Foto di scena ©Focus Art

La rottura del mito

Con 'Fear Party' Cosimi sostiene la fragilità del presente

“Un tempo sì che le cose andavano bene, non come ora.” Avete presente una frase di questo tenore? Dicesi Sindromi dell’Età dell’Oro. È quell’illusione consolatoria secondo cui in un passato non meglio identificato l’uomo viveva in una sorta di stato di grazia. Il paradiso perduto.

A ricordarci che questo mito è solo una grande farsa – in una città millenaria come Roma, che ne avrebbe assai bisogno – ci pensa il coreografo Enzo Cosimi con Fear Party (all’interno della rassegna Il teatro che danza del Teatro di Roma). Fear, “paura”, perché ad affrontare un unico tempo – il presente – senza il sostegno della nostalgia o della speranza, ci vuole una buona dose di fermezza.

E non si può che cominciare, allora, con il buio, con l’indefinitezza. Al lato, in alto, una luce: irraggiungibile, quasi biblica, come a evidenziare la tenebra non a squarciarla (nonché a confermare l’estro prezioso di Gianni Staropoli, scultore raffinato di buio). In scena, poi, un uomo (Pablo Tapia Leyton) e una donna (Paola Lattanzi): sono i nostri Adamo ed Eva postmoderni, controprova del falso mito; seminudi, chiazzati qua e là di nero, di un nero unto, sporco, come fosse l’argilla primordiale che non ha mai raggiunto la perfezione. Lui è possente, lei selvaggia. Si stringono e corrono, ma i movimenti sono duri, trionfa la fisicità.
Eccola, dunque, la presunta aurea genesi: ambigua, palpitante, ferina; ingenua tutto al più, ma ben distante dall’idea romantica di era dell’innocenza. Tra frulli, schiocchi, frusci, domina infatti l’habitat sonoro di Chris Watson: naturale, faunesco, ma non per questo rassicurante.

Foto di scena ©Focus Art

Da qui la transizione alla “rivoluzione“, con raddoppiamento di riferimenti. Da un lato abbiamo l’essere umano che tenta di sollevarsi dal suo stato animale; dall’altro il sollevamento individuale che si riflette in quello popolare, socio-politico: dall’Africa sciamanica di Sopra di me il diluvio, ci si sposta ora all’immaginario insurrezionale latinoamericano. Si tratta, insomma, dell’avvento della tecnologia che rompe lo stato di natura, che la si voglia intendere (la téchne) come progresso evoluzionistico o come invasione coatta di conquistadores, con tutti i suoi rigurgiti storici di sopraffazione.

Foto di scena ©Focus Art

Ma vincitori o vinti, gli uomini condividono le stesse identiche debolezze, e come sottolinea Cosimi, sono tutti piccoli tasselli (i cubi) di un mosaico più grande: lo spazio, il tempo, la natura richiedono l’equilibrio involontario dell’armonia, non la forza della volontà.

Foto di scena ©Focus Art

Si giungerà così alla nebbia uniforme della civiltà: uno smog di inerzia che semplicemente sparpaglia il buio iniziale in una puntiforme illuminazione inconsistente, quasi a illudere che la cosiddetta evoluzione abbia cambiato la paura dell’uomo nei confronti di ciò che lo circonda.

Foto di scena ©Focus Art

La coppia archetipica di Cosimi, dunque, attraversa le diverse fasi della storia, come della vita (o del subconscio, la struttura rimane aperta), ritornando puntualmente alla stessa incertezza, perché non esiste progresso o rivoluzione che possa estirparla: senza la paura, senza il dubbio, d’altronde, l’uomo non avrebbe alcuna ragione di vivere.

Formalmente stimolante per la sua convergenza di arti, fisicamente possente, Fear Party tuttavia risulta debole nella composizione, a volte viene a mancare la semplice ragione per cui ci si sposti da un “punto a” a un “punto b” se non per dare vita alle pur suggestive progressioni coreografiche (sempre sorprendente Paola Lattanzi), tradendo così puntualmente la simbiosi con il pubblico che poco a poco sarà portato a interrogarsi sulle singole parti anziché immergersi nel quadro d’insieme.

Ad ogni modo, Cosimi offre ancora una volta una danza felicemente “sporcata”, viscerale e pur poetica nella sua durezza, in grado insomma di scuotere il pensiero a partire dalle sue radici più terrigne. Ritornando così all’immediatezza reale e concreta del presente per il presente. Senza illusioni. Senza consolazioni. Paura come sano alimento di crescita.

Letture consigliate:
• Iniziazione alla fine. Il Post-Human sciamanico di Cosimi in ‘Sopra di me il diluvio’ , di Giulio Sonno
• L’emersione del rimosso ne ‘La bellezza ti stupirà’ di Enzo Cosimi, di Giulio Sonno

Ascolto consigliato

Teatro India, Roma – 15 dicembre 2015