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Paper’s Digest #4. Ottobre Dicembre 2016

Un anno si chiude e intanto una nuova stagione prosegue. Si intravedono segnali di ripresa: una ripresa circostanziata, minoritaria, sporadica, ma di innegabile qualità; segno, forse, che qualcosa sta cominciando a cambiare davvero. Non crediamo che sia il sistema teatrale a migliorare, le produzioni dei “teatroni” continuano a rimanere mediocri, spettacoli costosi, goffi nei loro stessi sprechi, che consumano fondi a debito (per non dire talenti possibili) senza riuscire a suggerire un percorso, un progetto, una visione, o semplicemente un po’ di vivacità. Non lasciano traccia di sé. E infatti raramente qualcuno se ne ricorda. Certo, ci sono le eccezioni, felici eccezioni, ma si può continuare a negare la regola per guardare fiduciosi a queste soltanto?
No, i segnali giungono da tutto ciò che è piccolo, marginale, sofferto, da chi per vocazione o per contingenza ha mutato atteggiamento: abbandonando finalmente la giostra che crolla, senza più concedersi l’illusione decadentista dell’ultimo giro. Si ricomincia dalla sconfitta. Perdere in fondo fa bene. Ci riporta fra gli uomini.

Acqua di Colonia – Frosini/Timpano
Teatro Bibilioteca Quarticciolo, Roma – 20 novembre 2016

Gli altri non esistono, “gli altri” è un’invenzione che ci serve a sentirci diversi e migliori. Acqua di Colonia ci insegna che il razzismo è un’illusione figlia dell’ignoranza e dell’egomania: ripercorrendo le contraddizioni culturali di quella mezza frode repubblicana chiamata Italia, Frosini/Timpano superano il livore del sarcasmo realizzando un lacerante capolavoro di ironia che invoca al nostro presente un solo ordine: “Ascoltate”. (Giulio Sonno)

Autodafé – Lenz Fondazione
Ex Carcere di San Francesco-Ala Napoleonica, Parma – 21 ottobre 2016

In una sola azione Lenz sono riusciti a restituire la voce a un luogo (il carcere abbandonato nel pieno centro di Parma), a un’opera (il Don Carlos di Verdi) e ai suoi protagonisti reali (le vittime dell’Inquisizione), offrendo allo spettatore la più totale libertà all’interno di questa prigione di dolore nella quale smarrirsi e soffrire diventano le uniche coordinate per un’esperienza teatrale totale. (Giulio Sonno)

Buchettino – Chiara Guidi
Teatro Fabbricone, Prato – 18 dicembre 2016

Teatro assoluto.
E oltre ancora.
Chiara Guidi riporta all’essenza dell’esperienza.
Meraviglia.
Terrore.
Incanto.
Riscoprirsi bambini per rinascere nell’umiltà dello stupore.
(Giulio Sonno)

Cinema Cielo – Danio Manfredini
Teatro Kismet, Bari – 19 novembre 2016

Danio Manfredini compie, con il suo gruppo di attori/performer, un viaggio nelle pagine ombrose, decadenti, passionali e criminali di Notre-Dame-des-Fleurs di Jean Jenet. Un totale abbandono all’opera e al suo orrore che non coinvolge solo il personale processo creativo, ma ingloba anche gli spettatori, in totale balia di uno spettacolo necessario e, per fortuna, riproposto in tutto il suo splendore dopo anni di assenza dalle scene. (Nicola Delnero)

Girls like that – Evan Placey | Emiliano Russo
Teatro Belli, Roma, 20 novembre 2016

 Qual è il prezzo da pagare quando la donna crede di essere libera ma rimane ancora prigioniera di meccanismi radicati così profondamente nel sistema patriarcale che finisce inconsapevolmente per alimentare? Una regia brillante, asciutta e limpida e quattro interpreti impeccabili danno vita così al sagace e incisivo Girls like that, di Evan Placey, testo che mescola abilmente storia privata, archeologia del femminismo e una lucida riflessione sulla psicologia del bullismo. (Sarah Curati)

In the Republic of happiness – Martin Crimp | Giacomo Bisordi
Teatro Belli, Roma – 18 dicembre 2016

