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Glass

Un confuso thriller a cui non basta cavalcare l’eccitazione di Split e dei cine-comics per riuscire.

Dietro ad un seguito di un film celebre c’è sempre una sensazione di delusione, perché gli ammiratori hanno delle aspettative e i cineasti la ceca bramosia di replicarne successo e formule. E se un film fosse allo stesso tempo il seguito di ben due celebri pellicole (all’apparenza) distanti nel tempo e nella forma, quanto sarebbe grande lo sconforto e l’amarezza nello scoprire che il risultato è un grandissimo fiasco sostanziale, un’irritante catastrofe cinematografica debole in tutti gli aspetti?

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Night Shyamalan è un regista dalla buona mano che, come un prestigiatore alle prima armi fa con il cilindro e un coniglio, usa fino alla noia il depistaggio narrativo. Nonostante i riconoscimenti dal pubblico, ha sempre pagato lo scotto di un esordio con il botto (Il Sesto Senso) e nel tentativo di non prendersi troppo sul serio, si prende sempre troppo sul serio. Glass è il suo ultimo lavoro, un sequel-crossover che esce ora sale in tutte le sale, tra le fanfare e l’eccessiva pubblicizzazione. Nessuna evoluzione, solo tanta delusione. Nel 2000 realizza con Unbreakable una bellissima dichiarazione d’amore al mondo dei fumetti, narrando la storia delle origini di David Dunn (Bruce Willis), unico sopravvissuto ad un incidente ferroviario e predestinato ad una vita da supereroe/eroe, e il suo incontro con Elijah Price (Samuel Jackson), allo stesso tempo mentore e nemesi dalla mente acuta e le ossa fragili (per questo soprannominato Mr. Glass). Un comic-movie originale capace di rimanere in una dimensione di normalità narrativa e estetica, atipica al genere.

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Dopo una serie di prove non del tutto convincenti, nel 2016 ritorna ai vecchi fasti con Split, la storia di Kevin (James McAvoy), detto L’Orda, assassino dalle 23 personalità più una ancora nascosta, la più feroce, pronta a rivelarsi. Cinema calibrato, fatto con grande maestria e forza delle idee. Glass = Unbreakable + Split, perché per Hollywood la somma di due buone idee è uguale ad una terza altrettanto buona. Calcolo assolutamente errato, in quanto il risultato del riunire i personaggi e i diversi toni dei due film è stravagante e senza senso come lo è inzuppare del salame piccante nel cappuccino. L’inizio è promettente. Il supereroe Davi Dunn trova e sfida a duello L’Orda. Presto i due verranno catturati e l’azione si sposta in istituto psichiatrico, dove il Dr. Staple (Sarah Paulson), scettico e nemico delle superstizioni, tenta di spiegare ai due uomini che non c’è niente di straordinario in loro. Sono solo due pazzi. Tra gli internati del manicomio c’è anche l’ormai vecchio Mr. Glass.

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La storia è costruita con uno sviluppo lento e prevedibile tanto da non riuscire a suscitare interesse. Una ripetizione stanca e poco ispirata di dialoghi, la maggior parte delle quali servono a chiarire le motivazioni abbastanza stupide che muovono le azioni dei personaggi.  Per gran parte dell’eccessiva durata del film, il “sovrannaturale” viene trattato come se fosse qualcosa di reale ed effettivo, con il Dr. Staple che enuncia le sue ragioni indubitabili sul tema e la sua smania irrispettosa di analizzare tutto secondo i suoi principi. Ed ecco che nel terzo atto arriva la grande Rivelazione tipica del cinema di Shyamalan, rivelazione che risulta essere un enorme banalità ammantata di pretenziosa retorica. Considerando anche il terribile overacting di James McAvoy e la piattezza di Samuel Jackson e Bruce Willis, Glass è un’esperienza frustrante, un arazzo di insoddisfazioni.