canonizzazione Giovanni Paolo II

La canonizzazione dei Papi – Luca Viotto

A) Premessa di un'anima potenzialmente pura.

Eppure in teoria sarei un bravo figliolo. Oppure, per essere più precisi e corretti, dovrei forse dire che mi piacerebbe essere un bravo figliolo. Io l'impegno perlomeno ce lo metto. Impegno, però – come vedremo più in là – – puntualmente scombinato dal Male. Sono consapevole purtroppo del mio variegato ed energico bagaglio di peccati, ma ogni volta, ad esempio, che guardo la messa domenicale in Piazza San Pietro mi sento come rinascere. Spesso, mentre fisso ipnotizzato il Pontefice durante la Santa Messa, sento qualcosa colare sulle mie gambe inginocchiate: sono i miei peccati che si sciolgono di fronte al sole meravigliosamente cocente della bontà divina di cui il Papa è portavoce. Dunque c'è sempre qualche speranza anche per uno come me.

Ma i (miei) peccati, si sa, sono talmente esuberanti e terribilmente in forma da rigenerarsi poco dopo il loro scioglimento. Basta magari qualche distrazione, o anche, appunto, l'arrivo improvviso e inaspettato del Male, o Demonio o Diavolo che dir si voglia. L'altro giorno, desideroso ancora più del solito di prendermi una bella boccata di santità, decido di andare a vedere al cinema La canonizzazione dei papi, un documentario in 3D sulla santificazione di Papa Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II avvenuta quasi un anno fa, il 27 aprile 2014, ovviamente in Piazza San Pietro sotto “la conduzione” imperdibile di Papa Francesco. Ma tale opera pare voler sfidare le regole del documentario, perché, in soli cinquanta minuti, oltre alla narrazione di tale paradisiaco evento, c'è spazio anche per alcuni interventi, da quelli entusiasti di Pupi Avanti e Dario Fo, ad altri di natura più prettamente televisiva e cinematografica di Aldo Grasso e Gianni Canova. Largo anche a uno spruzzo di Storia (che include il Concilio Vaticano II e il peso di Wojtyla) e ai segreti artistici (giusto quelli, meglio per loro che non ne tirino fuori altri) del Vaticano: il Direttore del Centro Televisivo Vaticano Monsignor Dario Viganò si prende la briga di condurci attraverso gli angoli più esclusivi, come l'Archivio Segreto e la Scala di Pio IX. Il tutto ricoperto dall'inebriante voce narrante di Giancarlo Giannini.

la canonizzazione dei papi

B) Il fascino dell’“’Amico Rosso”

Bene. Ma riprendiamo il mio racconto. L'arrivo del Demonio, dicevo. Infatti. Con orgoglio, soddisfazione, e cosparso di quella sana impazienza tipica di chi sa di dover assistere a una visione luminosa, comincio a percorrere quasi saltellante la strada che mi avrebbe condotto al cinema. Il mio passo è gentilmente rapido verso la meta, ma, come forse si sa, il Male è sempre più veloce della (mia) bontà e dei (miei) buoni propositi, ed ecco, dunque, che, a pochi passi dall'entrata del cinema, lo sento insidiarsi viscidamente dentro di me. Come chi? Il Demonio. Il nostro –- da me soprannominato anche “Amico Rosso” – con voce suadentemente nemica esordisce dicendomi:

«Ma come» – è un classico del Re dell'Inferno iniziare spesso le frasi con un “ma” –- «un innato peccatore e inconsciamente blasfemo come te non trova ripugnante l'idea di assistere a un documentario su due papi trasformati in santi dalla bacchetta magica di Francesco?»

La domanda retorica e –- ammetto –- quasi invitante dell'Amico Rosso risveglia improvvisamente la mia anima bunueliana, riuscendo a farmi provare, in un estremo momento di debolezza, una grande vergogna al pensiero di entrare a vedere un documentario del genere, tanto da essere sul punto di decidere di lasciar perdere tutto e andarmene. Era chiaro: il Diavolo mi era dentro perché voleva sradicare il mio entusiasmo nei confronti di Dio. Ma l'Amico Rosso, forse mosso da un momento di incredibile bontà, consapevole dell'importanza di tale appuntamento sul grande schermo, mi propone un compromesso: «Dai, entra lo stesso. Per non vergognarti di vedere un tale scempio di documentario, per evitare che il tuo volto incontri quello degli altri spettatori, indossa una maschera. Ti suggerisco quella di V per vendetta» mi fa sapere squillante. Gli faccio gentilmente notare che quella maschera sarebbe inadatta per un'occasione del genere. Ma sono troppo buono, e, come al solito, capisco troppo tardi che l'Amico Rosso mi sta prendendo in giro.

