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Cronache dal Lido #1 – Venezia 76

A poco più di un anno dalla Palma d’oro a Cannes, vinta con Un affare di famiglia, il regista giapponese Kore-eda torna nuovamente sullo scenario a lui congenito: il legame familiare. Ne La vérité, il tema è declinato nel complesso rapporto madre-figlia. A Parigi, la grande attrice Fabienne (Catherine Deneuve) riceve infatti la visita della figlia Lumir (Juliette Binoche), la quale vive a New York con il marito (Ethan Hawke), attore in difficoltà, e la figlia. L’affresco familiare tratteggiato da Kore-eda, con al centro un rapporto aspro (ma mai tragico), è narrato lungo dei binari consolidati e talvolta scontati, come ad esempio quello del metacinema (Fabienne partecipa ad un film dove si ritrova a interpretare la parte di figlia). A scardinare la rigidità di tali binari ci pensa tuttavia l’interpretazione della Deneuve che dà vita a una Fabienne tanto cinica e esasperante nel suo divismo, quanto dotata di un’ironia implacabile, per nulla intimorita nel dire delle verità taglienti e feroci alla figlia e a tutti coloro che la circondano. (Giulia Angonese)

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Mario Martone torna alla mostra del cinema a un anno di distanza con l’adattamento de Il Sindaco del Rione Sanità di Eduardo De Filippo che prima aveva portato in tour a teatro con una personale e rinnovata versione della commedia napoletana. In realtà la vicenda rimane piuttosto fedele al testo di partenza, modificandosi in alcuni punti fondamentali: su tutti l’età anagrafica del Sindaco, Antonio Barracano, ma anche nell’ambiguità morale dei personaggi che al giorno d’oggi non sono più inseribili in categorie ben definite e chiare. Queste differenze, unite a una regia che non si limita a riprendere il palcoscenico nonostante allo stesso tempo faccia percepire forte e chiara la derivazione teatrale del testo, non fanno altro che ribadire l’attualità che ancor oggi, a quasi 60 anni di distanza, caratterizza il lavoro di Eduardo. Martone dimostra di conoscere bene il predecessore illustre e ancor meglio le ambivalenze e le contraddizioni della sua città, valorizzandola e criticandola all’evenienza. (Stefano Careddu)

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Una donna con burqa e niqab, che lascia solo gli occhi scoperti, al volante. È Maryam (Mila Al Zahrani), dottoressa nell’ospedale in una cittadina dell’Arabia Saudita e protagonista dell’ultimo film di Haifaa al-Mansour, presentato in concorso a Venezia76. Dopo il deludente Mary Shelley, la regista torna nel suo paese (come per il primo lungo di finzione La bicicletta verde) per raccontare una storia al femminile in un luogo culturalmente opprimente per le donne. E nonostante queste ultime abbiano ottenuto nuovi riconoscimenti (come il permesso di guidare), la strada verso la completa emancipazione non è ancora arrivata al termine. The Perfect Candidate narra di Maryam, che si candida alle elezioni comunali, andando contro l’ostilità della comunità. Tuttavia, Haifaa al-Mansour non sceglie un tono greve o cupo, optando, piuttosto, per una narrazione gentile e composta. Troppo educata, però, eccessivamente scolastica, una commedia drammatica che svolge il compito e si esaurisce in una bella intesa tra le protagoniste (Al Zahrani e Dae Al Hilali), qualche simpatico scambio di battute e un finale scalda-cuore che punta a strappare un sorriso e una lacrima alla fine della visione. (Giulia Bona)

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