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La ragazza del treno – Paula Hawkins

La ragazza del treno (Piemme, giugno 2015) è, fondamentalmente, una storia di donne. Presentato e acclamato come il thriller dell’estate, regala, sì, una notevole dose di suspence e adrenalina, ma soprattutto fa riflettere sulla fragilità dell’animo umano e mostra il lato peggiore della natura femminile, in una spirale di angoscia difficile da digerire.

Al centro della vicenda una giovane donna, Rachel, poco più di trent’anni e una vita che si sta sgretolando davanti ai suoi occhi, perennemente annebbiati dall’alcol e dai rimorsi. Divorziata, alcolizzata, instabile e debole, è un personaggio che disturba il lettore e lo innervosisce, per le sue azioni sconsiderate e quell’ultimo bicchiere di vino o gin tonic che l’ultimo non è mai. Una versione autodistruttiva e per nulla ironica di Zeno Cosini con quella dannata ultima sigaretta.

Licenziata per essersi presentata al lavoro ubriaca, Rachel continua comunque a recarsi a Londra ogni mattina, per non ammettere la propria sconfitta e, soprattutto, per osservare la vita altrui attraverso il finestrino di un treno: pretesto ideale per non concentrarsi troppo sulla propria.

Ogni mattina la stessa storia, gli stessi volti. In particolare quelli di una coppia felice che abita in una villetta nei pressi della stazione ferroviaria. Tutto normale, insomma, finché un giorno Rachel non nota qualcosa di diverso, che turba il suo equilibrio già precario. Da qui, un vortice di violenza che la trascinerà in una storia più grande di lei.

Come dicevamo, una storia al femminile, singolare e corale al tempo stesso. Infatti, oltre alla vicenda che ruota attorno a Rachel, nel racconto compaiono altre due donne: Megan, una traditrice seriale che, da figura predominante e forte, diventerà la vittima dell’ennesimo femminicidio che ci riporta con orrore alla quotidianità della cronaca nera; Anna, donna debole, possessiva e succube del suo uomo.

Vite spezzate di donne deluse dalla vita, sbattute in faccia al lettore senza mezze misure e falsi buonismi, che ci forniscono il pretesto per affrontare temi scomodi, come tradimento, sesso, alcolismo, violenza domestica; difficili da trattare e ancor di più da raccontare, ma che la scrittrice Paula Hawkins, esordiente dall’innegabile talento narrativo, non ha paura di proporre al lettore.

Menzogna e alienazione, ecco cosa traspare da questo thriller dalla valenza fortemente psicologica, che suscita una sensazione di repulsione nei confronti della protagonista e mostra quanto sia difficile, a volte, provare pietà e comprensione per i nostri simili.

Anche lo stile narrativo è in linea con il romanzo e il suo intento: capitoli raccontati in prima persona dalle tre protagoniste, in una alternanza continua, con un linguaggio che appartiene più al parlato che alla narrativa tradizionale, e che riesce a coinvolgere il lettore dalla prima all’ultima pagina, soprattutto grazie a un pretesto narrativo vincente: l'”ecosistema sociale treno”, un contesto quotidiano che si carica di inquietudine proprio perché assolutamente plausibile e legato a una routine comune.

Una situazione che potrebbe capitare a chiunque, un ritmo che frena e accelera vertiginosamente, fermata dopo fermata, stazione dopo stazione, dolore dopo dolore.