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Dire con il corpo e con le parole

Intimità a confronto fra gli Amor Vacui e Irene Russolillo

L’intimità passa dalla pelle e dalle parole. Ultimamente, a Carrozzerie n.o.t, abbiamo visto due spettacoli che, attraverso poetiche e linguaggi del tutto diversi, hanno a che fare con l’una e con le altre, ovvero con l’intimità.

Amor Vacui, giovane compagnia padovana, in Intimità (menzione speciale al Premio Scenario 2017) ne fa l’oggetto prescelto della propria riflessione attraverso il linguaggio teatrale; in This is your skin di Irene Russolillo, l’emozione diventa il fulcro della costruzione di un «concerto coreografico». Paradossalmente, però, questa emozione non si tramuta mai in qualcosa di personale o “emotivo” bensì in uno stato del corpo al servizio di un movimento astratto, rigoroso, puro che esplora una relazione di prossimità delle performer, sfociando poi nella parola – una ricerca artistica ibrida fra teatro e danza portata avanti dalla coreografa e danzatrice pugliese fin dalle sue creazioni precedenti.

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Foto ©Serena Pea

Sarà che intimità fa sempre rima con nudità, che sia fisica o metaforica, tant’è che i tre attori Andrea Bellacicco, Eleonora Panizzo e Lorenzo Maragoni (anche autori dello spettacolo insieme al drammaturgo Michele Ruol) si presentano davanti al pubblico in mutande, timidi e impacciati, con lo sguardo incerto di chi è lì quasi per caso, per parlare di qualcosa che sta loro molto a cuore: la difficoltà di vivere le relazioni sentimentali. Se il bisogno di amare e di essere amati è congenito all’essere umano, dietro ogni storia d’amore tuttavia si celano anche conflitti, travagli ed errori che si ripetono identici e che il tempo sembra non cambiare mai. Perché?

Proprio su questo aspetto si soffermano gli Amor Vacui, i quali si faranno “campioni” dei trentenni medi con la volontà di capire cosa si celi dietro i nostri comportamenti, e di portare alla luce questo conflitto fra lo slancio idealistico all’amore e la nostra imperfezione di esseri umani. Questi tre esempi di uomini e donna si rivolgeranno al pubblico in modo non invadente e confesseranno in scena le proprie difficoltà, riuscendo a non indugiare nel vittimismo e nelle lamentele tipiche della generazione dei trentenni ma, al contrario, adottando uno sguardo lieve e crepuscolare sulla vita che lascia nel pubblico una sensazione mista ad allegria e malinconia.

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Foto ©Serena Pea

Così, c’è la ragazza che passa da una storia a un’altra con l’illusione di realizzarsi o di nascondersi in qualcuno, l’uomo sposato logorato dagli anni di convivenza, il ragazzo insicuro che ricorda un amore perso per sempre. Al racconto delle storie d’amore si inseriscono, in un sapiente montaggio drammaturgico, aneddoti sull’adolescenza, le prime cotte, il rapporto con i genitori, che forse sono la conseguenza diretta degli schemi comportamentali, fino ad arrivare alla vecchiaia (l’unica parte che rischia di apparire più didascalica), in cui ci si ripete uguali potenzialmente all’infinito.

Il pericolo di cadere nel cliché psicanalitico è dietro l’angolo («perché mio padre non veniva ai saggi di karate?»), come anche quello di portare sul palco situazioni fin troppo esplorate e quasi stereotipate, eppure la compagnia si smarca dal pericolo di risultare convenzionale grazie alla freschezza e alla genuinità dell’ interpretazione nonché a un attento studio drammaturgico che si rivela accattivante e tagliente.

Un congegno a orologeria che, fra battute tranchant, statistiche e schemi che si ripetono, consente a tutti di riconoscersi nelle situazioni e di partecipare empaticamente ai dilemmi esposti degli attori. Amor Vacui porta quindi in scena un’intimità vera, non reale (quindi non autobiografica), animati da un desiderio autentico di voler condividere con il pubblico la propria visione su una questione che davvero sentono vicina, e lo fanno con intelligenza, leggerezza e padronanza scenica. 

