John-Lennon

Immaginare John Lennon

Si dice che il rock porti chi lo suona, anzi, chi lo vive ad un’’esistenza tormentosa. Da un lato è inevitabile pensare che si tratti di un’’esagerazione, un luogo comune. Eppure, a rifletterci un attimo, non si può fare a meno di notare come praticamente tutte le maggiori figure nella storia della musica rock abbiano condotto una vita travagliata, segnata da un’infanzia difficile, contrasti interiori ed esterni, dipendenze. Ne sono una prova artisti come Jimi Hendrix, Elvis Presley, Kurt Cobain.

E ancora, come John Lennon, vissuto per soli quarant’’anni, eppure di un’’intensità e una pienezza raramente riscontrabili. Una vita segnata già all’’età di cinque anni da un’’esperienza traumatica: la separazione dalla madre, giudicata dalla sorella incapace di occuparsi del figlio. Il quale per buona parte della sua infanzia si vedrà rimbalzare tra le case di queste due donne, fino all’’accidentale morte della madre quando John aveva appena 17 anni.

Fu proprio una di queste due donne, zia Mimi, ad incoraggiarne la vena artistica. Riuscì infatti a farlo entrare nel Liverpool College of Art, e fu proprio qui che John Lennon ebbe le prime esperienze musicali e si avvicinò al rock. Poco dopo, l’’incontro con Paul McCartney, la nascita dei Beatles, il successo planetario che in appena dieci anni consacrò la band tra le più importanti della storia della musica mondiale.

E poi, due matrimoni, il primo con Cynthia Powell e più tardi quello più noto con Yoko Ono, figura centrale della vita di John Lennon. Una donna che fu capace di una influenza singolare sul marito, al punto da portarlo ad allontanarsi dai Beatles già due anni prima dal loro ufficiale scioglimento. Non a caso, a lei è imputata la maggiore responsabilità per la fine del quartetto di Liverpool, poiché fu dalla sua entrata nella vita di Lennon che iniziarono in contrasti all’’interno della band, aggravati dalla dipendenza dell’’uomo dalle sostanze stupefacenti.

Cominciò così la sua carriera da solista, che non fece che consacrarlo ulteriormente tra i cantautori di maggiore successo mai esistiti. Anche stavolta, infatti, il trionfo fu immediato, prima con “Power to the People” e quindi, soprattutto, con la celeberrima “Imagine”. Due inni al pacifismo, valore fondamentale per Lennon, diventato un personaggio chiave nell’’attivismo politico e nell’’anti-americanismo che ebbe il suo apice con l’imperversare della guerra in Vietnam. Non a caso, la reazione del governo americano nei suoi confronti fu molto dura, tant’’è che fu oggetto di una massiccia campagna di discredito e per molto tempo si vide negato il permesso di vivere negli Stati Uniti.

In un certo senso, forse sarebbe stato meglio se quel permesso non l’’avesse mai ottenuto, visto che fu proprio su suolo americano, e più precisamente a New York, che venne assassinato. E, quasi a voler sottolineare la beffa, per mano di un fan, Mark Chapman, che nella sua infermità mentale lo accusò di aver tradito tutto ciò di cui cantava e in cui diceva di credere.

Prima di sparargli, Mark David Chapman gli urlò: «Ehi, Mr. Lennon! Sta per entrare nella storia!». Viene spontaneo pensare: “come se ce ne fosse bisogno”. Perché John Lennon nella storia c’’era già entrato da un pezzo e per ben due volte, come Beatles e come solista. E tutto questo in soli quarant’’anni. Lo scorso 9 ottobre avrebbe compiuto 70 anni. Si può fare come lui stesso suggeriva nel suo brano per eccellenza e provare ad immaginare. Immaginare che cos’altro avrebbe potuto fare un artista di questo calibro se soltanto la sua vita non fosse stata spezzata così presto, privando la musica di chissà quali altri capolavori. Immaginare come sarebbe stato se soltanto pochi giorni fa avesse potuto rispondere di persona ad un globale «Buon compleanno, John».