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Tre giorni a vedere i MAIEMI al MI AMI 2011 ▌ Day Three

DAY THREE

Esattamente una settimana fa ero al day 3 del MAIEMI.
Sole timido, anzi timidissimo, anzi forse non c'era nemmeno e me lo sono inventato, ma poco importa.
In collinetta apre Marie Antoinette, ancora poche persone, ma quei pochi son fortunati. Rabbia, dissesto e liberazione escono da musica e parole. Di fiori vestita senti il cuore che striscia sulle corde della chitarra. Una riot girl con chitarra acustica che vi scuote animo e cuore, sempre se non ve l'avesse già mangiato a voi, a qualcuno o qualcuna. “Sylvia Plath” rende bene l'idea di tutto ciò. Anche il pezzo in italiano ha il suo perché e un futuro in italiano non stonerebbe sicuramente, anzi.

Tocca ai Videodreams molto bravi nel portare un po' di sole in Collinetta, delicati, alcune volte avrei sperato nel colpo di scena, nel cambio che ti fa sobbalzare ma a parte questo abili costruttori di melodie e mood positivi che miglioreranno la giornata anche a te che li stai ascoltando.

Avanti i Sakee Sed, fra folk, punk e punte di blues, impetuosi, non sai mai dove possano andare a finire, apprezzati anche da Roberta dei Verdena in prima fila a far foto alla band (bergamasca) che li ha già aperti durante l'anno.

Nel frattempo i ManzOni inaugurano la domenica del Pertini e la voce di Luigi Tenca è particolarmente profonda, matura, capace di entrarti dentro le ossa, in maniera particolare. Poi è il turno dei bergamaschi Plastic Made Sofa, brillanti, si muovono bene nelle melodie che compongono con lampi beat, tiro rock'n roll, orecchie rivolte oltremanica a Last Shadows Puppets e soci mescolando tutto il loro bagaglio musicale (per nulla limitato) come pochi san fare…

Nel frattempo ha suonato Di Martino in una Collinetta già bella affollata. Ecco poi i New Candys che arrivano da Treviso, salgono e suonano, ok va bene, lo fanno tutti ma loro lo fanno convinti di quel che stanno suonando come se ciò che sta uscendo dai loro amplificatori e dai fusti della batteria sia proprio quello che vogliono, né più, né meno. Hanno masticato tanto i B.R.M.C. ma non solo perché puoi sentire un chiaro richiamo ai Jesus and Mary Chain in “Volunteer” (in chiave nettamente più psichedelica)… oppure ascoltare “Dry Everywhere” e poter pensare che il ritornello avrebbe fatto comodo agli Oasis ma molto, molto più acido. Sanno il suono che vogliono.

Roma non è da meno e sul Pertini i Jacqueries sanno come farti muovere, catturarti. Dire che la cover di “I Tray” di Macy Gray è meravigliosa mentre la sento in lontananza scorrazzando da un palco all'altro, è un dato di fatto; “Kitsch” però è loro, è apoteosi: tutti o quasi la conoscono. Catchy sarebbe il termine che mi viene più facile pensare ma non per nulla banali, non si accomodano su quest'aggettivo, ci mettono molto di più e meritano il pubblico entusiasta.

Babbo Bob Corn col suo fare rassicurante tocca le corde più intime della Collinetta mentre di là iniziano dopo un po’ gli Young Wrists (ennesimi portabandiera di Pesaro del MIAMI), dove troviamo Alberto (ex-Generale Decay), Letizia (Marie Antoinette) e Damiano (ex-Damien* e ora Versailles). Inscenano in maniera corposa atmosfere fra lo shoegaze e il twee pop di casa Bristol, risultando dal vivo ben più solidi di quello che ci si poteva aspettare merito anche delle ritmiche dello standing drummer Damiano.

Oggi avremo già fatto 10 km, torno sulle alture (da Jack) e vado a sentire il folk rock degli eleganti Green Like July band di origine alessandrina. Il pubblico è tanto e loro riescono a coinvolgerlo nella maniera migliore, non cadendo nel banale ma riuscendo ad essere sempre freschi e movimentati. Se le critiche sono state ottime sull'album è giusto che lo siano altrettanto per i loro live, anche meglio forse.

