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Chiude ERT, la tv pubblica greca

In questi giorni in Grecia, dove la crisi ha ormai spolpato le residue capacità della popolazione, è accaduto un evento epocale che i nostri media nazionali hanno relegato nelle sezioni più nascoste delle loro pagine Web. Lo scorso 11 Giugno ha chiuso la TV pubblica nazionale, ERT. Ma che vuol dire, tutto questo? E perché epocale?

La TV pubblica greca ERT inizia a trasmettere negli anni ’60, qualche anno dopo la nostra RAI. Entrambe, ERT e RAI, originano dal sistema di trasmissione radiofonica pubblico, nato negli anni ’30, e allo stesso modo entrambe vivono in una sorta di monopolio fino agli anni ’80. In Grecia infatti, le TV private si affacciano sul panorama nazionale a partire dal 1989. (In Italia non ve lo diciamo nemmeno, intanto lo sapete). Entrambe sono sovvenzionate dal canone pubblico, ed entrambe vivono stagioni di profonda trasformazione per effetto della concorrenza dei canali privati, dimostrata dal calo progressivo di ascolti (in Grecia la media di share della TV pubblica si attesta sul 20%, dato nazionale).

E così d’improvviso, dopo essere stata spesso criticata per essere (talvolta sfacciatamente) filo-governativa, per motivi essenzialmente economici lo scorso 11 Giugno ERT chiude, nonostante un profitto di 41,9 milioni di euro (secondo gli ultimi dati disponibili). Evento epocale in quanto è la prima volta a memoria d’uomo che in un Paese occidentale lo Stato spegne un mezzo di informazione pubblica in questo modo. I motivi di questa decisione risiedono nella struttura di ERT, ritenuta improduttiva e inefficiente per i costi altissimi di gestione, e quindi chiamata ad una ristrutturazione con l’idea, un giorno (forse mai) di riaprire alleggerita di costi fissi e ovviamente, come sempre accade in questi casi, soprattutto di posti di lavoro. Solo che questo è accaduto di notte, con un preavviso inesistente e una mossa da regime dittatoriale.

In mezzo a questo caos troviamo le politiche neoliberiste di Atene, telecomandate dalla Trojka d’Europa, che impongono pesanti tagli a tutto ciò che è spesa pubblica incuranti degli effetti sulla popolazione (in questo caso i lavoratori). Il tutto, in un Paese stremato e in bancarotta, dove le più semplici strutture di salvaguardia sociale sono ormai saltate. La notizia di oggi è che i dipendenti dell’emittente pare abbiano occupato la sede in nome del servizio pubblico radiotelevisivo, riprendendo la trasmissione delle news. Staremo a vedere come andrà a finire, consci che si tratti di un evento che richiede riflessione (non ideologica) anche da queste parti, viste le condizioni in cui versa la RAI e l’intero sistema radiotelevisivo italiano, intrappolato in un monopolio travestito da duopolio, impoverito (economicamente e culturalmente) da decenni di occupazione politica.

Poi leggi la prima di Libero di stamani, e ti arrendi all’evidenza.