Rigare dritto in tutto e per tuttoRichiamano il cabaret anni '40, il casual degli anni '50 dei motoscafi Riviera e dei gondolieri, la nostalgia della Capri del cinema e della Saint Tropez degli anni '60. Le righe colorate avvolgono noi e la nostra storia in vortici di stilosa semplicità d'altri tempi, anche se va detto che le fasce policrome in discussione aderiscono ad ogni decennio passato in modi diversi e indagando su nuovi mix di concetti e immagini rievocate.

Le strisce delle maglie di cotone e paillettes si affiancano a degli shorts che contengono motivi che ci riportano alla mente la stilistica di Gustav Klimt, su sfondi accesi e linee infantili (Rimondi). Ci si riallaccia dunque agli anni Sessanta, ma si rielaborano i volumi e le forme, una volta creati con righelli e squadrette, adesso più anatomici e affusolati. Insieme alle righe, il bianco e nero si incastra bene: destruttura e stratifica quasi come in un ancestrale cartone animato di inizio secolo scorso. Le maglie a righe più famose del mondo, fino alla vita oppure fino alle ginocchia e usate come unico outfit, sono quelle di Sonia Rykiel, che dagli anni Settanta a oggi è riuscita a conquistarsi il doppio appellativo di regina della maglia e principessa delle righe.

Righe anche nei giubbotti e nelle giacche a metà strada tra lo sportivo e il militare ed in certi casi tendenti verso l'effetto carcerato preferibilmente evitabile. E poi strisce che definiscono scene colorate, accese, fluorescenti, che complicano la geometria assonometrica e orizzontale, attingendo più alle fantasie eccessive di una certa chimica matematica. Prada la fa da padrone in questa ricchezza di colori e riferimenti onirici e visionari, dove insieme alle righe compaiono figure random, volte a rompere la staticità superficiale delle righe.

Le righe e le spirali sui tessuti sono le stesse che troviamo nelle provocazioni di Lucio Fontana (in questo caso si dovrebbe parlare più che altro di riga al singolare), nelle luci e nei bagliori di Bruce Nauman e nelle foto in bianco e nero di William Klein.

La maglia a righe è un simbolo, fa parte di noi, è semplice, la si mette da bimbo, da giovane, da adulto e da anziano, riempie le giornate calde dallo stile vagamente vacanziero e quelle fredde e piovose dallo stile grunge e neo-bohemienne. Le righe sono belle perché sanno stare dentro ogni cosa: sulle gonne come sui palazzi, sulle camicie come su un ombrellone estivo, su un paio di calze come su un divano in stile Liberty ottocentesco.


Alexandra Chiolo