Ora anche gli US. li conoscono e i The Record’s rinominati The R’s al Pertini sono padroni del palco,
romantici e mai stucchevoli, un power trio che se ne vedono e sentono pochi, proprio per la forza che riescono a trasmettere al pubblico, nettamente superiore al disco. Tanta forza melodica, tanta.

Apprezzo i Bartòk da Jack (la Collinetta), sono istintivi e mi vien da pensare: per fortuna che han fatto la reunion. Perdere per strada un gruppo così sarebbe dispiaciuto molto.

Grande pubblico in una Collinetta a dir poco sold out, una cascata di gente che aspetta una delle esibizioni più attese di questo MI AMI 2011. I Cani, fenomeno amatissimo, ma non da tutti. La tensione la si vede nelle mani che tremano di Niccolò mentre collega i cavi di synth e tastiere. La gente è in trepidante attesa salgono, sono in cinque, tutti con relativo sacchetto in testa, parte “Theme from cameretta” poi termina l'anonimato (chi frequenta la scena romana e non, lo sapeva già), via i sacchetti dalla faccia, via quel grosso peso che si è tolto con un gesto, questo il peso da pagare dopo tutto il parlare, suonare terzultimi al MI AMI 2011, un peso sopportabile!! La voce non è perfetta, difetto dato anche dai suoni non eccellenti, ma malgrado questo i pezzi funzionano molto bene dal vivo e ad esempio “Velleità” con una batteria reale ci guadagna.

Cambio repentino di atmosfera in Collinetta, l'esperienza dei Port-Royal, flussi elettronici che avvolgono il pubblico in un rapporto intimo e onirico.

Dopo Cesare Basile, sul Pertini ecco Il Buio, post-hardcore (non power–metal!) in stile At The Drive-In ma in italiano, riff di chitarra continui, ottimi stacchi, gran bella botta nel petto che ti smuove e con “L'idea Dominante” mi viene male al collo a forza di sbattere la testa in su e in giù. Mi fanno quest'effetto! Attendiamo con curiosità il lavoro sulla lunga distanza.

Dalla parte opposta di dove sono iniziano i Non Voglio Che Clara, pop d’autore e Collinetta coi fedeli sostenitori, che acclamano.

Verdena, Verdena, Verdena, eccoli sono loro sul Pertini ora hanno compiuto il passo maggiore e più complesso che una band possa fare, evolversi in maniera matura. Ce l'hanno fatta, Wow lo dimostra, i loro live lo dimostrano. Ora sono ciò che è giusto essere dopo un po’ di anni che si macinano album, e se Requiem era un album di passaggio Wow è l'epilogo che conferma la loro grandezza mantenendo comunque un umiltà disarmante, quasi ingenua.

“Phantastica” mi fa sempre piacere, “Valvonauta” mi fa lo stesso effetto dell'adolescenza persa: solo brividi sento e gli occhi diventano lucidi senza motivo ogni volta che la fanno… e se “Loniterp” è altrettanto stupenda vuol dire che il loro processo evolutivo–musicale è stato coerente e fatto nei tempi giusti. Tutto quello che hanno è meritato e sudato.

Tanti “sorrisi” alla fine (pt.1 e pt. 2), tutti contenti e felici, io e Rosario pure. Plauso all'organizzazione ma soprattutto ai tecnici di palco che con un clima orribile hanno reso tutto possibile.

È finita.
Stanchezza a palate, infiniti km percorsi da palco a palco, bicchieri di vino a un euro, parcheggiatori ormai nostri amici, MAIEMI, polpette, panini, fango, banchetti, finte lesbiche, tanta pioggia, K-way, sacchi a pelo, tanti amici, qualcuno nuovo, qualcuno che non vedevi da un po’ e qualcuno che avresti voluto lì con te ma non c’era.

Ci vediamo nel 2012 a vedere i MAIEMI.
Ciao

Si ringrazia Monelle Chiti per la foto dell’articolo.

Eccovi i link di alcuni fotografi dove troverete persone, baci, bambini, artisti, dj, addetti ai lavori, voi e tutti gli altri. (naturalmente le foto sono di tutti e tre i giorni)

Elisabetta Bellosta
Miriam Tinto
Monelle Chiti
Beatrice Fragasso
Stefano Ponti

Leggi qui il DAY ONE
Leggi qui il DAY TWO