Garofano Verde XXII

Masculu e fìammina – Saverio La Ruina

Un primo studio a Garofano Verde XXII

Un saggio afgano a chi domanda come sia possibile mantenere a lungo un segreto, raccomanda di andare nel deserto e confessare tutto a una pietra. Solo lei con la sua immutabile pazienza potrà capire le ragioni dei pensieri nascosti.

In questo antico consiglio si nasconde la chiave della moderna psicoanalisi. La pietra agisce da interlocutore silente verso un io cosciente che di fronte a lei si spoglia di tutte le costrizioni sociali e si manifesta così com’è.

Il Teatro sotto certi aspetti agisce nella stessa maniera: tramite la sua forza evocatrice svela verità tenute nascoste; tende a liberare sentimenti e emozioni con l’artificio della rappresentazione.

Lo spettacolo work in progress di Saverio La Ruina – Masculo e Fìammina – parte da questo moto di liberazione. La pietra silente del saggio afgano è la lapide della madre del protagonista a cui viene rivelato con monologo intenso un segreto inconfessabile: l’omosessualità. Ma non c’è nessuna reazione scioccante, nessuna tensione tra i due.

Tutto è moderato dalla presenza della morte, che si trasforma in una rinascita quando di fronte alla lapide scorrono ricordi intimi e parole mai dette. La grande Liberatrice cambia il percorso delle abitudini e svincola dai pregiudizi, da quelle piccole ipocrisie quotidiane erette per sopravvivere in una società ancora incapace di accettare l’omosessualità.

Quel Sud che le parole di La Ruina incarnano con una vibrante forza evocatrice, capace di commuovere e di far ridere.

È un meridione cupo quello che viene raccontato fatto di storie noir che si intrecciano con la Banda della Magliana e personaggi pasoliniani. Ragazzi di vita, costretti ogni giorno a vestire panni diversi per nascondere la loro vera identità, oppure sfruttati e derisi. Questa è la vera vita del protagonista, quella vita che non ha mai potuto far conoscere alla madre.

Lo spettacolo inoltre restituisce il confronto fra due generazioni, lontane eppure legate da un rispetto reciproco. Il Passato incapace di cogliere i cambiamenti, ma che pur infine li accetta; e il Futuro che di quei cambiamenti non può fare a meno. Per questo motivo la storia raccontata da Saverio La Ruina è una storia generazionale, portatrice di quel non detto, di quei segreti inconfessabili che si sciolgono come la neve sotto il sole di un Sud dove ci si può sentire finalmente liberi di essere sé stessi.

Ascolto consigliato

Teatro India, Roma – 16 settembre 2015