben diversa: una consapevolezza durissima eppure leggera, che nessuno ha bisogno di «pensare», perché non appena il corpo snello dei giovani danzatori prende a muoversi con la vitalità circolare del Bolero di Ravel (eseguito dal vivo, dalla violoncellista Julia Kent, attraverso una significativa e metaforica stratificazione di loop) attorno agli anziani sulle sedie a rotelle, qualunque distanza fra pensiero e sentimento si annulla. Tutti capiscono. E d’improvviso il pubblico si riscopre in lacrime.

A distanza di un anno da Sulla Felicità di Giorgio Rossi/Sosta Palmizi (che con How long in now sembra quasi comporre un dittico sull’umanità ritrovata), il Vascello torna a ospitare una danza ironica, toccante, sincera, che con la sua grazia – per usare un termine purtroppo desueto di questi tempi – lascia dimenticare qualunque smagliatura o lungaggine formale, innervando la sua preziosa lezione umana.

La responsabilità della Vita e della Morte non è affidata solo a un tiro di dadi del destino: possiamo patire le contingenze di un’economia selvaggia, di una classe politica avida o di uno Stato assente, ma non possiamo per questo sottrarci dalla cura dei rapporti. Nessun dolore deve ammettere né giustificare linaridimento. La durata di una vita è data dalla qualità dell’ora: è nostro dovere preservarne l’inesauribile valore.

(Foto ©Manuela Giusto | Tutti i diritti riservati)
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Ascolto consigliato

Teatro Vascello, Roma – 8 novembre 2015

HOW LONG IS NOW?

Ideazione e coreografia Michela Lucenti
Musica originale Julia Kent
Script Maurizio Camilli
Liriche Sara Ippolito
Disegno luci Pasquale Mari
Fonica Tiziano Scali

Danzato e creato da:
Andreapietro Anselmi, Fabio Bergaglio, Maurizio Camilli, Andrea Capaldi, Ambra Chiarello,
Francesco Gabrielli, Sara Ippolito, Maurizio Lucenti, Michela Lucenti, Alessandro Pallecchi,
Gianluca Pezzino, Emanuela Serra, Giulia Spattini, Chiara Taviani