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Oltre l’inerzia del presente

Punzo e l'utopia possibile del XXX Volterra Teatro Festival

Siamo fermi, abbiamo la sensazione fisica di cadere all’indietro. Non crediamo più che si possa fare qualcosa, che possa esserci una evoluzione.

È con queste parole che Armando Punzo introduce la XXX edizione del Volterra Teatro Festival. Parole dure ma lucide, che ben riassumono lo spirito stanco del nostro tempo. Ed è così che si apre il nuovo spettacolo della Compagnia della Fortezza (realtà nata nell’88 dal Laboratorio Teatrale nella Casa di Reclusione di Volterra), con una scure trascinata sulla sabbia che gratta il silenzio, con un calice in peltro che cade e rimbomba sordo, con il passo zoppo, legnoso, di un Riccardo III confinato in un metro quadro, con lo sguardo sospeso degli attori che non sembrano attendere davvero laccadere di qualcosa, con quelle innumerevoli croci – tracce non meglio identificate se di un passato comune o di un comune destino, o forse di una eterna condizione senza passione né redenzione – appoggiate al fondo di questo lunga e stretta “arena” del carcere toscano in cui la gremita folla è giunta per assistere a Dopo la tempesta. L’opera segreta di Shakespeare.

A.Punzo Dopo la tempesta. Foto di scena ©Stefano Vaja

Qui nessuno recita più, Punzo stesso lo denuncia nelle note di regia:«Abbiamo bisogno di un Attore in Rivolta che si faccia autore di nuova vita, che non si presti, per nessuna ragione al mondo, a ri-rappresentare ciò che non ama o non dovrebbe amare». È un teatro negato, straziante, le citazioni dalle opere del Bardo si richiamano da un detenuto all’altro, per voce prestata (il microfono alla bocca di Punzo), ma non riecheggiano, quasi non le ascoltiamo più, precipitano come un tesoro troppo pieno che nessuno ha più voglia di recuperare. Tutto è fumo, soffio che ha fame. Siamo giunti allultima spiaggia, e la presenza sconvolta, pensante – pensante stanca –, dello stesso Punzo che non parla mai assume quasi i tratti di un Prospero shakespearianoI miei incantesimi sono finiti;/sol mi restano ora le mie forze,/piuttosto scarse, per la verità») sopravvissuto nella carne del Cotrone di Pirandello («Mi sono dimesso. Dimesso da tutto: decoro, onore, dignità, virtù ») dopo che ogni ideale sincero di umanità è stato divorato dalle fauci mai paghe dei Giganti (che non sembrano oggi il nostro ingordo mercato?).

Viene quasi da chiedersi che differenza ci sia in fondo tra la fine del mondo e l’indomani dell’apocalisse. Ecco allora che Dopo la tempesta suggerisce, quasi tacitamente, con grazia e discrezione, di lasciar pure che qualcosa muoia, che una fine giunga, che finalmente si conceda  respiro a una resurrezione o a una rivolta o, per meglio dire, a una crisi vera, cioè voluta, e non temuta; perché questa inerzia da deserto dei tartari rischia altrimenti – come già sta accadendo da troppi anni ormai – di immobilizzarci in una vita che solo l’ultimo giorno scopriremo essere la nostra (cfr. Kafka Davanti alla legge).

Non a caso simbolo di questa edizione intitolata a «La Città Ideale» è l’uovo cosmico: ciò che si invoca qui è proprio una nuova genesi. Ed è un tema, anzi, un’esigenza, un invito condiviso, questo, che si ritrova declinato in tutta la proposta artistica del festival (dramaturg della rassegna è Rossella Menna). Torna ne I concittadini ideali di Massimiliano Civica, divagazioni aneddotiche su artisti, filosofi, attori, teologi, uomini di teatro o anche perfetti sconosciuti che con il loro pensiero apparentemente bizzarro hanno insegnato, o meglio, hanno consegnato una traccia di originalità, come a ricordarci che a far grande un uomo non è la portata delle sue azioni ma la capacità di perseguire ciò in cui crede. Il “cittadino ideale” è colui che con la sua diversità rompe la noia mortifera del conformismo rinfocolando la nostra capacità di sorprenderci, ovvero di “scoprire di non sapere già”, ovvero di vivere.

Massimiliano Civica I concittadini ideali. Foto di scena ©Stefano Vaja

Lo spirito delle parole di Punzo riecheggia poi nella nuova creazione di Fortebraccio Teatro, Amleto † Die Fortinbrasmaschine. Attingendo a Die Hamletmaschine del drammaturgo tedesco Heiner Müller, che già era riscrittura impossibilitata dell’Amleto shakespeariano, Roberto Latini affronta sulla scena il dramma stesso del fare teatro. «Non sono Amleto. […] Non sono neanche quello che Amleto non è.» Cos’è che sopravvive? cos’è che pur si fa facendo teatro? (per un’attenta lettura dello spettacolo rimandiamo all’articolo di Vincenza Di Vita su Ateatro – clicca qui).

Roberto Latini Hamlet † Die Fortinbrasmaschine. Foto di scena ©Stefano Vaja

Infine, a offrire un’articolazione quanto mai sfaccettata di ciò che il teatro può, essendo (e non banalmente “rappresentando”), la prima tappa del Progetto T de Gli Omini, Ci scusiamo per il disagio, in cui la compagnia toscana attraverso un processo di indagine antropologica esplora le pieghe della normalità che ci circonda (in questo caso le vite che transitano attorno una stazione ferroviaria), restituendoci poi questa “normalità” con apparente comicità in dialoghi dilatati surrealmente tra le voci bizzarre dei viandanti e la monotonia sempre precisa del megafono che detta informazioni e divieti. Dov’è il punto di incontro tra ciò che la vita vorrebbe essere e ciò che poi veramente è?

Gli Omini Ci scusiamo per il disagio. Foto di scena ©Stefano Vaja

Molto più che una vetrina di spettacoli, il Volterra Teatro Festival si dimostra un momento di profonda riflessione sul teatro e sul nostro tempo. Con spiccata – mai ingenua – sensibilità (sembra di risentire i versi del Qohélet:«Lesserci è lontananza/È profonda profondità/chi lo scandaglierà?») Armando Punzo non ci consegna risposte ma ci porge domande su cui giungere a interrogarci assieme.

Letture consigliate:
• Nel castello in cui il pensiero diventa libero, di Roberto Rinaldi (Rumor(S)cena)
• Il teatro ‘Dopo la Tempesta’ rivive per l’ultima volta e svela i suoi segreti, di Roberto Rinaldi (Rumor(S)cena)
• Shakespeare e Punzo, “Dopo la tempesta” l’utopia tiene per mano il futuro, di Matteo Brighenti (PAC)

Ascolto consigliato

Volterra (PI) – 28 luglio 2016

Grazie


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