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Diario dei The Grace in Svizzera

Quando nell’ormai lontano 2006 decidemmo di fondare la band, io, Giulio, Beppe e Simone eravamo poco più che ventenni. Come un po’ tutti i nostri coetanei che decidono di fare musica, oltre ai classici sogni di fama e successo, oltre a voler registrare un EP e, un giorno, un disco vero e proprio (con tanto di passaggi radio e video in Tv) c’è sempre stata la forte volontà di diffondere i nostri pezzi, di farci conoscere in più luoghi possibili, tramite internet o un palco.

Pur consapevoli che la strada era davvero lunga e ardua, abbiamo sempre sognato e desiderato di fare tutto ciò, non solo nella nostra piccola provincia, ma anche in tutto il resto del paese e con i piedi sempre ben piantati a terra, di arrivare, chissà poi quando, all’estero.
In un periodo difficile come questo per l’Italia e con una mentalità un po’ provincialotta dei gestori e degli addetti ai lavori, dove spesso la musica viene vista come un semplice sottofondo per una bevuta tra amici o come una nuda e cruda fonte di guadagno e quasi mai come arte, la ricerca di date per una band emergente è sempre stato un lavoro lungo, stressante, raramente retribuito, fortunatamente in gran parte ricompensato dall’affetto della gente che ci ascolta.

Ad ottobre dello scorso anno, però ci siamo chiesti: “perché non suonare in Svizzera??.. da quelle parti dicono che c’è una mentalità più europea sulla musica…”
E “quel dicono che” ci ha incuriositi a tal punto da contattare alcuni Openair svizzeri.
Il primo a rispondere e quello che ci ha colpito di più, per quanto riguarda professionalità e organizzazione, è stato l’Openair di MonteCarasso, una località a 2 km da Bellinzona, nel Canton Ticino.

A differenza dei colleghi italiani, l’organizzazione ci chiede diversi contatti, sito internet della band e sopratutto vuole ascoltare i pezzi, non interessandosi del fatto che saremo stati al debutto in Svizzera. A quanto pare da quelle parti, interessa sapere se un gruppo è meritevole di suonare e poco importa quanto pubblico possa portare all’evento, e questa prima grande differenza con il nostro paese ci piace molto.

Nell’arco di pochi giorni, riceviamo una mail che ci dice che siamo nella lineup della serata principale dell’evento (18 giugno 2011) e addirittura si parla di compenso economico e di alloggio pagato.

Rispondiamo subito di si, e rimaniamo decisamente stupiti di quanto le cose siano diverse a soli 50 km dal confine italiano, in fondo a solo un’ora e mezza dalla nostra Vercelli.

Dopo la nostra risposta informale, ci viene inviato un contratto vero e proprio da firmare e da rispedire… Cavoli come sono precisi questi svizzeri: ma questa estrema professionalità è davvero gradita.
Mese dopo mese, tra un concerto e un altro, il pensiero comincia ad andare verso quella famosa data… ah si!!!, finalmente il sogno si sta per realizzare.

Arrivato il 18 giugno, i presupposti però non sono dei migliori. Le previsioni meteo non preannunciano niente di buono e veniamo a sapere che la prima serata dell’evento è stata sospesa durante l’esibizione del primo gruppo proprio per il maltempo.

Decidiamo comunque di partire nel primo pomeriggio, con tanto di rispettive fidanzate e alcuni amici fedelissimi,che decidono di accompagnarci gentilmente in quello che per noi è sicuramente un momento importantissimo e indimenticabile per la band… ma dopo un paio d’ore di viaggio la situazione sembra quasi drammatica.
L’acquazzone quasi non permetteva di vedere la strada e arriviamo a Bellinzona intorno alle 17, un’ora prima del nostro soundcheck.

Scaricati i bagagli nei rispettivi ostelli e hotel ci ritroviamo tutti all’ingresso dell’openair, che si trova in una piazza vicino ad un antico convento delle Agostiniane in pieno Monte Carasso.

E qui comincia il bello… ci vengono subito forniti i pass per la manifestazione e ci ricordano che il nostro soundcheck inizia alle 18. E così è stato… perché magicamente alle 18 smette di piovere e addirittura esce il sole.

Il palco è grande e sopratutto la location è davvero affascinante.. sembra di essere ad un piccolo festival europeo e sopratutto l’organizzazione è ottima, gentile e ci permette rapidamente di ottenere i suoni che vogliamo. Finito il soundcheck ci viene offerta la cena con alcuni piatti tipici e un numero illimitato di birre e bevande varie.

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Ma il momento clou della serata per noi arriva alle 21, quando veniamo presentati. Ammetto che fa un certo effetto, quando vieni presentato come l’unica band italiana della serata.

Si finalmente il nostro sogno si avvera, portando la nostra musica in un altro paese…finalmente i 4 piccoli esseri umani, come ironicamente ci definivamo qualche anno fa, son cresciuti e il concerto inizia. Tutto va alla meraviglia, come non mai, dal palco il suono è praticamente perfetto (cosa più unica che rara dalle nostre parti) e chi ci ha visto ci assicura che la qualità era ottima anche per il pubblico. Ed è proprio la gente che corona definitivamente il nostro sogno: questi svizzeri non sono per niente freddini, come ce li potevamo immaginare e pur essendo totalmente sconosciuti da quelle parti, sembrano proprio gradire il nostro sound.

Siamo talmente felici di suonare, che sforiamo anche di una decina di minuti rispetto alla scaletta che propone una decina di pezzi (che andranno a far parte dell’album in uscita nel 2012) e 3 vecchi pezzi dell’ep di esordio.
La festa continua anche dopo di noi con altre 3 bravissime band, che arrivano dal Canada e dalla Svizzera stessa fino a notte tarda.

Insomma, un ricordo bellissimo, che sicuramente non dimenticheremo mai, just a perfect day, come direbbe il buon Lou Reed e un’esperienza che consigliamo a tutte le band emergenti italiane che vogliamo portare la propria musica, dove qualcuno è veramente interessato ad ascoltarti.

La foto è di Gaia Lorenzetti.