Santiago-Italia

TFF 36 – Il cinema sotto la mole #6

Nothing or Everything di Kim Gyeol(Onde)  

Due ragazze si aggirano in un bosco, luogo in cui è avvenuto un tragico evento. La trama di Nothing or Everything è semplice, tuttavia il film esordio della coreana Kim Gyeol è un tour de force all’interno della sofferenza, fisica e psicologica. La regista usa pochissimi elementi – due attrici e una foresta – ma la povertà di mezzi è anche la forza di un film che si regge su una regia che segue da vicino la recitazione viscerale delle protagoniste Le Lou Young e Know So Hyun. Un film estremo e folgorante, con tempi tanto dilatati quanto tesi, che ha la il coraggio di mostrare  momenti intimi di dolore e morte. Nothing or Everything è un’opera prima che, come il titolo, è niente o è tutto, piace oppure no, ma certamente non lascia indifferenti. (Giulia Bona)

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Ulysse & Mona di Sébastien Betbeder – (Festa Mobile)

L’artista contemporaneo Ulysse è un lupo solitario. Con la sola compagnia del suo cane, vive nella sua villa privata. Mona, invece, è il suo opposto: vitale e voluttuosa, studia disegno all’accademia e sogna di diventare una grande artista. Le loro strade s’incontrano quando Ulysse, scoperto un male incurabile, decide di farsi aiutare dalla ragazza a risolvere i problemi della sua vita. Sébastien Betbeder è apprezzato dal Torino Film Festival, che lo ha insignito del Premio della giuria per 2 automnes 3 hivers alla 31° edizione. In quest’ultimo lavoro, la sua attenzione si concentra su un uomo (un’irresistibile Eric Cantona) che guardandosi all’indietro non si riconosce più. Gli spunti ci sono tutti per uno studio su ciò che porta un individuo ad accettare la morte. Ma in realtà la storia verte su un viaggio fatto di gaffe e di confessioni, che ci strappano un riso liberatorio e, alcune volte, consolatorio. L’umanità che popola il mondo di Betbeder è insicura e gracile: l’ideale per una commedia malinconica senza grandi pretese.

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La disparition des lucioles di Sébastien Pilote – Torino 36

La sconsolatezza di un paesino della provincia canadese sta stretta Léo. Tra la pressione della famiglia della madre riguardo le decisioni della ragazza per il futuro e in mancanza del genitore biologico, la protagonista trascorre le sue giornate al corso di chitarra di Steve, un uomo più grande di lei, pigro e sfaccendato. Il panorama cinematografico canadese negli ultimi anni ci ha regalato molti giovani registi che confrontano le certezze del mondo degli adulti con le insicurezze dei più giovani (un esempio per tutti è Xavier Dolan) e Sébastien Pilote con la sua opera si inserisce in questo flusso. Nel suo film regna uno spleen che scandisce le decisioni dei protagonisti e li porta a trascinarsi tra lavoretti del doposcuola e a fuggire dalle piccole responsabilità. Questo li porta a scontrarsi con i duri imprevisti della vita, aprendo ferite difficili a rimarginarsi. Perché tutto, come le lucciole, sparisce: le sicurezze, gli scopi, i legami e soprattutto un futuro concreto.

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Santiago, Italia di Nanni Moretti – (Festa Mobile)

Quando Allende salì al potere nel 1970, il popolo cileno, visse tre anni di cambiamenti radicali e di pace diffusa. Ma, quello che per molti sembrava un sogno ad occhi aperti, finì l’11 Settembre del 1973. Moretti ritorna al documentario e lo fa ovviamente a modo suo. Poco spazio viene lasciato alle immagini e filmati del tempo e tutta l’attenzione si concentra sulle testimonianze di chi ha vissuto l’esperienza della fuga. Un focus su quei volti che hanno visto da vicino lanciare le bombe dall’aviazione militare sulla Moneda, che hanno vissuto le torture e le detenzioni in “campi di rieducazione” improvvisati e che hanno provato sulla loro pelle una persecuzione accanita e folle. L’unica ancora di salvezza si materializza nell’ambasciata italiana e nei suoi centri di accoglienza che consentivano a molti perseguitati di fuggire e ricominciare una nuova vita. Ed è proprio qui che Moretti concentra la sua attenzione: su un’Italia più aperta e ospitale che in questi anni sembra ormai essere un lontano ricordo. (Marco Perna)

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