linkinpark2015

C’erano una volta i Linkin Park

Era il 2000 quando è uscito uno degli album rock che più ha segnato lo scorso decennio, “Hybrid Theory”, il primo lavoro della band. Dodici pezzi uno meglio riuscito dell'altro, un coesistere di rock, metal, rap e synth perfettamente mescolati tra loro e coronati dalla strepitosa voce di Chester Bennington, il punto forte della formazione. È stato anche grazie alla sua capacità di combinare forme melodiche a uno screaming tipico di metal e hard rock, oltre all’impressionante estensione vocale, che i Linkin Park, già dal primo album, sono stati collocati tra le band più promettenti della scena musicale contemporanea.

Eppure, qualcosa è andato storto. Non da subito, ma col senno di poi le prime avvisaglie avremmo potuto coglierle già dal secondo album, “Meteora”. Un altro disco ben riuscito, sulla stessa linea del precedente. Ecco, forse un po' troppo. Al punto, per certi versi, da risultare sì un successo, ma sicuramente di minore impatto, meno originale rispetto a “Hybrid Theory”. Ma nessuno ci aveva fatto troppo caso: i brani catturavano, erano ben costruiti e nel complesso funzionavano tra loro. Tutto nella norma allora. I seguaci dei Linkin Park crescevano, la critica gongolava, i concerti registravano un gran numero di sold-out.

Poi, il disastro. Nel 2007 esce “Minutes to Midnight”, che segna una prima svolta stilistica per Bennington e soci. Un album decisamente più morbido, più pop, insomma: più commerciale. E insignificante. A salvarsi sono giusto un paio di pezzi vecchio stile. Per il resto, vengono a mancare alcuni degli elementi caratterizzanti i Linkin Park: le sonorità graffianti, l'accostamento di canto melodico e rap, e l'uso straordinario della voce di Chester, che soltanto di rado si abbandona a strilli growl e mantiene per lo più uno stile canoro piatto. Il risultato è una sfilza di brani lenti, smielati, che avrebbe potuto scrivere e pubblicare chiunque, e non i promettenti Linkin Park. Ma si sa, un errore può capitare a chiunque, e i più si sono rifugiati nella speranza che “Minutes to Midnight” fosse solo un incidente di percorso, e che la band si sarebbe ripresa con l'album successivo.

Purtroppo non è stato così. Anzi, se possibile il nuovo album, “A Thousand Suns”, uscito lo scorso settembre, è una completa catastrofe. Non solo la svolta attuata per il loro terzo album non è stata abbandonata, ma è andata addirittura peggiorando verso uno stile che non è più né originale né commerciale: è un nulla. Un'accozzaglia di sonorità che sembrano registrate quasi a caso, con la ricerca di uno sperimentalismo fasullo, se non addirittura irritante. Sembra quasi che l'idea iniziale fosse quella di far parlare di sé come di una band geniale, che ha rischiato abbandonando la vecchia e sicura strada musicale per cercare ed infine trovare sonorità nuove e stupefacenti. Peccato che per fare qualcosa del genere ci sia bisogno di una base solida su cui lavorare. E, dato il risultato, dubito fortemente che loro l'avessero.

Insomma, la carriera dei Linkin Park sembra sempre più orientata verso un declino inesorabile; e se fino a pochi mesi fa si poteva sperare che si trattasse solo di una fase e che si sarebbero presto ripresi, ora riesce difficile non pensare che oramai sulla scena musicale ci sia un gruppo che ha sprecato una grande occasione e un iniziale, indubbio talento.

Grazie


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