tales Rakhshan Banietemad still

Tales – Rakhshan Banietemad

In Concorso alla Mostra del cinema di Venezia, Tales (Ghesseha) è un film difficile da raccontare. Difficile perché la sua storia è fatta di tante storie, legate quasi pretestuosamente una all’’altra, in un susseguirsi di brevi racconti di vita nell’Iran contemporaneo, che non si uniscono realmente a costituire una vera e propria trama.

Vediamo così un giovane regista occidentale, a bordo di un taxi, ascoltare lo sfogo dell’’autista caduto in disgrazia e costretto a nascondersi per anni. Lo stesso tassista carica poi in auto una donna con in braccio un bambino, che si rivela essere una prostituta, giunta a una tale disperazione da prostituirsi insieme al proprio figlio neonato. Seguiamo poi la storia di una donna, presso un ufficio pubblico, chiedere aiuto a un uomo in coda per scrivere una lettera di lamentela alle autorità, per il mancato versamento dello stipendio, che non riceve da ben nove mesi. Storia che è l’’occasione per raccontare la corruzione e burocrazia statale. È la volta poi di una coppia che discute in metropolitana, di un dottore volontario presso un ospedale per la cura dei malati sieropositivi, di un’’infermiera che si prende cura di una donna ustionata dal marito, di un gruppo di lavoratori in protesta contro la propria azienda pronta a chiudere e a lasciarli senza un lavoro, di una donna risposata, raggiunta dalla lettera del proprio anziano morente ex-marito, lettera che provoca la rabbia incontenibile dell’uomo e infine di una donna, ex tossicodipendente e sieropositiva, alle prese con un’amica suicida e un ragazzo di cui sembra essersi innamorata.

tales Rakhshan Banietemad poster

Ci sarebbe materiale per un kolossal, tante sono le storie e le tematiche che la regista iraniana affronta come fossero racconti brevi. Non c’’è tempo per affezionarsi o per soffrire insieme ai personaggi. C’’è spazio solo per provare a comprendere il tormento di un paese in grande evoluzione culturale, sociale ed economica, colpito dai problemi dell’’Occidente, come droga, crisi e disoccupazione, aggravati da una tradizione culturale rigida, incapace di offrire libertà alle persone. Emergono i ritratti di molte donne, coraggiose, distrutte, provate da una tradizione che le vuole soccombere ai propri uomini. Ritratti umani, antropologici, che fanno comprendere il valore di testimonianza di questo film, che si alza come un grido di denuncia verso un paese che vuole un nuovo futuro ma che continua a essere fortemente ancorato al passato. Un film difficile da seguire, intenso, verboso e “lamentoso” nei toni.