gigolo per caso

Gigolò per caso – John Turturro

«Pensala come una recita». Nel suo nuovo film John Turturro è il mite Fioravante, cinquantenne single e con poco lavoro convinto dall’amico Murray (Woody Allen), libraio fallito ma tutt’altro che rassegnato all’austerità economica, a diventare gigolò. Con i nomi d’arte di Virgil e Bongo si scoprono ferrati nel business della prostituzione finché i sentimenti, propri o altrui, finiscono con il sabotare l’appena nata ma già fiorente attività.

Per il suo ritorno in scena come attore Woody Allen non poteva permettersi (dopo il frastornante passo falso di To Rome with Love) di scegliere un film qualunque. Gigolò per caso è perfettamente tagliato per accogliere il ritorno di un monumento come Woody. Turturro scrive e dirige una commedia leggera e intelligente e riesce nell’impresa di coinvolgere Allen fin dalle discussioni sulla sceneggiatura (per cui non è accreditato ma bastano pochi dialoghi per indovinarne l’influenza), costruendogli su misura il ruolo chiave della spalla comica, motore insostituibile della trama e responsabile di tutti i momenti migliori del film.

C’è un coro di donne bellissime (Sharon Stone, Sofia Vergara, Vanessa Paradis) intorno alle peripezie di questi due outsider, professionisti del meretricio casereccio e fuori tempo massimo, splendidamente analogici: Murray guarda in faccia le possibili clienti, riconosce con l’occhio clinico un bisogno tutt’altro che banale, la cui soddisfazione vende tramite le qualità, anch’esse nascoste e da lui riconosciute, di Fioravante. C’è, soprattutto, un sentimento di malinconica consapevolezza di una fine. La cosa più bella di questo film piccolo, leggero e garbato, pervaso da un umorismo vitale quanto sommesso, che rinuncia ai fuochi d’artificio, è proprio il suo essere fuori tempo come i protagonisti. Le difficoltà economiche sono l’unico accenno alla contemporaneità, ma tradotta in una New York ancora fatta di quartieri, in cui si può passeggiare e discutere lungo un viale alberato, fotografati in campo lungo e piano sequenza, come in una scena identica di Io e Annie. Una New York dove vive ancora l’infinito repertorio di battute sugli ebrei di Woody Allen – esilaranti i momenti da gangster movie con gli ebrei ortodossi –, dove le persone si possono ancora guardare negli occhi, si possono curare incontrandosi, scambiandosi qualcosa: per questo l’ars amatoria ingenua di Virgil, contro tutti i pronostici, funziona.

È bello perdersi in questa New York, guardare con indulgenza tutti i personaggi. Ma con una consapevolezza, ce la indica il titolo originale: Fading Gigolo. Quel verbo meraviglioso, to fade, significa svanire e sbiadire, dissiparsi e allontanarsi, calare, smorzarsi, affievolirsi. Stiamo guardando un cinema, e un umano sentire, che si allontana, che sta partendo, che ci manda gli ultimi raggi di sole in un autunno che ormai è iniziato da tempo.