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A glory night in the wind of change

Era una fredda sera di novembre di 22 anni fa, forse pioveva anche, ma questo alla gente di Berlino non interessava. Era dal 1961 che aspettavano questo momento. Ora il muro non esiste più, ne è rimasto un piccolo pezzo, quello famosissimo dei graffiti diventato ormai un luogo turistico pari alla più antica Porta di Brandeburgo. Tutto il resto è stato completamente abbattuto; per le strade di Berlino è presente sull'asfalto una striscia marcata a delimitarne il perimetro, quasi come fosse una cicatrice, cicatrice di quella generazione che ha vissuto quegli anni ormai impressa indelebilmente nella testa e nei pensieri dei posteri.

Per le nuove generazioni è una memoria che giorno dopo giorno si inabissa, una pagina in più da studiare sui libri di storia. Capita ora che al mercatino delle pulci si vendano pezzi di muro, magari anche falsi. Alla fine se ci pensiamo tutta la storia del muro è stata “falsificata”. Falso è stato poter credere di impedire che i due sistemi, la democrazia capitalista e il socialismo reale, si confrontassero da vicino. Si sono confrontati eccome, in modo anche pesante, e lo strascico che si portano dietro è visibile anche ai giorni d’oggi.

Tralasciamo il discorso politico, ci sarebbe troppo da dire; tralasciamo anche quello storico visto che tutti dovrebbero esserne a conoscenza. Parliamo di musica, quella seria che anche in questo caso ha detto la sua. La canzone simbolo di questo avvenimento storico è stata Wind of Change del gruppo tedesco Scorpions. È stata quasi una canzone profetica: infatti Klaus Maine la scrisse pochi mesi prima della caduta del muro tornando da Mosca. E non era un viaggio di piacere; il gruppo stava tornando da un festival hard rock con i più grandi gruppi del momento organizzato in onore della pace tra i “due mondi”.

In un'intervista disse: “«Era come se il mondo stesse cambiando davanti ai nostri occhi. Tornando a casa, nel settembre del 1989, le emozioni erano così forti, e quello che abbiamo visto tra il 1988 a Leningrado e il 1989 a Mosca era un sentimento forte di speranza nel fatto che il mondo sarebbe cambiato per il meglio»”. La ballad ha avuto un effetto sulla società pazzesco tanto da essere stata tradotta in molte lingue, raggiungendo il primo posto in quasi tutte le classifiche mondiali.

L'anno seguente alla riapertura dei confini Roger Waters, bassista dei Pink Floyd, festeggiò l'anniversario con un mega concerto chiamato per l’occasione “The Wall”. Il “Wall” ora è caduto, ma le tristi immagini di quelle persone che hanno visto morire i propri cari quando hanno deciso di scavalcare quel “wall” nella speranza che al di là si potesse andare incontro a una nuova vita, ma trovarono solo il fucile puntato contro dalle guardie che presidiavano il confine.

Di spirito opposto chi ha aspettato quasi trent'anni per compiere il passo verso la libertà e come la forza di un fiume in piena questo muro l'ha oltrepassato e anche distrutto. Queste sono le immagini che vogliamo ricordare anche e soprattutto per chi è morto per questa causa.

“…«and we all shine on, like the moon, the stars and the sun»…” tanto per citare il ritornello di una delle canzoni più famose di John Lennon, da sempre legato a queste tematiche, ma che in quegli anni era già stato assassinato. Noi ci prendiamo la presunzione di citare queste parole per chi la mattina del 9 novembre 1989 ha finalmente potuto respirare un vento di cambiamento.