66esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia

Con George Clooney, Ewan McGregor, Jeff Bridges, Kevin Spacey. Commedia - USA

The Men Who Stare at Goats - Grant HeslovPresentato finalmente al Lido uno dei film più attesi: The Man Who Stares at Goats di Grant Heslov. Attesa calamitata soprattutto dal cast stellare rappresentato qui da George Clooney e Ewan McGregor. La passerella dei divi in serata ha attirato una folla di fan accampatesi fin dal mattino e che non sono state deluse dalla grande disponibiltà dei due attori.

Il giornalista di provincia Bob Wilton (McGregor) un giorno intervista un uomo che gli racconta di aver fatto parte di un reparto dell'esercito dotato di incredibili poteri psichici. Quando dopo averlo bollato come matto incontra per caso in Kuwait Lyn Cassady (George Clooney), a detta dell'uomo il migliore del gruppo, fiuta la storia in grado di cambiargli la carriera e decide di seguirlo in Iraq per scoprire tutto sui suoi poteri e il suo passato nell'esercito. Mentre la strana coppia prosegue il viaggio guidata dal fiuto di Lyn attraverso l'Iraq dove deve compiere una misteriosa missione si aprono tanti flashback sulla creazione e addestramento di questo reparto di paranormali con il compito di rivoluzionare in senso non violento la guerra. A capo della combriccola di freaks l'ufficiale Bill Django: un Jeff Bridges che ci regala un'indimenticabile comparsata di Drugo Lebowsky nell'esercito.

Commedia esilarante che prosegue sulla strada di Tropic Thunder nel ridicolizzare l'esercito senza rinunciare al gusto della satira arguta, ”The Men Who Stare at Goats” conquista il pubblico sostenuta da un cast assolutamente all'altezza della fama: Clooney è probabilmente il migliore per le commedie brillanti e McGregor è una spalla perfetta con la sua maschera ansiosa, unico normale (?) in mezzo ai matti. Il regista Heslov, al primo film dopo aver già lavorato con Clooney come sceneggiatore, è bravo a confezionare un prodotto godibile e veloce, in cui il ritmo si mantiene sempre alto senza correre rischi uscendo dal seminato nelle sue scelte linguistiche. Regia funzionale ad una scenggiatura che promette di raccontare “una storia molto più vera di quel che potrete immaginare” e che mescola nostalgie hippy, e reminiscenze cinefile sfoggiando un buon numero di trovate che strappano risate a tutti e che resteranno impresse.

Il pubblico applaude convinto alla fine questa commedia demenziale di qualità che non avrà problemi a sbancare i botteghini italiani quest'autunno. E se lo sarà meritato.


Giacomo Lamborizio