di Stefania Basset
E.M. Forster si colloca sicuramente tra i maggiori romanzieri inglesi moderni, insieme a Virginia Woolf, James Joyce e Joseph Conrad, ma come notano molti critici letterari contemporanei, il suo rifiuto di essere grande è quasi irritante. Questa impressione è legata soprattutto alla qualità quasi ottocentesca della scrittura di Forster: le vicende sono narrate in ordine cronologico, usando di volta in volta il punto di vista di un determinato personaggio (si tratta in sostanza del narratore onnisciente di cui Henry James, fra gli altri, si è sbarazzato). Non che ci sia nulla di male in tutto questo, se non che un romanzo dalla struttura semplice e quasi geometrica non è considerato innovativo, e si sa che la letteratura va avanti per innovazioni e rinnovamenti. Non si può però negare che “Howards End” (questo il titolo originale) eserciti un fascino non indifferente.
La storia è la seguente: due famiglie molto diverse tra loro, i Wilcox e gli Schlegel, vengono a contatto tra loro durante una vacanza nel continente. I Wilcox sono conservatori, tradizionalisti, pratici e non particolarmente amanti dell’arte, mentre le sorelle Schlegel sono progressiste ed idealiste, convinte per di più di dover far qualcosa per aiutare i poveri. Pur coscienti che la loro cultura deriva dal poter contare su una rendita sicura, vengono in contatto con un certo signor Leonard Bast, che vive in ristrettezze economiche, pur aspirando a diventare un uomo di cultura. Il dibattito è quello, ancora molto attuale ad un secolo dalla pubblicazione del romanzo, tra un’intellighenzia liberale e una borghesia capitalista. Per metterla in termini vicini alla cultura britannica moderna, gli Schlegel appartengono alle “chattering classes” (l’intellighenzia, appunto), mentre i Wilcox sono dei thatcheriani ante litteram. Le complicazioni arrivano quando le due famiglie si sentono attratte l’una dall’altra e per di più una delle sorelle Schlegel si ostina a voler aiutare quell’impresentabile Leonard Bast facendosi pure sedurre da lui. La cosa, all’epoca in cui uscì il romanzo, nel 1910, causò orrore o derisione nei suoi lettori. Celeberrima è la frase di Katherine Mansfield: “Non saprò mai con certezza se a mettere incinta Helen è stato Leonard Bast o il suo ombrello fatalmente dimenticato. Dopotutto, penso che debba essere stato l’ombrello”. L’allusione sessuale c’è tutta, anche se nella trama figura appunto, un ombrello dimenticato. Detto da una che della sua vita bohemienne e dei suoi scandali sessuali non ha mai fatto mistero, è alquanto divertente.
“Casa Howard” è essenzialmente una tragicommedia di maniere, parente abbastanza stretta delle comedy of manners scritte da Jane Austen, ma scritta con una prosa poetica non comune. Leggere Edward Morgan Forster è un piacere dei sensi. Non a caso una scrittrice contemporanea che mi piace molto, ha scritto un romanzo omaggio a “Howards End”, creando una versione ambientata nel ventesimo secolo, protagoniste due famiglie americane alle prese con problemi di identità, dilemmi sulla bellezza dell’arte e sulla questione morale. Se v’interessa – e penso di sì – il romanzo si chiama “Della Bellezza” ed è scritto da Zadie Smith.