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Foto ©Monia Pavoni

In This is your skin di Irene Russolillo la pelle, e quindi il corpo, è sempre al centro della riflessione e dello spazio, il corpo inteso come possibilità e come limite oltre il quale è impossibile spingersi. Tre danzatrici in scena (Alice Giuliani, Alice Raffaelli e la stessa Russolillo, che per la prima volta si misura con la presenza di altre performer) vestite in top e leggins, cominciano a muoversi nello spazio coordinandosi perfettamente ai beat di musica elettronica composta per l’occasione da Spartaco Cortesi (anche coautore dei testi insieme a Russolillo): un tappeto sonoro ipnotico e coinvolgente all’interno del quale si compenetreranno danza, musica e parola.

Il movimento è un’esplorazione audace del gesto femminile che non ha paura di andare oltre le definizioni di ciò che è considerato aggraziato o composto, che quindi sfida il rischio e l’esagerazione: un movimento ferino, primitivo, quasi epilettico, che spezza e scompone il corpo fra estasi e follia, fra controllo e impulsi improvvisi.

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Foto ©Monia Pavoni

I corpi inizieranno così a muoversi e ad interagire fra loro: si cercano perché, quasi per una legge naturale di attrazione, non possono farne a meno. È un ondeggiare nello spazio che non ha un fine preciso ma è più “gravitazionale”: porta a un allontanamento o a un avvicinamento, ad assoli o ancora a formare degli incastri a tre come nel tentativo di superare la propria pelle per raggiungere l’altro—tentativo fallimentare che porta le performer, esauste, a riversarsi a terra sul pavimento.

La danza giunge cosi alla necessità della parola, declinata in immagini oniriche e suggestive: il corpo si fa parola e la parola corpo, scrittura coreografica e scrittura delle parole s’imbevono l’una dell’altra, pur non essendo correlate fra loro ma rappresentando piuttosto due scritture parallele che s’incontrano nell’unicità dell’evento performativo.

Se da un lato This is your skin è un lavoro che si fa portatore di una ricerca coreografica coraggiosa e fuori dagli schemi, dall’altro potrebbe risultare di non facile fruizione per lo spettatore che volesse andare alla ricerca di una drammaturgia del corpo più comprensibile, non tanto in termini di “significato” della coreografia, quanto di una chiara visione coreografica d’insieme che forse è ancora radicata nell’interiorità dell’artista e che deve esplodere all’esterno ancora di più.

Due spettacoli, due poetiche e due compagnie diverse che esplorano alcune delle innumerevoli possibilità con cui il corpo e le parole possono raccontare qualcosa di intimo.

Ascolto consigliato

INTIMITÀ

scrittura condivisa di Michele Ruol, Lorenzo Maragoni, Andrea Bellacicco, Eleonora Panizzo, Andrea Tonin
con Andrea Bellacicco, Eleonora Panizzo e Andrea Tonin
regia di Lorenzo Maragoni
Menzione speciale al Premio Scenario 2017
Vincitore del bando di residenza MaturAzione del Teatro Stabile del Veneto
Carrozzerie n.o.t, Roma – 18 ottobre 2018

THIS IS YOUR SKIN

Project and choreography Irene Russolillo
Performance Alice Giuliani, Alice Raffaelli, Irene Russolillo
Music Spartaco Cortesi
Lights Valeria Foti
Textes Irene Russolillo and Spartaco Cortesi
Production Festival Oriente Occidente
Coproduction Comune di Brentonico, Ass. Cult. VAN
Collaborations Italian Cultral Institute of Paris, Les Brigittines – Bruxelles, Italian Cultral Institute of Bruxelles, CLAP Spettacolodalvivo – Brescia, Rete Habitat/Torri dell’acqua – Budrio, SPAM! Rete per le arti contemporanee – Porcari, Garage29 – Bruxelles
Support MIBACT Italian Ministry of Culture
Carrozzerie n.o.t, Roma – 16 novembre 2018