Foto di scena ©Chiara Giannetta

Aldo Morto.Tragedia – Daniele Timpano

Negli anni Ottanta Enzo Biagi firmò una serie di volumi – La storia dell’Italia a fumetti (Mondadori) – nei quali raccontava le pagine più importanti della nostra storia utilizzando il medium del fumetto. Tra le tante pagine del progetto, dedicava una (!) vignetta anche agli «anni di piombo»: il dono della sintesi alle estreme conseguenze. È possibile semplificare un capitolo storico così importante con un disegno? Evidentemente sì, se come altra prerogativa, però, c’è quella di avere delle conoscenze pregresse o quella di lasciarsi incuriosire per approfondire l’argomento. Ma se tutto terminasse lì, invece? In fondo siamo la società che assume la cultura in pillole, la vera sete di conoscenza è attributo di pochi. Ci saziamo e siamo paghi col minimo indispensabile. E non penso di generalizzare troppo.

Ed è proprio con una pillola che comincia Aldo Morto. Daniele Timpano è sul palco con la sua aria dinoccolata, vestito di tutto punto con abito, cravatta e occhiali da sole. Con pochissime parole illustra il rapimento Moro e sgombra la scena. L’attore romano mette alla prova il suo pubblico, lo sfida, e così avverrà per tutta la durata della messinscena, la sua lunga messinscena, perché come affermerà più tardi «la sintesi è una truffa».

Bisogna acquisirle le nozioni prima di valutare: in fondo noi cosa sappiamo di Aldo Moro? Dalle immagini di quell’omicidio, ormai scalfite nella memoria collettiva, possiamo affermare di conoscere alla perfezione l’Aldo morto; ma dell’Aldo vivo? Sappiamo che era un democristiano, conosciamo il suo «compromesso storico» e il suo rapimento durato 55 giorni, anzi, 54, perché quel 9 maggio del 1978 lo statista salentino fu assassinato alle prime ore dell’alba. E poi? Poco altro se non nulla.

Foto di scena ©Claudia Papini

Timpano, dunque, decide di colmare questo vuoto, raccontandoci la storia del politico italiano. Come? Non raccontandola. L’attore gira intorno all’argomento, si concede lunghe digressioni, abbandona di volta in volta il punto focale per poi tornarci fugacemente. Inizia la narrazione con una componente autobiografica, lui, un bambino che in quel ’78 aveva solo quattro anni, per poi interpretare lo stesso Moro e i personaggi a lui legati. Ecco quindi alternarsi sul palco il figlio del democristiano, Daniele, che restituisce una figura mitica ma al contempo umanizzata del padre; Adriana Faranda, brigatista pentita e scrittrice che “campa” grazie a un sistema combattuto nella sua adolescenza; e Renato Curcio, pronto a inneggiare slogan rivoluzionari indossando una maschera di Mazinga.

Foto di scena ©Futura Tittaferrante

Non mancano stoccate all’inadeguatezza dei reporter dell’epoca, alla costante ricerca della spettacolarizzazione; ai film poco riusciti sull’argomento, pieni di falsi storici; ai simboli di dubbia provenienza qual è la stella a cinque punte dei brigatisti; e termina rimanendo in scena con la sua R4 rossa targata Roma radiocomandata, addomesticata come fosse un cagnolino.

Foto di scena ©Donato Aquaro

Irriverente, massacrante, beffardo e a tratti esilarante, Timpano indugia sulla cornice, sui personaggi secondari, sui dettagli, sul gioco che esorcizza il dolore: su questi elementi fonda il suo spettacolo, solleva dubbi, curiosità, lascia spazio al ragionamento. Perché, in fondo, una delle prerogative primarie del teatro dovrebbe essere quella di far accendere l’interruttore, di attivare la mente dello spettatore e non di appagarla. E Timpano è un brillante interprete di questo tipo di teatro, quello con la “t” maiuscola.

Foto di scena ©Claudia Papini

Aldo Morto è stato l’ultimo spettacolo visto in questa edizione pilota de I Teatri della Cupa. Una rassegna che, in tutta l’eterogeneità degli spettacoli proposti, sembra avere avuto come minimo comune denominatore la memoria. Molti spettacoli già presenti nel panorama nazionale da qualche anno e qualcuno nuovo, per un festival che in fondo si è trasformato in una festa cittadina e non potrà che crescere, se gliene sarà data l’opportunità, specie se la rete di diffusione venisse ampliata anche agli altri paesi della Valle della Cupa.

Ascolto consigliato

Casa Prato, Campi Salentina – 2 agosto 2015