C) Le intermittenze del Demonio

Dopo aver fatto il biglietto, una volta entrato in sala, l'Amico Rosso (che tutto sa) non perde tempo a farmi notare che gli inservienti del cinema, vergognandosi della bassissima (o meglio inesistente) affluenza di persone per un evento così santo, per evitare un clamoroso e deprimente effetto vuoto, hanno sistemato dei manichini sparsi fra i posti, con lo sguardo verso lo schermo. Io trovo il fatto alienante e grottesco, ma l'Amico Rosso, che tutto sente di me anche quando non parlo e che ha sempre una risposta pronta, mi riferisce con inattesa saggezza che «la Chiesa è grottesca, se non lo fosse non servirebbe a niente».

Mentre il documentario sta per prendere vita sullo schermo, ormai con gli occhiali 3D addosso, mi dico che dovrei usare tutti i miei buoni propositi come scudo e arma contro qualsiasi attacco del Male. Si tratta, ovviamente, di pensieri ingenui. E io che, durante la proiezione, contavo di esporre la mia sagoma internamente lercia di peccati alla bianca e abbagliante bellezza della Cupola di San Pietro, come un corpo dal pallore denutrito che desideri asciugare i propri vizi al sole della luce divina…

«Secondo Wikipedia» mi spiega il Demonio a film già iniziato, compiacendosi della propria maleducazione «la canonizzazione “è la dichiarazione ufficiale della santità di una persona defunta da parte di una confessione cattolica o ortodossa. Emettendo questa dichiarazione, si proclama che quella persona si trova con certezza in Paradiso e in più, rispetto alla semplice beatificazione, ne permette la venerazione come santo nella chiesa universale”. Per quanto mi riguarda» afferma l'Amico Rosso «io trovo la canonizzazione interessante e degna di nota soltanto perché palesemente falsa, gustosamente infantile e genuinamente kitsch. Del resto la Chiesa e il Vaticano sono dei grandi e affidabilissimi dispensatori di kitsch. Non a caso hanno ispirato sublimi sequenze eccentriche in film tipo Roma di Fellini o I Diavoli di Ken Russell».

«Ma il Vaticano» continua l'Amico Rosso con una certa professionalità «oltre ad essere kitsch, è anche fashion. Un fashion che osa. Come dimenticare, ad esempio, il momento in cui Giovanni Paolo II ha indossato gli occhiali da sole di Bono degli U2? E le scarpe di Prada rosso passione di Ratzinger?»
«Ah! Ma quello è uno dei due Papi che hanno fatto santo l'anno scorso, vero?» mi chiede all'improvviso l'Amico Rosso mentre scorrono le immagini di Giovanni Paolo II.
«Certo» gli rispondo quasi severo «e lo sai benissimo».
«È vero, non ci pensavo» ribatte con indifferenza «il Male sa tutto».
«Però» riprende con sarcasmo l'Amico Rosso «là in Vaticano applicano bene l'arte dell'ossimoro. Ora che mi ricordo, il nostro Wojtyla, fra le varie cose, si è distinto, giusto per fare qualche esempio, per un'esagitata sessuofobia, una raggiante omofobia, per aver condannato l'ateismo, per i suoi cordiali rapporti con Pinochet e l'Opus Dei, per aver contribuito all'insabbiamento dei casi di pedofilia nella Chiesa. E che dire della questione dell'8 per Mille. E cosa accade? Lo fanno santo!»
«Mica vorrai dire che dovrebbe stare a casa tua anziché in Paradiso?» gli domando irritato a voce bassa, onde evitare di disturbare i manichini assorti nella visione.
«Io non ho detto niente» mi risponde malizioso e vagamente altero l'Amico Rosso alzando le braccia, come volesse lanciarmi un segnale vistoso della propria innocenza.

