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L’aria di San Francisco

Respiro l’aria di San Francisco nel bar sotto casa. Un wisky veloce al bancone e il cieco al tavolino che non vede la fine della sua vita, ma sente solo il profumo del tramonto disegnato sulla Bay Area.

Enormi palazzi si erigono maestosi e vecchie insegne sovrastano il ponte a nord, mentre un serpentone di automobili sfreccia veloce sulla 326.

Balla la mia immaginazione sul tappeto sporco di questa città, respirando l’aria di San Francisco sul lato tondeggiante di una nuvola. Nebbia che nasconde i miei incubi, le mie frustrazioni… il suono dell’armonica a bocca si abbandona tra le mie ossa.

Bastasse una canzone per farti mia, bastassero due note per farti innamorare di me. Ma ti ricordi ieri come eravamo felici? Perché non ti ricordi? Perché mi sfuggi sempre? Forse non riesco a dire le cose come andrebbero dette, forse la mia timidezza mi sta rovinando… ma io sono qua, innamorato di te sotto casa tua a fissare una finestra che non si apre.

Respiro l’aria di San Francisco, ma vengo soffocato dalla tua assenza. Sopporta la mia puerilità, accettami nei tuoi sogni! Il ragazzo con poca istruzione parla della tua solitudine, delle mia inquietudine che si frantuma sul Golden Gate Bridge, delle angosce paralizzanti di questo eclettismo architettonico.

Prendi la mia mano e accarezzane la forma, ti dono i miei lamenti che a volte uso come difesa, perché mi sento stanco e stonato. Le mie incertezze saranno colmate dai tuoi sorrisi, le mie paranoie si nasconderanno insieme ai tuoi amori passati. Io ti farò respirare grazie all’aria di San Francisco: il rimedio a questa vita monotona, il nostro sogno, la via di fuga, il viaggio verso la Conoscenza.
Respiro l’aria di San Francisco nel bar sotto casa. Ma questa notte ho ancora in mente te. Sostanza stupefacente che entra nelle vene, che mi passa tra le narici, che attraversa il cervello e che alimenta i miei turpi pensieri. Io amo quella sostanza che si confonde con la nebbia e con la neve… e che qui a San Francisco ne scende a granelli in ogni angolo della strada. Io sono il prodotto di una catastrofe immane. Sniffo la tua sfacciataggine, il tuo essere così diversa da tutte… e sfuggi continuamente.
Ti nascondi tra la gente trattenendo il respiro, ti ritrovo sotto una quercia tra i tramonti dell’indian summer; e vagabondando per le stelle scrivo il tuo nome con le mie lacrime.

Jack London mi sfiora un dito.
Bene, mi presento. Sono un rocker di provincia, il sognatore che hai sempre cercato invano. Sono il lato pazzo della luna che si mescola con le tue paure, sono il cielo e la terra, il vinile di Lucio Battisti alle sette di sera e la Summer of love delle domeniche pomeriggio.
Il grande viaggio verso la Conoscenza termina ancora con un buco nero. Le turbe giovanili riempiono le giornate sfumandole con quel grigio scuro alienante che brucia ogni speranza. Soffochi i tuoi dolori su fogli di carta stropicciati e le profumi di America per tornare a sognare. Sai di mare, sai di neve, sai di un trip allucinante che deforma la realtà. Ma forse quel che cerco non so neanche dov’è.

Il sole scende sulle piccole colline, ma dentro di me ancora l’aria di San Francisco.
Di nuovo solo. Senza una donna. Senza affetto. Solo con la mia musica. E una sconfinata voglia di te, maledetta ballerina!


Grazie


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