lina wertmuller

Lina Wertmuller

100 registi (e tantissimi film) che migliorano una vita

L’icona è la sintesi più potente del visivo, l’immagine che ingloba in sé la summa di un concetto e l’iconografia è, per prassi, determinata da dettagli che conferiscono unicità a quell’immagine, dettagli che fanno la differenza e che connotano. E come per Fellini, Zeffirelli, Charlot e diverse altre figure della regia al maschile sono stati dettagli e icone accessorie, come sciarpe, cappelli e bastoni, a farli diventare un’icona, un’immagine-simbolo, al di là e prima ancora del loro mestiere, anche per lei, Lina Wertmuller (Roma, 14 agosto 1926) – per reale ironia, iconoclasta del visivo – è stata ed è l’immancabile protesi oculare in plastica dura e bianca, che costantemente indossa sul viso, a farla identificare: «Sono nota, per fortuna o per combinazione, in molte parti del mondo».

Di notorietà planetaria è il suo Pasqualino Settebellezze (1976), candidato all’Oscar in quattro categorie, tra cui la regia e la miglior interpretazione protagonista di Giancarlo Giannini, che per Wertmuller rimane il corpo feticcio, il luogo comune in carne ed ossa del maschio mediterraneo, fatto anch’esso icona di un immaginario che ha contribuito a definire quasi un genere, quello raccontato e impresso sulle pellicole dalla Wertmuller, di cui anche Monica Vitti e Mariangela Melato sono state talentuose complici. Arcangela Felice Assunta Wertmuller von Elgg Spanol von Braueich, ovvero Lina, batte il primo ciak con I basilischi (1963), pellicola dal sapore amaro e grottesco impregnata di meridione, amicizia e povertà: un debutto che le valse La vela d’argento al Festival di Locarno.

Nel 1992 per una volta non fu il magnetico Giannini il suo soggetto attoriale ma, con Io speriamo che me la cavo, Paolo Villaggio, capace di lasciar cadere l’immaginario di memoria fantozziana, con lui indissolubilmente identificato. Il mondo del cinema le ha riservato il David di Donatello alla Carriera nel 2010 e oggi, a fine 2012, firma le pagine di un racconto per la carta, Niente a posto e tutto in ordine, autobiografia slegata dalle regole e di geniale stravaganza.