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Absolute beginners – TeatrInGestazione

Finalmente in questo Paese di eterni scontenti, cinici compiaciuti e profeti del malaugurio qualcuno comincia a costruire. Data quest’aura generale di disfattismo, la costruzione non può che partire dal buio: buio tuttavia non come abbandono bensì come dimensione dell’incertezza, del buon dubbio, della luce in potenza. A ben guardare, insomma, i quattro performer della compagnia TeatrInGestazione in scena al Teatro Due ci portano proprio qui, nell’anticamera del domani.

Non aspettatevi una storia, in Absolute Beginners la storia ancora non esiste, è da (ri)fondare, o meglio, da erigere sulle rovine di un passato che ha fallito. Il palco infatti è vuoto, sullo sfondo tre grandi teli bianchi (la nostra storia da scrivere, appunto), in proscenio decine e decine di tasselli di legno (i resti di ciò che fu), e al centro un uomo, inginocchiato (Giovanni Trono). Poi ecco il buio. Da terra un faro gonfia le ombre del suo viso, egli si contorce i tratti; in un inquietante intreccio di teatro nō e riti profani sul suo volto sembrano comparire facce di demoni e demonî: l’oscuro e ineludibile passato infesta le possibilità dell’ignoto.

Ancora buio. Ora giungono le parole, come un rituale si ripetono con voce atona, poi si accavallano, si fagocitano a vicenda: sono scatole cinesi tutte verbali che smontano la ricerca di un senso univoco riportandoci a una dimensione più incerta, primordiale. Di nuovo buio. Ecco allora che una fantasmagoria di laser rossi fuoriesce dalle figure in penombra (Anna Gesualdi, Marzia Macedonio, Alessia Mete) per rincorrersi nel vuoto apparente: “Bisogna avere il caos dentro di sé per generare una stella danzante”.

Di quadro in quadro, ogni volta che il buio torna a incorniciare la scena, sentiamo che una paura è stata finalmente esorcizzata, l’insicurezza si è trasformata in incertezza, l’incertezza in consapevolezza, la consapevolezza in creazione. Con sensibilità tanto orientale quanto presocratica (che accantona cioè la logica perfetta del raziocinio), TeatrInGestazione danno vita a una performance “mitopoietica”, vale a dire uno spettacolo che non inventa una storia bensì che ritorna al suo atto fondativo stesso (i frammenti narrativi sono di Loretta Masiti su impressioni di Ingeborg Bachmann, ma gli echi letterari sono numerosi).

Semplificando, un’immagine per tutte. A un tratto i tasselli in proscenio (le vecchie macerie) saranno montati secondo la struttura più semplice dell’architettura: piedritto-piedritto-architrave. Questa sorta di Stonehenge, allora, crescerà sempre di più; piano dopo piano si trasformerà in una nuova torre di Babele inevitabilmente destinata a crollare, eppure ciò che osserveremo non sarà la sua distruzione, piccole torce piuttosto ci mostreranno le ombre, la doppiezza prospettica, l’ambiguità di questa ennesima creazione: già rovina eppure, in potenza, materia per nuove costruzioni.

Come suggerisce il titolo stesso, dunque, Absolute Beginners, è uno spettacolo che riparte dal principio, dagli archetipi, da quella matrice originaria che andiamo inseguendo a ogni nuovo atto di creazione. Miscelando con encomiabile misura (spuria di trovata a effetto) diverse forme artistiche, TeatrInGestazione propongono una performance totale che nel suo continuo richiamo a arte visuale, letteratura, musica materica, ci riporta subito alla mente il lavoro di un’altra interessantissima compagnia di ricerca, Zaches Teatro. Ed è per questo che, cogliendo lo spirito di un recente articolo di Michele Pascarella su Gagarin Magazine, azzardiamo una proposta: perché Gesualdi/Trono e Gramegna/Givone non uniscono le forze e ci portano a riscoprire, chissà, le invenzioni di Casares, i labirinti di Borges se non addirittura le stanze di Kafka?

Finalmente, appunto, si comincia a costruire, e queste compagnie ci dimostrano che si può e lo si deve fare né con il disfattismo di tanti teatranti contemporanei né con la stolta furia propagandistica di certe istituzioni, bensì a partire dalla consapevolezza che distruzione e costruzione, passato e avvenire, domanda e proposta sono due spinte complementari che insieme e insieme soltanto generano un continuo movimento di evoluzione.

(Foto ©Valentina Quintano | Fatih Gökçe | Anna Gesualdi)