Image: Barack Obama, David Letterman

Ridere allo specchio

Dopo 33 anni e 6028 puntate David Letterman si ritira

«My fellow americans, our long national nightmare is over.»

L’ultima puntata del Late Show with David Letterman inizia con un estratto video del discorso di insediamento di Gerald Ford alla presidenza degli Stati Uniti dopo le dimissioni di Richard Nixon. Precisamente quello in cui il presidente in questione recita la frase citata in apertura di quest’articolo. Poi a seguito di quello altri tre video in cui George Bush senior, Bill Clinton e George Bush junior pronunciano la stessa frase guardando in camera. E a chiudere appare Barack Obama il quale aggiunge alla citazione di cui sopra «Letterman is retiring», stravolgendo in un attimo il senso di quella frase. Subito dopo entra in campo Dave, il quale sorride imbarazzato. «You just kidding right?» chiede all’amico presidente, dal quale però riceve solo un’alzata di spalle.

Finisce quindi con Il Potere. Il Potere che non si prende sul serio, il Potere che scherza, che si abbassa alla battuta. Il Potere che sceglie di metamorfizzare i propri messaggi per la comunicazione di uno spettacolo televisivo, anzi “Lo” spettacolo televisivo per eccellenza, uno dei pochi realmente rimasti a potersi permettere l’articolo determinativo maiuscolo, sebbene sia ormai andato in pensione. E questa partenza non può che essere la sintesi perfetta per descrivere ciò che il Letterman è diventato nel corso di questi 33 anni e 6028 puntate di storia televisiva. Per certi versi più significativa della “semplice” carrellata di video storici che abbraccia tutta l’ultima puntata. E più emblematica anche delle ultime comparsate di personaggi famosi presenti sul palco del Ed Sullivan Theater. Dai Simpson ai Foo Fighters. Da Steve Martin a Bill Murray. Da Jim Carrey, Jerry Seinfeld e Tina Fey, che recitano ciascuno il suo punto nella “Special TopTen: Things I’ve always wanted to say to Dave”.

letterman bill murray

La ricchezza della risata, il Potere sociale politico e monetario della comedy, l’emblema dell’americanità standardizzata nel mondo e nella Storia. Il Late Show a grandi linee è simbolo di ciò che in molti casi appare facile criticare. Ma nel riguardare tutto ciò che è stato condensato in un’ora circa di puntata-revival, appare chiaro che il segreto di tutto questo rimane l’assenza pressoché totale nella forma della risata dell’autorevolezza di chi la pronuncia. Il tutto in quel grande laboratorio serale degli orrori a reti unificate che è diventato grazie a lui il Late Show. E questo ribalta de facto il concetto stesso di potere, operando un cambio di prospettiva figlio della migliore tradizione della stand up comedy americana. “Autoironia” non rende l’idea, “Non prendersi sul serio” nemmeno la esprime appieno. E nemmeno “mettersi alla berlina” chiarisce questa sorta di poetica, data la forte consapevolezza da parte del comedian del proprio ruolo all’interno della battuta. È più una cosa che si avvicina alla distruzione dei confini tra bordo del palco e il pubblico, che riguarda il rapporto tra chi parla e chi ascolta, che eleva la sala gerarchicamente rispetto alla posizione di chi ti fa ridere. È una questione epidermica. E, considerata l’esplosione di questo tipo di comicità negli ultimi anni, dire che questo stile comunicativo ha fatto scuola è quindi riduttivo.

LATE SHOW WITH DAVID LETTERMAN

David Letterman ha elevato e reso Potere la risata allo specchio, imponendo questo stile dal suo studio alle televisioni di tutto il mondo. E l’ha fatto continuamente nel corso degli anni, studiando prima se stesso e i ruoli che nel tempo ha assunto (dal giornalista sfigato al super capo dittatoriale) e solo poi la società che lo circonda, partendo dalla prima dimensione per poter attaccare realmente la seconda. Costruendo infine un’eredità che rimane immutabile, come un’imponente statua di marmo, che dal basso con una mano si indica deridendosi e con l’altra indica il pubblico, noi, ricordandoci che prima di qualsiasi cosa è necessario e fondamentale ridere “per”, “con”, e soprattutto “di” noi stessi. Sempre e comunque.

«Unusual weather for New York City. Today it was 68 and foggy. No, wait a minute, that’s me!»
– David Letterman, 18/05/2015