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Blackmail Project

Edison Studio, Hitchcock e la terza via tra cinema muto e sonoro

Viene prima l’arte o la tecnologia? Cioè quanto l’atto artistico può prescindere dalla tecnica con cui si esprime? La domanda è antica come l’uomo. Werner Herzog, per esempio, filmando le incredibili incisioni della grotta di Chauvet vecchie di 30 secoli in Cave of Forgotten Dreams compie una vera e propria “Discesa alle Madri”, come Faust si inoltra in una Galleria Oscura in fondo alla quale resiste il Modello, la Forma immutabile ed eterna che genera tutte le cose. Nei dipinti di Chauvet, Herzog trova l’Arte primigenia, o meglio il segno più antico dell’esigenza immutabile che porta l’uomo verso la Rappresentazione.

Ma il Cinema è un’arte o una tecnologia? Grazie alla sua provvidenziale gioventù possiamo dare risposte più precise ed essere pressoché certi che quello che inventarono i Lumiére fosse un mezzo e non un fine, una tecnica, una scatola da riempire. Avrebbero avuto ragione loro a chiamare la loro creatura “un’invenzione senza futuro” se non fossero intervenuti altri a riempire la scatola, a dare un fine al mezzo. Giovane oggi, il Cinema era pressoché infante quando fu sconvolto dal più radicale cambio di paradigma cui a oggi abbiamo assistito, un cambio sostanziale che ne muta la natura intrinseca e dalla portata rivoluzionaria che nessun 3D o realtà aumentata o VR potrà mai neanche avvicinare: l’avvento del sonoro. Dal 27 ottobre 1927, giorno della prima proiezione dell’altrimenti trascurabile Il cantante di Jazz di Alan Crosland, il cinema ha improvvisamente aggiunto una dimensione al suo linguaggio, cambiando statuto e diventando semplicemente “un’altra cosa” rispetto a quel che era stato fino a quel momento.


Cave of Forgotten Dreams, Werner Herzog, 2010.

La tecnica di sincronizzazione di suono e immagini durante la ripresa e la proiezione arriva in Europa a fine anni Venti. In Inghilterra, nell’aprile del 1929 il trentenne Alfred Hitchcock ha appena terminato le riprese di Ricatto (Blackmail) quando il suo produttore gli chiede di tornare sul set, per rigirare delle scene con l’ausilio di apparecchiature per la ripresa sonora. A giugno il film è pronto, Blackmail è il primo film sonoro, e insieme l’ultimo grande film muto del cinema inglese e di quello che presto il mondo chiamerà “Maestro del brivido”.

È la storia di una donna (Anny Ondra) fidanzata a un poliziotto (John Longden) che commette un omicidio per difendersi da un tentativo di stupro. Ricattata da un testimone oculare, la donna è sul punto di confessare ma viene trattenuta dal fidanzato mentre la polizia accusa dell’omicidio il suo ricattatore. L’impronta hitchcockiana è fortissima sia a livello tematico che stilistico, siamo all’alba di una poetica che segnerà la storia del cinema e di fronte a un film che, come i massimi capolavori dell’epoca del muto, presenta una purissima sperimentazione linguistica sulla grammatica delle immagini. L’ultimo cinema puro, quello che vive solo nel comporsi di inquadrature straordinarie, prima della contaminazione del sonoro.

È proprio questo film dalla storia unica, che porta su di sé il marchio di un cambio di paradigma decisivo nella storia del Novecento, a essere stato scelto da Edison Studio per essere sonorizzato dal vivo, nell’ambito del cartellone di Romaeuropa Festival a La Pelanda – Macro Testaccio. L’operazione dell’ensemble formato dai compositori Mauro Cardi, Luigi Ceccarelli, Fabio Cifariello Ciardi e Alessandro Cipriani con l’ausilio degli strumentisti Ivo Nilsson (trombone) e Daniele Roccato (contrabbasso) è spericolata, suggestiva, ambiziosa. Blackmail viene proiettato nella sua versione muta mentre ai due lati dello schermo i musicisti “suonano” il film.

Durante l’epoca del muto era molto comune che un pianista accompagnasse dal vivo in sala le immagini del film. L’operazione di Edison Studio non si può ridurre però al mero recupero di questo originale rapporto tra immagini in movimento e musica. L’intervento è più profondo. I quattro compositori infatti, tutti abituati a lavorare con quella che in senso lato si può definire “musica elettronica”, presentano un catalogo di suoni preparati prima dell’esecuzione che vengono modulati e montati in tempo reale con le esecuzioni degli strumentisti. Suoni elettronici, strumenti musicali, rumori campionati, frammenti sonori provenienti da film successivi di Hitchcock che, come nell’improvvisazione jazzistica, seguendo modelli e schemi precedentemente preparati concorrono a costruire un tappeto sonoro unico e, teoricamente, sempre leggermente diverso a ogni esecuzione.

Non è musica di accompagnamento quindi, ma una vera e propria colonna sonora costruita ex novo, che reagisce alle immagini in maniera metatestuale, arricchendo l’esperienza di visione e donandole una nuova dimensione. Edison Studio costruisce così una performance estremamente filologica nei modi – il recupero dell’accompagnamento live al cinema muto di cui si parlava prima – e insieme assolutamente contemporanea. Blackmail Project è infatti qualcosa di vecchio e nuovo insieme, perché modifica il testo originale in maniera critica, portando suoni che aggiungono un di più di senso alla visione. Le scelte compositive rifuggono la melodia, fornendo uno score privo di un tema e quindi contrario alle abitudini di percezione dello spettatore cinematografico attuale. In sala si è chiamati a superare un iniziale straniamento ma mentre progressivamente si entra nella storia e si viene catturati dalle immagini – il dispositivo registico hitchcockiano non ammette distrazioni e cattura come nei più noti film sonori – ci si “dimentica” dei musicisti, visione e ascolto diventano un tutt’uno ipnotico.

È un Cinema “terzo” , né muto né sonoro in senso classico, ma che pur eccezionale e derivativo funziona alla perfezione. Arte e tecnica mostrano ancora una volta di fronte ai nostri occhi il loro rapporto simbiotico, eterno e sempre nuovo.

EDISON STUDIO
NILSSON | ROCCATO | HITCHCOCK
Blackmail Project
Musica, Live electronics Edison Studio (Mauro Cardi, Luigi Ceccarelli, Fabio Cifariello Ciardi, Alessandro Cipriani)
Special guests
Ivo Nilsson trombone
Daniele Roccato contrabbasso

Blackmail

Regia Alfred Hitchcock
Sceneggiatura Benn W. Levy, Alfred Hitchcock, Michael Powell
Interpreti Anny Ondra (Alice White), John Longden (detective Frank Webber), Donald Calthrop (Tracy), Cyril Ritchard (l’artista)