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Il diritto alla delusione

A proposito di 'Kriminal Tango' di Fanny & Alexander

Quale peso ha l’aspettativa? quale può avere? Non c’è bisogno di studiare Lacan, d’altronde, per intuire che viviamo delle immagini che ci creiamo del mondo, che niente esiste di per sé, che tutto è un equilibrio precario fra un’oggettività che non c’è e una soggettività che si cerca di contenere.
Con una certa attesa, allora, ci rechiamo all’Angelo Mai che torna felicemente a ospitare Fanny & Alexander, imprescindibile compagnia di ricerca italiana nata a Ravenna negli anni ’90.

Kriminal Tango. Concerto omaggio a Fred Buscaglione. Concerto sperimentazione. “Primo studio epifania” per il Discorso verde. “Discorso in musica sugli archetipi di ricchezza e povertà, arte e vita, sospeso tra mito, storia e sogno” suggeriscono le note di regia di Luigi De AngelisChiara Lagani. Curiosi prendiamo posto sulle gradinate. La sala accoglie qualche tavolino spartano, come a rievocare lo spirito di un jazz club, gli avventori vi siedono, tra un bicchiere e una bottiglia chiacchierano, attendono la band, il resto alla fantasia (l’Angelo Mai non può ovviamente supplire al fascino di Le Roi Music Hall di Torino – cfr. video ↓)

Arriva così l’Orchestrina Bluemotion, contrabbasso batteria e pianoforte. Si parte con lo swing. Anni ’50. Ed ecco che giunge lui, Marco Cavalcoli, l’attore feticcio di F&A. Cappello a tesa larga, sparato plissé, fiore all’occhiello, è Fred. Il concerto può cominciare.

Foto ©Fanny & Alexander

Spaccone, affabile e sentimentale, incarna  probabilmente il più carismatico dei cantanti italiani del passato, una vera icona dello spettacolo (in neanche 39 anni di vita Buscaglione fu protagonista di innumerevoli successi tra canzoni, film, pubblicità, nonché di scandali da rotocalco). Ma qui si va oltre, perché dalla voce dello show-man torinese cominciano ad emergerne altre; poco a poco i celebri brani swing si contraggono, si intrecciano, si rincorrono in un medley incalzante dai nuovi echi: fantasmi del passato e della  storia contemporanea, insomma, infestano il corpo  di Cavalcoli, portandoci a riflettere su questa idea di uomo fascinosamente magnetico ma anche moralmente discutibile.

O per lo meno, queste sono le intenzioni. Già, perché – dispiace davvero dirlo – ma lo show manca innanzitutto di credibilità. E la credibilità nella musica è fondamentale. Al contrario di uno spettacolo teatrale, infatti, la forma concerto (qualunque sovrastruttura le si voglia applicare) si basa sulla simbiosi emotiva – immediata e diretta – tra artista e pubblico, simbiosi che deve essere mantenuta e puntualmente reiterata a ogni nuovo pezzo. Nel mash-up di canzoni, interpolazioni e rimandi di Kriminal Tango, invece, a mancare è proprio il ritmo. E se il ritmo, lo scambio emotivo, l’intesa non ci sono, tutto il resto fatica inevitabilmente a manifestarsi.

Foto ©Fanny & Alexander

Ma come spiegare agli spettatori purtroppo un po’ annoiati dell’Angelo Mai che stanno assistendo, in realtà, allo spettacolo di una delle più innovative e ormai storiche compagnie teatrali  italiane? Come far credere loro che quel cantante imperfetto è uno degli attori più preziosi della scena nostrana? Superlativi innegabili e dovuti, ma che sulla scena non trovano riscontro.

E anche volendo metter da parte la benché minima aspettativa, dobbiamo pur notare che le stonature non sono poche; che la voce nasale di Cavalcoli si sposa poco con quella di Buscaglione; e che soprattutto manca tutta quella originalissima verve da finto duro – costruita eppure così naturale al tempo stesso (grazie all’artificio dell’ironia) – che faceva di Fred Buscaglione un personaggio irresistibile. Come dire, qui c’è troppa arte, troppo pensiero, troppa intenzione.

Ma al di là di qualunque giudizio di valore – che è pur sempre relativo –, è lecito rimanere delusi? È lecito aspettarsi un segnale più forte da una formazione così importante come F&A? Soprattutto in questo periodo così incerto, soprattutto per le nuove generazioni che più di seminari avrebbero bisogno di “luminosi” esempi, è lecito “pretendere” da Lagani-De Angelis-Cavalcoli di assumersi la responsabilità storica di diventare i «nuovi maestri» (con tutto ciò che ne consegue)?

Più che delusi, forse, usciamo confusi, sinceramente dispiaciuti, inseguiti da quel pensiero impronunciabile che ci ha assillato tutto il tempo: “Ma perché – perché così?”

Letture consigliate:
• Sui discorsi, di Sarah Curati
• Discorso celeste, di Sarah Curati
• ‘Scrooge’, o il sogno americano infranto, di Sarah Curati

Ascolto consigliato

Angelo Mai, Roma – 20 novembre 2015