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Dig out Your Soul – Oasis

L'album si apre si sviluppa e muore con all'interno tanti Beatles, tanti Stones, tanti anni 60 e tantissimo blues. Volendo analizzare traccia per traccia il settimo album in studio della band di Manchester partiamo dai 4 minuti e trenta d’apertura. Bag It Up presenta impeccabilmente il nuovo lavoro degli Oasis; sul bel giro blues che regge tutta la canzone, una bella linea vocale decisamente oasis-style nulla di più, insomma, sono proprio loro! Grande semplicità, niente fronzoli parole o note inutili. Ma come sempre uno sprazzo di genio. In questa occasione il genio arriva nel finale psichedelico e coinvolgente che dà una bella scossa rock'n'roll all'ascoltatore.

Si passa a The Turning, la parte centrale di questo pezzo mi porta alla mente sensazioni particolari, molto particolari la colonna sonora di un film che tutti abbiamo visto, una passeggiata delicata a New York all'inizio degli anni 80, con una leggerissima pioggia e la convinzione che John Lennon sia ancora vivo. Poi l'esplosione del ritornello: easy, veloce, molto orecchiabile. Il punto di forza del brano, però, è per l'appunto la meravigliosa strofa, e il finale: un delicato arpeggio di chitarra con un sottofondo sfocato e debole, ma intuibile: auto sulla strada bagnata e allarmi che suonano e proiettano luci roteanti sulle pozzanghere.

Eccoci alla terza traccia: Waiting For The Rapture è decisamente un pezzo dei Beatles, ricorda molto Come Together. Il brano ha una forte carica blues e la prestazione vocale di Noel è davvero convincente, con bei punti di falsetto e qualche bella interpretazione. Uno dei pezzi migliori dell'album, un ritorno alle radici del rock'n'roll. Le chitarre si sentono molto grezze e rumorose, e il noise di sottofondo per tutta la lunghezza del brano non fa altro che dare un tocco ancora più psichedelico. Eccoci arrivati a The Shock Of The Lightning brano scelto come singolo di lancio dell'album. Un brano che ormai conoscete tutti: grande carica, un bel tiro, linea vocale puro Oasis. Insomma il singolo perfetto. Passiamo ad uno dei momenti più belli dell'album. I'm Outta Time, brano di Liam che può essere definito semplicemente meraviglioso. In questi anni le capacità compositive di “Our Kid” sono davvero cresciute e ce ne dà una dimostrazione con questa perla di una delicatezza sconvolgente. Un brano che sembra uscito dalla penna e dalla chitarra di George Harrison, un ritornello che fa chiudere gli occhi e fa sognare, con un ottimo songwriting (“Se cadrò sarai lì ad applaudire o ti nasconderai dietro a tutti loro?”).

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Negli ultimi secondi della canzone si sente in sottofondo uno spezzone di un intervista radiofonica fatta a John Lennon poco prima di morire, in cui l'ex Beatles dice: «“As Churchill said, It’s every Englishman’s inalienable right to live where the hell he likes. What’s [England] going to do, vanish? It’s not going to be there when I get back?»”. Dopo questo capolavoro di Liam si passa ad un’altra perla di Noel, (Get Off Your) High Horse Lady dove ancora una volta si sente molto l'influenza dei Beatles e degli Stones di Beggars Banquet. Strumentazione minimale, gran cassa in primo piano, battiti di mano a scandire il tempo. Una fusione tra blues e folk e un’altra grande interpretazione vocale di Noel che in questo brano ha anche un bell'effetto alla voce. Uno dei momenti più belli dell'album che denota grandissima classe. Lasciano un po' perplessi i 30 secondi finali dove si sentono passi sulla ghiaia e basta…

Traccia numero sette, capolavoro assoluto dell'album nonché una delle canzoni più belle della carriera degli Oasis: Falling Down dominata da un meraviglioso e ossessivo giro di batteria che ti risucchia dentro la canzone che tu lo voglia o no. Mister Noel Gallagher che ancora una volta dà una grande interpretazione vocale con una linea di una perfezione sconvolgente e anche qua si sente un pianoforte che scandisce il tempo, qualche rumore di sottofondo, e basta, minimali ancora una volta. Questo brano ricorda un po' la vecchia Setting Sun, realizzata in collaborazione coi Chemical Brothers, ma rispetto al vecchio pezzo Falling Down regala qualcosa in più per quanto riguarda in groove. Dopo questo picco assoluto sinceramente l'album va a calare, a partire proprio dal brano numero 8 To Be Where There’s Life: un giro dai sapori indiani, basso molto presente, ma un cantato poco incisivo, il brano un po' troppo ripetitivo sembra avere uno scossone verso metà canzone ma poi non cresce e rimane ibrido. Ain’t Got Nothin’ si potrebbe definire buona ma non troppo; ha un buon giro che poteva essere sfruttato meglio, di certo potrebbe avere più successo live ma resta banale, troppo facile per gli Oasis insomma, sono sicuro che avrebbero potuto trovare qualcosa di più incisivo.

The Nature Of Reality è la penultima traccia ed è strutturata su un ottimo giro, molto simile a Helter Skelter dei Beatles ad essere sinceri. Prosegue con un potente giro blues d’annata. Molto bella l'idea delle pause tra una strofa e l'altra, ma anche qui diciamo che manca qualcosa, forse un bel ritornello incisivo o chissà, però si sente che il brano resta un po’ lì, uno aspetta che vada ma resta ingabbiato e un po' dispiace.
La chiusura è affidata a Soldier On, pezzo di Liam, e purtroppo anche qui c’è da dire bella ma non bellissima. Sicuramente da apprezzare il fatto che non è il solito pezzo di chiusura Oasis, è un po’ diverso, quindi va premiata l'originalità. Il brano con una cadenza un po' militare manca un po' di mordente per quanto riguarda il cantato, si riprende nel ritornello con un bel lalala ma la sensazione resta la stessa dei tre brani precedenti: non si cresce. Da dire però che il finale è bello, una bella parte strumentale che cattura maggiore attenzione da parte dell'ascoltatore fino a spegnarsi in un roboante noise incomprensibile.

Insomma un album di 11 brani dove ci sono almeno 5 pezzi molto validi, un capolavoro, e i rimanenti, a tratti, un po’ deludenti o semplicemente gradevoli.
Ci può stare dopo 14 anni di carriera, soprattutto se si parla degli Oasis!

Grazie


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