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Cronache dal lido #2 – Venezia 75

Roma – Alfonso Cuaron

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Privatosi della CGI e delle star che affollavano le sue precedenti produzioni, con Roma Alfonso Cuaron dà prova di essere un intenso narratore del mondo degli umili e delle irrequietudini del progresso. Con un realismo poetico impregnato di malinconia e amarezza ricostruisce la vita di Città del Messico degli anni 70, la sua storia personale e quella di un popolo intero coinvolgendo lo spettatore in una cultura distante e antico nella maniera più semplice e naturale possibile. In concorso nella selezione ufficiale, l’opera ha come perno il personaggio di Cleo, giovane indigena e domestica in una numerosa famiglia borghese. Intorno a lei una metropoli impetuosa e incantata che protegge e fortifica, guarisce e consola. A Città del Messico la musica è presente ovunque come se fosse sempre capodanno. Il paesaggio è bruciato dal sole, che risplende talmente forte da far socchiudere gli occhi, e anche l’acqua sporca e schiumosa riflette il più bello dei cieli. La notte è abitata da creature ataviche e da cani stanchi perché i bambini non li lasciano mai in pace. Le foreste bruciano, la terra trema e per le strade la guerra civile con i suoi morti. Il regista non rinuncia alla forma del suo cinema fatta di complessi piani-sequenza e movimenti di macchina ipnotici e senza avere alcuna pretese storica costruisce delle indimenticabili pagine di struggente bellezza.

Toni Cazzato

The Mountain – Rick Alverson

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Abbandonata l’irriverenza dei precedenti lavori, The Mountain l’ultima glaciale opera di Rick Alverson presentata in Concorso al 75. Festival di Venezia, ambientato nell’America degli anni 50, affronta un esistenzialismo e un’instabilità che rispecchia la dimensione della malattia mentale. Il giovane Andy (Tye Sheridan), morto il padre e con la madre in istituto, viene ingaggiato dal dott. Fiennes (Jeff Goldblum) come fotografo per immortalare e documentare i suoi pazienti dopo che hano subito il trattamento con l’elettroshock. Alverson prende il punto di vista di Andy per immortalare una porzione di realtà in cui la condizione di instabilità è dominante e la salute un miraggio, una montagna. La formazione forzata del ragazzo – il quale viene brutalmente iniziato alla malattia (la morte del padre e la presa di coscienza della condizione della madre), al sesso, alle minoranze di gender (l’ermafroditismo) – è simbolo di un’innocenza destinata a perdersi con la crescita. Tuttavia, il buon intento teorico viene smorzato da un linguaggio eccessivamente ermetico, fatto di dialoghi al minimo e lunghi silenzi, che non dà manforte a certe sequenze di forte impatto.

Marco Ceriotti

The Favourite – Yorgos Lanthimos

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Con The Favourite, presentato in concorso, Yorgos Lanthimos ricostruisce con grandissima cura e dovizia la settecentesca corte della regina Anna (Olivia Coleman). Il regista greco si diverte, e diverte, nel mostrare i grotteschi intrighi di palazzo, in particolare lo scontro all’ultimo sangue fra Abigail (Emma Stone) e Lady Sarah Marlborough (Rachel Weisz) che competono fra loro per diventare la favorita della regina, mentre il regno è in guerra contro la Francia. La dolce, solo in apparenza, Abigail risale la scala sociale e passa in pochissimo tempo da domestica a dama di compagnia della volubile Queen Anne, scalzando la freddissima Sarah. Inizia così una lotta spietata e subdola fra le due. Per descrivere al meglio questo mondo, e questo conflitto, Lanthimos si serve di grandangoli che deformano la folle corte della regina Anna. Le attrici protagoniste reggono perfettamente i propri ruoli, specialmente Emma Stone e Olivia Coleman, una donna fisicamente malata e completamente instabile. Lanthimos compone un affascinante, divertente e grottesco trattato sull’arte dell’inganno.

Giulia Bona

Isis Tomorrow – Francesca Mannocchi, Alessio Romenzi

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“Un’ideologia può essere sconfitta soltanto da un’altra ideologia” queste sono le parole del responsabile dei servizi segreti iracheni sulla delicata questione di quel che rimane dopo la riconquista dei territori liberati dopo tre anni di occupazione dell’Isis. Mosul è libera, ma nonostante questo contiene, al proprio interno, un’arma dal potenziale pericolosissimo, ovvero i bambini del califfato universale, ovvero tutte le anime ormai dannate cresciute, indottrinate e plagiate dal pensiero jihadista. Un’ideologia difficile da sradicare e che potrebbe rilevarsi oltre che una concreta minaccia per il futuro della sicurezza mondiale, prima di tutto per di un paese che non riesce a riprendere la via della normalità. Isis Tomorrow presenta più punti di vista attraverso immagini di forte impatto visivo che ripercorrono un’articolata linea temporale apartire dalla riconquista di Mosul, vista attraverso gli occhi della milizia irachena alternata da intermezzi provenienti dall’Isis, un’enorme banca dati di propaganda. Il documentario si avvale di numerose interviste rilasciate da chi quella battaglia la sta combattendo e chi invece l’ha persa, così come dagli orfani e dalle vedove che hanno persi i propri cari durante il conflitto. Spaccati di una vita che non potra piu essere la stessa. I registi Francesca Mannocchi e Alessio Romenzi cercano di riflettere sulle conseguneze del conflitto, terminato sui campi di battaglia ma che persiste e germoglia ininterrottamente nei vincitori e nei vinti. La vendetta e l’esclusione sembrano l’unica soluzione per il momento. Le anime di troppi bambini risultano ancora disperse e piene d’odio, un odio che in un modo o nell’altro potrebbero in futuro riesplodere con conseguenze catastrofiche. In Iraq sembra sempre più difficile immaginarsi un futuro sostenibile, fuori dal fuoco del conflitto, o infondere speranza in una nuova generazione cresciuta senza sapere cosa sia la pace.

Alberto Morbelli