viola di mare

Donatella Maiorca

100 registi (e tantissimi film) che migliorano una vita

Donatella Maiorca è una Viola di mare (2009). Senza dimenticare l’esordio originale con Viol@ (1998) e la democratica gestione parallela della regia per le serie Tv che reputa all’altezza di quella per la pellicola cinematografica, l’opera più recente della Maiorca eccelle e merita una monologo per sequenze, 3.

Seq. I: Sara (Isabella Ragonese) e Angela (Valeria Solarino) strizzano a quattro mani un lenzuolo: l’energia con cui impastano il tessuto intriso d’acqua, la passione con cui affondano i palmi che si sfiorano nel telo, la sensualità degli sguardi – efficace lo sguardo-maschio della Solarino – comunemente lontani da un gesto così domestico, sono l’addizione che conduce alla tessitura di un atto di seduzione in crescendo, tutto al femminile, intenso come solo una donna ha il potere di far nascere, qui elevato alla seconda, e al tempo stesso delicato e senza nessun profilo dedicato a sfamare la morbosità dello spettatore. Un gioco in cui la seduzione sottolinea il suo essere femmina, ferrea fragilità tanto seducente ed esclusiva dell’essere donna.

Seq. II: Angela diventata Angelo, mentre accarezza la zona genitale di Sara, vestita da sposa: profondo spessore seduttivo, non tanto perché si tratti di un momento esplicitamente intimo tra due corpi femminili complici e appassionati, ma perché la percezione è quasi disorientante davanti ad un amplesso inequivocabilmente lesbico, con la sensazione che sia una sorta di momento a tre.

Seq. III: la coreografia di due mani lascia preludere un momento di intimità tra due persone, ma il frangente si rivela ancor più profondo: ci sono una donna e un uomo nella stanza, ma nel corpo di un solo essere umano. Angela sta subendo la trasformazione della sua identità. Il seno dichiaratamente femminile le viene mortificato attraverso la fasciatura per renderla piatta da ogni curva, i capelli lunghi sono stati tagliati. È tristemente seducente assistere all’annullamento della femmina a favore della nascita del maschio: un corpo di donna annullato nella sua meraviglia per salvare l’onore della famiglia sicula di fine ‘800, che mai avrebbe potuto esporsi al paese dichiarando la paternità di tale scherzo della natura. La seduzione del mostro.