Chronicle - Josh TrankSupereroi e mockumentary. Due tra i generi più in voga del momento si incontrano nel film-caso di Max Landis e Josh Trank che, costato solo 12 milioni di dollari, è riuscito ad incassarne cinque volte tanto solo in Usa. Ma dove sta la novità? Ad essere nuova è in realtà solo la forma, mentre il contenuto, una tipica storia di formazione adolescenziale, non lo è affatto. Nemmeno lo è lo svolgimento in chiave tragico-drammatica che ha come modello più prossimo il classico Carrie – lo sguardo di Satana (Brian De Palma, 1976).

Nell’epoca dei supereroi senza superpoteri continua quindi la fortuna di un filone che riesce a ospitare al suo interno la norma (è in arrivo una nuova trilogia di Spiderman e un nuovo Batman) e la deviazione da essa con egual successo, a riprova che il pubblico, visto anche il recente trionfo di The Avengers, non è ancora sazio di cinema supereroistico in tutte le sue declinazioni possibili.

In questo caso, all’antitesi del notevole Super (James Gunn, 2010) a essere ben poco super sono le ambizioni dei giovani protagonisti: tre ragazzi che dopo un non ben definito “incontro ravvicinato” in un tunnel sotterraneo scoprono di poter spostare oggetti con il solo pensiero e si accorgono di quanto sia divertente usare le loro nuove facoltà telecinetiche a scopi teppistici e goliardici. Ma al crescere dei poteri il più psicologicamente fragile del gruppo, Andew, sfortunato e vessato da un padre violento, perde il controllo e si trasforma in un temibile Freak dalla follia distruttiva, con conseguenze e sviluppi prevedibili.

La forma mockumentary si palesa nell’incipit con la promessa del protagonista, Andrew, di riprendere tutto ciò che accadrà con la sua videocamera, dichiarazione di intenti cinematografica e autoriale, ancora prima che narrativa. L’occhio tecnologico di Andrew sarà quello dello spettatore, con l’integrazione di qualche media esterno come ad esempio riprese di sorveglianza. Ma mano a mano che Chronicle procede e si fa sempre più aderente ai canoni del genere supereroistico tradizionale, e quindi più spettacolare, il collage di fonti visive à la Redacted diventa sempre meno credibile, e il film ne perde in interesse

Se l’idea di frullare tre filoni distinti – il supereroistico, il mockumetary e il Bildungroman in salsa moderna – è apprezzabile, il risultato, fatta eccezione per qualche bella trovata - come la camera fatta muovere con la forza del pensiero -, non è proprio la summa del loro meglio; nonostante la sua natura troppo derivativa comunque, Chronicle merita senz’altro una visione.


Francesco Pognante