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Ormai – Fine Before You Came

Ormai è passato tanto tempo da quando li sentii nominare la prima volta su un cd Rock Sound – Speciale Punk #7 (quello dove c’erano Damned, Good Riddance, TSOL, F-Minus per citarne alcuni), quando ancora erano anglofoni e quando li ho ritrovati in italiano sarebbe stato tardi se mi fossi messo a parlare di S F O R T U N A, che ho consumato in ogni suo codice binario e poi dopo su disco. Ormai la domenica la pensavo già passata nella sua pressoché inutile improduttività, nella sua giacente lentezza impercettibile che alla fine ti presenta il conto del tedio domenicale.

Apro gli occhi da un abbiocco involontario e trovo il nuovo album dei Fine Before You Came in free download. Come direbbe un mio caro amico citando Jerry Calà: «Libidine! Doppia Libidine! Libidine…coi fiocchi!».

Ormai son passate quasi due ore dall'uscita e nello scaricarlo mi sento in perenne ritardo o perlomeno al limite della puntualità. La spirale imperfetta della cover – con un capo (o coda) e senza la relativa coda (o capo) dipende dai punti vista (un po’ come quel cavolo di bicchiere a metà) – mi fa capire che l'ascolterò per molto tempo, quasi a + ∞, per tutta la notte.

Ormai Sasso e Magone non mi sono nuove poiché le ascoltai al MI AMI quest'estate. Ma partiamo con ordine, che detta da me guardando la mia scrivania e il mio letto pare una parola inadeguata; ma insisto, ci provo.

Ormai tutti mi dicono che a Dublino se ci vai una volta ci devi ritornare, te ne innamori, ma qui di simile a Dublino c'è solo la pioggia e l’odore bagnato della moquette Dublino (la traccia numero uno) è ostinata nella ritmica iniziale, leggera nella chitarra e via via disagiata e caotica, piena di rimpianti. Immagino già il coro, Jacopo sulla transenna, col microfono verso il pubblico e tutti sotto il palco a gridare:

Non mi piace Dublino

Ormai Sasso fa già parte di me e quella matassa la conosco benissimo, pesante nello stomaco, un rotolo di budella che te lo stringono e pesano. Ingegnosa batteria in un crescendo continuo e perpetuo, sostenuto ma controllato per tutto il brano fino al lento declino.

Ormai anche Magone non mi è nuova come vi ho già anticipato. Tutti vorremmo che il magone fosse altro. Vi ricopio il testo per rendervi l’idea.

«vorrei che il magone fosse un grande mago che ti strappi un sorriso / perché credimi, con quella faccia mi sembri un randagio / ti sei chiusa dentro al bagno con un trucco ormai vecchio / farò finta che va tutto bene quando torni a letto / e non venirmi a dire che fa tutto schifo quel che è triste / quando a volte vorrei piangere e diventare rosso come fai tu / così brutto da ricordarmi bello e risentirmi vivo / ti porto al cinema stasera ma paghi tu che io non ho un lavoro.»

Ormai siamo a metà dell'album con Per Non Essere Pipistrelli dove la vena poetica del testo è sempre ispiratissima, disgraziata, decadente e maggiormente dilatata rispetto ai precedenti.

Ormai Paese viaggia spedita nelle mie orecchie, agile nella melodia dove tutti gli strumenti acquisiscono immediatezza, un outro finale che altera ogni stato d’animo nel migliore dei modi in cui potrebbe esprimersi il loro post-emo-core-che-poi-tutti-sti nomi-secondo-me-ai-finebeforeyoucame-non-gliene frega-giustamente-una–emerita-mazza. Però «dimmi qualcosa che mi scaldi / che fuori splende il sole e qui fa un freddo cane» dà un senso di sicurezza difficile da spiegare in poche semplici parole.

Ormai è una vita che provo a Capire Settembre ma non fa per me. Forse c'è poco da capire. Il riff iniziale prolungato e reiterato porta al cantato pulito sino ad aumentare di velocità, avvolgendo in un grosso flusso sonoro e poi, un secondo prima del quarto minuto, tutto finisce. Ti dispiace. Ci rimani “malone”.

Ormai è l'ultima, Domenica c’è il Mercato che sa di chiusura, dove il testo mi fa ripensare alla cantina dei Gazebo Penguins (Senza di te, dove Jacopo canta). Si parla di stanze, di mettere a posto, di cose da impacchettare, di mancanza e di vuoti difficili da riempire, riempiti da arpeggi e muri sonori angosciosi e angoscianti ed allo stesso tempo trainanti, che si appropriano piano di noi stessi, come sempre ormai da un po’ di anni a questa parte.

Riescono a trasmettere sensazioni in così poche parole ed in un ampio spettro di visibili e invisibili sentimenti, sentimenti che spesso si farebbe prima a nascondere invece che a esternare con lucida sincerità. Che tu abbia vent’anni oppure trentratré con figlio e moglie al seguito, non ti sentirai estraneo a tutto questo.

Ormai è tardi, o forse presto, sono le 4.37.

Ormai l'ho usato sedici volte in tutta la recensione ma non penso di essere stato ripetitivo.

io non me ne andrei / se non fosse che è arrivato il tempo in cui il tempo non c’è più / ormai il tempo non c’è più

Ormai lo puoi scaricare qui.

Ormai l'ho usato diciannove volte e ascoltato ancor di più.