Arancia Meccanica - Stanley Kubrick“Eccomi là, cioè Alex e i miei tre drughi, cioè Pete, Giorgy e Dim, ed eravamo seduti al Korova Milk Bar, arrovellandoci il gulliver per sapere cosa fare della serata”.

Indiscusso capolavoro dal maestro Stanley Kubrick, Arancia Meccanica è sicuramente uno dei film più straordinari e di maggiore impatto sociale del ‘900 (nel 1971, quando uscì, provocò uno scandalo enorme). Il film racconta di Alex, un ragazzo fan della violenza, dello stupro e di Beethoven che, con altri tre coetanei, gira di notte per le strade di una Londra futuristica, sfogando i suoi istinti criminali contro ogni essere umano che incontra sul suo cammino. Una notte però Alex uccide accidentalmente una donna con l’intento di rubarle in casa e, complici i suoi compagni, viene arrestato. In carcere viene selezionato per il progetto “Lodovico”, un pesante sistema correzionale per i detenuti che consiste nel mostrare loro immagini violente fino a far scaturire in loro un senso di nausea e ribrezzo che li inibisce ad ogni azione violenta. Dopo la cura Alex viene rilasciato ma la libertà che ha guadagnato comporterà un’ulteriore pena: la vendetta di coloro che la violenza continuano a esercitarla.

Kubrick trae dal romanzo “Un’arancia a orologeria” di Anthony Burgess un’opera distopica sul nostro futuro dominato dalla violenza e dalla repressione sessuale; per questo il film è contornato di scene di violenza brutali fino ai limiti della sopportazione ma ironicamente commentate dalla musica. La colonna sonora appunto ha sicuramente un ruolo fondamentale, composta dalle arie di Beethoven e Rossini che scandiscono i momenti più truci del film. Indispensabile anche l’apporto della scenografia, come l’arte moderna dell’arredamento del Korova Milk Bar o della casa della signora dei gatti. A rendere immortale il film contribuiscono soprattutto il linguaggio gergalizzato e moderno (drugo, karasciov, devotchka, gulliver), l’abbigliamento dei quattro drughi (pantaloni e camicia bianca, bretelle, bombetta, bastoni e infine l’inquietante ciglia finta di Alex) e il massiccio uso di accelerazioni, ralenty e inquadrature del tutto anomale.

Ineccepibile Malcolm McDowell nel ruolo di Alex: la sua performance fu talmente massacrante che decise di non lavorare mai più con Kubrick anche se questa resta ad oggi la sua migliore interpretazione.

Tra le tante ricordo tre scene in particolar modo efficaci: l’inizio con lo sguardo inquietante di Alex ripreso in primissimo piano e accompagnato da un pezzo di Beethoven arrangiato elettronicamente; sempre il protagonista che canta e balla “Singin’ in the rain” mentre stupra una donna; il criptico e geniale finale.


Giovanni Pesce