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November Uniform – Boxeur the Coeur

Paolo Iocca: segnatevi questo nome sull’agenda, perchè abbiamo trovato l’uomo che può cambiare le sorti dell’elettronica d’avanguardia in Italia. Una minimal che inghiotte tutto ciò che incontra per strada, una spolverata, una leggera revisione e il gioco è fatto. Ma forse la capacità di questo signor musicista va ben oltre.

Dopo due progetti solisti, Franklin Delano e Blake/e/e/e, per ora accantonati, e la collaborazione con gli … A Toys Orchestra, l’intuitiva capacità del songwriter bolognese sembrerebbe aver trovato la propria dimensione con Boxeur The Coeur. Uno pseudonimo che gli calza a pennello, un’anima indomita che non si arrende neanche di fronte alla peggiore delle scazzottate, non c’è ring che tenga, setti nasali rotti e rivoli di sangue, ma cosa importa se nascosta sotto quella corazza da pugile c’è un cuore che pompa litri e litri di energia. Una dolcezza metallica dipinta di quell’azzurro del cielo nelle giornate autunnali in cui il freddo più pungente è sedato dalla luminosità del sole.

Mettete dieci brani in freezer, lasciateli lì per una notte, e poi tirateli fuori e fateli scongelare per un’ora circa. Dateci una shakerata, aggiungete una spruzzata di zucchero, una fetta di limone e il gusto dovrebbe corrispondere a November Uniform. Uniforme di novembre? No, la spiegazione è molto più semplice. Seguendo l’alfabeto fonetico radiotelegrafico le iniziali “N” ed “U” lette da un anglofono corrispondono a “NEW”. Chiaro e conciso. Ed effettivamente il ragionamento non fa una grinza: questo lavoro uscito a gennaio ha la particolarità di non stancare, di essere tremendamente innovativo, non sembra neppure un parto nostrano. Un aiutino dall’estero effettivamente c’è, il co-produttore è Shannon Fields degli Stars Like Fleas, che ha curato e ridimensionato l’istintività del nostro Boxeur.

Chiaroscuri in alternanza, effetti notturni che si mescolano ad iridiscenze del giorno, voci amplificate all’infinito in echi dispersi in valli montane, una drum-machine martellante, ed ecco la prima traccia, Forewords. In una bipolarità quasi inquietante le succede Our Glowing Days è una perla di leggerezza. Un piano strimpellato, una passione difficile da nascondere attraverso due occhi bruni e infuocati come il centro della terra. Note acutissime si succedono a ritmo sempre più frenetico, sono i ricordi di un amore intenso quanto fugace.

In preda al panico, una corsa a perdifiato come in una scena di Rashomon di Akira Kurosawa, fronde che si abbattono sui volti, ferendoli. Essay on Holography sarebbe stata la colonna sonora adatta. Una buona dose di new-wave , di cupezza e una voce alla Billy Corgan ne sono la sintesi perfetta.

Così, poi, come The Secret Abilities è la canzone da clubbin’, allora Low Tide Lost At The Sea ricorda molti gruppi svedesi ed islandesi che vanno adesso per la maggiore e, senza forzare il riferimento, ha sicuramente qualcosa degli Sigur Ros.

Un album licantropo, un esaltante gioco di ruoli in cui Dr. Jekyll e Mr. Hide fanno a pugni per avere la meglio in ogni brano. L’avvincente curiosità di non sapere fino all’ultimo istante quale atmosfera potrà avvolgere e agguantare l’ascoltatore. November Uniform è silenzi e grida di terrore, è synth irrefrenabili come in Stormily Reassuring, o campionature del sottosuolo alla Dusk Jockey.

I richiami agli … A Toys Orchestra sono palpabili, la più eclatante conferma è Immortal Bliss, che trattiene un po’ i suoni di Powder on the Words, un po’ quelli di Peter Pan Syndrome. Di certo lo sperimentalismo è più accentuato, ma i temi e le arie rimangono. Lo stesso vale per A Minimal Anthem, in sella ad un piano dai tasti rotti, un sound che non si schioda dalla testa. Poche parole come sempre, frasi spezzate, scritte sulla sabbia che vengono cancellate dalla mareggiata notturna.

Voci strappate ad un’agonia d’ospedale, ad interferenze radio minacciose sono l’epilogo di questo disco che non ci stancheremmo mai di tenere come sottofondo. An Angel Was Seen On The Crime Scene è forse ciò di più macabro potremmo aspettarci. Ma così rarefatti sono i contorni di questo perturbante da essere quasi ipnotico.

Paolo Iocca ci ha preso in pieno. Ditemi voi se non ha il potere di far resuscitare i ricicloni del nostro Stivale.