Michel-Gondry

Michel Gondry

100 registi (e tantissimi film) che migliorano una vita

“Were playing those mind games together, 
Pushing the barriers, planting seeds”. 
La canzone di John Lennon sembra perfetta per descrivere l’incredibile circo onirico che è il lavoro audiovisivo di Michel Gondry. Giochi mentali che piantano semi vitali e caotici nel cervello dello spettatore, dove immaginazione e allucinazione si mescolano in un cocktail lisergico fatto di colori che giocano in un rimescolamento continuo e inusuale, pareti che perdono la loro funzione di muri portanti per sbriciolarsi mostrandoci come il dentro e il fuori in verità siano la stessa cosa, le forme perdono la loro consistenza originaria per evolversi in sinuose sfumature tra realtà e mondo dei cartoni, dove anche il soggetto viene sdoppiato in una moltiplicazione continua.

La produzione di Michel Gondry è un gioco ad incastro tra il suo lavoro come regista di videoclip e quello più strettamente cinematografico. Due percorsi che si avvicendano continuamente, dove l’uno è il terreno di sperimentazione dell’altro, come possiamo vedere proprio nel suo primo film, Human Nature, scritto in collaborazione con Charlie Kaufmann, dove alcune scene non sono altro che una prosecuzione di un immaginario già presentato all’interno del videoclip fatto per Human Behavior di Bjork.

Quello con la cantante islandese è solo uno dei grandi nomi della musica con cui ha lavorato, tra cui troviamo i Rolling Stone, Kyle Minogue, i Daft Punk. i Chemical Brothers, i Radiohead e il video dei White Stripes di The Hardest Button to Button, dove c’è la famosa moltiplicazione degli strumenti musicali. Anche il secondo film è tratto da una sceneggiatura di Charlie Kaufmann. Se mi lasci ti cancello è una commedia psicologica dove l’amore tra due persone viene trattato in una maniera approfondita e originale, con una venatura romantica disarmante.

Con L’arte del sogno continua la sua sperimentazione a sfondo amoroso tra i labirinti delle emozioni, dove sogno e realtà si confondono e i personaggi sfumano sempre di più ai bordi in una fragilità emotiva che li rende unici. Il cammino stravagante del regista prosegue con Be Kind Rewind, un inno al cinema con Jack Black nei panni di uno smagnetizzatore di VHS, e The Green Hornet, dove riprende le gesta dell’eroe del serial radiofonico del 1936.

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