Foto di scena ©Gaia Recchia

Il teatro oltre la cronaca

'I ragazzi del cavalcavia' di Industria Indipendente

I sassi costruiscono strade. Le strade portano sempre da qualche parte: si possono percorrere, cambiare, lasciare, oppure possono essere una via di salvezza verso una realtà diversa da quella che si ha sotto gli occhi.

Sulla scena delle Carrozzerie n.o.t c’è soltanto un sasso, insieme a due torce, che preclude tutte le strade – testimone inquietante di un gesto inspiegabile. È la notte del 26 dicembre del 1996 quando i fratelli Furlan lanciano un sasso di tre chili dal cavalcavia della Cavallosa, nei pressi di Tortona, colpendo in pieno una donna di 31 anni e uccidendola sul colpo. La motivazione ufficiale: “sfuggire alla noia di una notte invernale”. Sembra un racconto uscito dalla penna di Camus, invece è il fatto di cronaca cui si ispirano Erika Z. Galli eMartina Ruggeri, in arte Industria Indipendente, per I Ragazzi del Cavalcavia (Premio Giuria Popolare “Dante Cappelletti” 2015), mosse dal desiderio di capire cosa possa rendere la vita così assurda.

I fratelli F. e lo zio Rex sono ragazzi come tanti, hanno un lavoro normale e conducono una vita di provincia nella città di T. che non lascia molto spazio all’immaginazione. Certamente, hanno il chiodo fisso per le donne – qui mai mostrate, soltanto evocate e desiderate con quel machismo ostentato che in realtà è sintomo d’ insicurezza. È infatti un mondo fortemente virile il loro, fatto di rapporti viscerali in bilico fra la complicità da camerata e l’aggressività fisica sempre in agguato; legami che si vanno formando nel susseguirsi di scene che ricostruiscono la vita quotidiana dei ragazzi a partire dal 24 dicembre, poco prima della tragedia. La scena è essenziale: basta il carisma e la bravura degli attori (Alberto Alemanno, Maziar Firouzi, Francesco La Mantia, Michael Schermi, Daniele Pilli) a evocare, con marcata cadenza piemontese, le serate al bowling, le ragazze dal bel culo, il gelo delle serate passate sulla Cavallosa o lo sballo in discoteca. In questa realtà, vissuta sullo sfondo degli anni ’90, la rabbia privata si mischia allinquietudine collettiva di un secolo che sta per finire, e la fame di una vita diversa si alterna alla paura di affrontarla.

Foto di scena ©Gaia Recchia

25 dicembre. Il Natale arriva anche in casa F., familiare, malinconico e desolante. In fondo, il Natale è tempo di bilanci in famiglia: obiettivi ancora non realizzati, desideri e speranze per l’anno nuovo, ma soprattutto la sensazione che il giro di giostra si ripeta ancora una volta uguale. Così, quando arriva la fatidica sera del 26 dicembre, si ha l’impressione che quell’ultimo feroce gioco sia un modo non tanto di sfuggire alla noia, non solo di cercare una parvenza di vitalità nell’adrenalina che porta con sé il pericolo, ma soprattutto un tentativo disperato e rabbioso di sentirsi qualcuno. Perché quando la famiglia è ormai distrutta, quando di giorno non si è nessuno, la notte dovrà pur esserci un modo per rigurgitare quella realtà sempre uguale, che non offre nulla; un modo per fare qualcosa, qualsiasi cosa e sentirsi finalmente vivi, fosse anche lanciare dei sassi sulle automobili in corsa, quegli stessi sassi che da speranza di fuga si trasformano nella tomba di tutte le possibilità. Buio.

Foto di scena ©Gaia Recchia

Fra atmosfere alla Trainspotting di Boyle e Non essere cattivo di Caligari, Galli e Ruggeri decidono di mettersi dalla parte del torto, portando in scena con equilibrio e sensibilità uno spettacolo che spazia agilmente dall’ironia brillante alla violenza, passando per l’introspezione più sofferta. Lungi dal cercare giustificazioni o attenuanti per l’assurdità dell’accaduto, il teatro di Industria Indipendente arriva là dove la cronaca si ferma: non analizza ma costruisce mondi, non condanna ma sviscera le componenti di una realtà disagiata che non si può ignorare; chiede la sospensione del giudizio, in cambio però dona al pubblico la capacità di sentire con più umanità.

Un teatro fatto di carne e di strada che non ha paura di sporcarsi le mani con la realtà, quella vera. Così, Industria Indipendente si rivela una delle realtà teatrali romane più interessanti – e ancora poco conosciute. Purtroppo.

Ascolto consigliato

Carrozzerie n.o.t, Roma – 19 dicembre 2015