Lo stato contro Fritz Bauer

Lo stato contro Fritz Bauer – Lars Krause

“Riderò quando salterò dentro la tomba al pensiero che ho ucciso 5 milioni di ebrei. Mi dà molta soddisfazione e molto piacere”.

Sono le parole che Adolf Eichmann, assassino di massa e regista della Soluzione Finale, ha pronunciato al processo che lo ha portato ad essere giustiziato per impiccagione in Israele quindici anni dopo i fatti della Shoah. Come ci insegna la storia di Erostrato (da Pessoa a Sartre), si scrivono milioni di parole su chi i Templi li rade al suolo e molte di meno su chi li costruisce. Ma poi arrivano film come Lo stato contro Fritz Bauer di Lars Krause, un tributo al procuratore generale tedesco che ha sacrificato la sua intera esistenza nel nome della giustizia, un eroe nell’’ombra che ha lottato contro tutto e tutti pur di poter catturare il nazista Adolf Eichmann.

Lo stato contro Fritz Bauer Eichmann

Germania nel 1957, i più stretti collaboratori del cancelliere Adenauer cercano di censurare il passato in quanto coinvolti nella macchina di sterminio nazista. Fritz Bauer, interpretato dal veterano Burghart Klaussner, è ebreo e omosessuale, ed è ossessionato dalla missione di portare davanti al tribunale tutti i responsabili dei crimini del Terzo Reich. Il motivo della sue azioni non è la semplice vendetta ma il desiderio di mettere l’’intero popolo tedesco di fronte al proprio passato. Delle rocambolesche indagini lo porteranno a scoprire il rifugio dell’ex generale dell’SS Adolf Eichmann. La politica del governo tedesco è quella di dimenticare, è una politica di omertà che sta stretta come un cappio a Bauer che per raggiungere il suo intento è costretto a commettere reato contro la nazione, coinvolgendo il Mossad. Come il più tipico dei Buddy Movie il procuratore non è solo ma ha una spalla nel giovane pubblico ministero Karl Angermann (Ronald Zehrfeld), anche lui omosessuale (ma con moglie e figli) e politicamente vulnerabile in quanto innamorato di una cantante transessuale il cui volto è talmente bello che dovrebbe essere dipinto su di un ventaglio.

Lo stato contro Fritz Bauer ha un tono a mezza via tra i due film contemporanei che meglio tratteggiano le fratture e le contraddizioni della Germania dopo la caduta del partito nazionalsocialista: Le vite degli altri di Florian Henckel Von Donnersmarck e Goodbye Lenin di Wolfgang Becker. Del primo riconosciamo l’’attenzione al lato umano dei personaggi, impegnati a resistere ai mutamenti imposti dalla storia e del secondo il procedere per simboli e le contaminazioni con elementi da pseudo- commedia.

Nonostante l’intreccio da spy story, lo stile del film è caratterizzato da un’’assenza di sensazionalismo (anche nella scena risolutiva finale), scelta che non intacca sul ritmo. Seguendo la (cattiva?) lezione dello Spielberg di Munich e di Il ponte delle Spie, Lars Krause tende a semplificare le spiegazioni sulle dinamiche socio politiche dietro al fatto narrato dando spazio eccessivo ai subplot (la storia d’’amore omosessuale) e lavorando sulla perfezione formale e drammatica. Tutti elementi che rendono il film meno attuale e scomodo di quanto sarebbe dovuto essere.