Vorrei continuare a reagire a questa sua polemica, mi piacerebbe dirgli che non è vero niente di quello che sta insinuando, ma dato che -– sane banalità! –- nessuno effettivamente è perfetto, le poche volte che Giovanni Paolo II ha fatto qualcosa di sbagliato –- ma io non ne ricordo nemmeno una -– sarà stato di sicuro lievemente posseduto dal Male. Altrimenti non si spiega. Ma lascio perdere, perché sono abbastanza saggio da capire che si tratta di una delle solite provocazioni del mio Amico Rosso. Inoltre, con il Demonio preferisco avere rapporti il meno tesi possibile.

«C’è poco invece Ratzinger nel documentario, vedo» si lamenta annoiato l’Amico Rosso «peccato, perché lui invece mi è sempre piaciuto, tanto che, se non fossi eterno, potrei tranquillamente considerarlo come il mio erede. Le scarpe rosse Prada che indossava ogni tanto erano infatti un messaggio occulto, indicavano, cioè, la sua innata e morbosa appartenenza alle fiamme dell’inferno. Eccolo però anche qui un altro ossimoro: un potenziale demonio come Ratzinger che è stato a capo della zona centrale di Dio (il Vaticano, ndr) per sei anni.»
«Guarda» gli esclamo entusiasta, cercando di ignorare le eresie che ha appena pronunciato «c'è un'estatica testimonianza video di Pupi Avati sul Papa
«Bah» ribatte quasi scocciato l’Amico Rosso «non posso prendere sul serio nessun discorso del celebre regista finché non ammetterà che, nel vestirsi, i papi da Wojytila in poi si sono ispirati ai lunghi abiti bianchi insanguinati delle due sorelle assassine del suo splendido film La casa dalle finestre che ridono. »
«E la voce narrante di Giancarlo Giannini» riprendo subito «senti come avvolge, com’è suadente.»
«Mah» non tarda a farmi avere la sua l'Amico Rosso «io me lo ricordo rotolarsi rovente con Mariangela Melato in Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare di agosto. L'avranno scelto in questo documentario dopo averlo visto maschio nel film della Wertmuller?»
«E non hai sentito il parere positivo di Dario Fo su Papa Francesco?»
«Purtroppo sì. È diventato grottesco come le sue opere.»
«Osserva tutti i tesori artistici segreti che Monsignor Dario Viganò ci sta mostrando in esclusiva» continuo imperterrito, come se volessi illudermi di poter convincere il Male della bellezza della Chiesa.
«Sai, io effettivamente amo molto l'arte. Come rappresentante del Male e dell’Inferno ho ispirato splendide opere. Ma il pensiero che tutti questi tesori, come li chiami tu, siano custoditi in Vaticano da questi personaggi religiosi li trasforma ai miei occhi in tronfi esempi di ribrezzo. È una capacità che hanno, lì: io la chiamo il talento viscido della Chiesa

D) Il flop della santità

Di fronte a quest’ultima frase del Male, mi lascio andare a un piccolo conato di tristezza, mi appoggio alla spalla del manichino accanto a me, come evidente segno della mia sconfitta.

Mentre esco dal cinema, oltre ad accorgermi di essermi inspiegabilmente affezionato a quel manichino che pochi minuti prima mi aveva offerto la sua spalla, sento vibrare una confessione dentro me. L’Amico Rosso, ancora una volta, mi ha fatto capire che, nel mio cuore, preferisco di gran lunga essere sedotto dal Male che non dal Bene. La prova: se davvero fossi dedito all'idea di Bene, non mi sarei fatto distrarre neanche una volta dalle intermittenze del Demonio durante la proiezione della canonizzazione dei due papi. Quanto aveva ragione il grande poeta inglese Shelley quando scriveva che “The devil is a charming man”! La mia bontà non è abbastanza allenata per rifiutare le avance del Male, e nemmeno per farsi dolcemente ingannare dalla Santità, la cui essenza è così priva di charme.

E comprendo definitivamente che non potrò mai essere un vero Papa Boy quando, alla domanda a tradimento del demonio «Dimmi la prima cosa che ti viene in mente se ti dico “Vaticano”», rispondo senza esitare «il Prefetto della Casa Pontificia mentre si cambia nell'intimo delle sue stanze, quel gran bel signore di Padre Georg, detto anche il George Clooney del Vaticano.»