In questo 2011 musicale quantomai ricco di grandi e attesi ritorni fanno di nuovo capolino nell’industria discografica anche i Kills, a poco più di tre anni dal loro ultimo full lenght.

The Kills - Blood PressuresLa proficua collaborazione che la metà americana e femminile della band, tale Alison Mosshart, ha portato avanti negli ultimi due anni nei Dead Weather di Jack White, non può che aver accentuato quell’immagine di White Stripes patinati d’oltremanica che aveva contraddistinto i Kills fin dagli esordi.
Ma questo attesissimo Blood Pressures, quarto album in studio del duo, ci dimostra di non temere alcun confronto e accostamento.

A partire dalla prima, aggressiva Future Starts Slow, in cui il duetto canoro della sopraccitata Mosshart con l’ottimo chitarrista Jamie Hince (a cui l’etichetta di semplice fidanzato di Kate Moss è sempre andata un pò stretta) è come da tradizione un perfetto connubio di ruvidezza e melodia. Satellite è il singolo che precedette l’album qualche settimana fa, trascinatamente cadenzato da una drum machine dai ritmi vagamente raggaeggianti. I Kills qui dimostrano di saperci sempre fare coi suoni sporchi, che in questo album diventano però via via meno garage ed essenziali, come stanno a dimostrare i successivi pezzi Heart Is a Beating Drum e Nail In My Coffin, ma anche Wild Charms, canzone cullata dai suoni di un mellotron e cantata da un Jamie Hince in chiara ispirazione Beatlesiana.

La vena blues dei primi due dischi si è in realtà in parte persa, ma la band è riuscita nel mentre a trovare un sound sempre più distintivo di cui DNA è un tipico esempio. Baby Says è forse uno dei pezzi potenzialmente più orecchiabili mai scritti dal duo, e questa vena smaccatamente pop si ripresenta nella seguente The Last Goodbye, struggente ma riuscitissima ballata a pianoforte che va a precedere il trittico finale di brani, che forse è l’unica vera pecca di questo lavoro.

Rimane il fatto che i Kills sono riusciti a fare l’ennesimo ottimo disco. Coinvolgente, spigoloso ma anche ruffiano. Senza snaturare minimamente il loro suono ma limandolo negli arrangiamenti e nelle composizioni. Dimostrando una verve e freschezza compositiva
che forse molti non si aspettavano, soprattutto da un gruppo che, negli ultimi tre anni, era diventato più famoso per il gossip intorno ai propri componenti che per gli innegabili meriti musicali precedenti.


Alessandro Blangetti