 Perché Giacomo Bisordi dirige un gruppo di attori formidabili e firma una regia che è un congegno impeccabile di grottesco e sarcasmo distruttivo, declinando al meglio la libertà e la varietà di registri che concede In The Republic of Happiness di Martin Crimp, testo complesso e aperto alla sperimentazione linguistica, e quindi interpretativa, che nello scomporre, rovesciare, “distruggere” la realtà in tre movimenti scava impietosamente nelle disfunzioni di una società malata d’ illusioni ed egoismo. (Sarah Curati)

Lehman Trilogy – Luca Ronconi
Teatro Argentina, Roma – 17 e 18 dicembre 2016

 Quella della Lehman Brothers Holdings Inc. è una storia abbastanza nota a tutti, ma lo spettacolo di Ronconi su testo di Stefano Massini va oltre il semplice racconto di famiglia, mettendo in rilievo i delicati fili che hanno mosso e continuano a muovere il capitalismo occidentale. Lehman Trilogy, però, è anche la prova attoriale di un gruppo di interpreti fuori dall’ordinario e (soprattutto) l’ultimo lavoro di un regista per il quale, nel corso degli anni, si sono esauriti gli aggettivi. (Nicola Delnero)

Natale in casa Cupiello – Antonio Latella
Teatro Argentina, Roma – 29 dicembre 2016

 Siamo abituati ad ammirare Eduardo De Filippo – fisico consumato e volto scavato – in tutta la sua bellezza da presepe nelle messinscene adattate per la televisione; a ridere per le sue battute e a dimenticare troppo spesso la profondità delle sue drammaturgie. Tra i (tanti) meriti di Latella c’è quello di aver eliminato ogni elemento “familiare” di un grande classico qual è il Natale in casa Cupiello per far risplendere la potenza ironica, brutale e struggente di un testo d’inestimabile valore. (Nicola Delnero)

RA-ME, Cercare coraggio/ Proteggere innocenza – Lara Russo
Teatro India, Roma – 6 novembre 2016

 RA-ME è la riscrittura di una Storia inedita rapportata all’alterità della materia – il rame – per esplorarne le possibilità d’interazione con l’uomo, legami reciproci, differenze e punti di dis-continuità. In scena, soltanto tre danzatori avvolti nell’oscurità alle prese con tre aste di rame, protagonisti di una danza magnetica, misterica e dai tratti delicati che riporta l’uomo ad uno stato d’innocenza originario, ridisegnando i confini di un nuovo e originale concetto di umanità declinata al maschile. (Sarah Curati)

Road Movie – Sandro Mabellini
Teatro dell’Orologio, Roma – 2 dicembre 2016

Un viaggio psichedelico nell’America degli anni ’80, Joel (Angelo Di Genio) insegue l’amore sulle lunghe autostrade degli USA e tra figli dei fiori bruciati dagli acidi, madri che hanno perso figli nel Vietnam o nell’Aids, svela un paese nascosto sotto la facciata di false libertà. Un monologo raccontato a due voci, quella dell’attore insieme alle note di un violoncello suonato da Giorgio Bernacchi, costruito con dettagli semplici e efficaci studiati per mettere in risalto il talento di Angelo Di Genio, che si catapulta anima e corpo in questo racconto d’amore poetico e crudo. (Elena Cirioni)

To be or not to be Roger Bernat – Fanny & Alexander
Teatro India, Roma – 15 dicembre 2016

 Quando il gioco si prende gioco di sé vuol dire che in quel gioco si nasconde molto di più. Con la leggerezza di un divertissment, questa prima tappa sull’Amleto di Fanny & Alexander centra le principali debolezze del teatro contemporaneo, inanellando rapidamente una crisi dopo l’altra fino a riportarci al tema fondamentale dell’identità. Si può essere qualcuno senza prima negare quel che non si è? (Giulio Sonno)

Per saperne di più:
• Paper’s Digest #3. Luglio-Settembre 2016
• Paper’s Digest #2. Aprile-Giugno 2016
• Paper’s Digest #1. Gennaio-Marzo 2016
• Questa non è una classifica. Dicembre 2015