Maryam – Teatro delle Albe

L’onnipotente impotenza della fede

Maryam del Teatro delle Albe

La perdita, lo smarrimento, l’impotenza, la rabbia. La vita mette alla prova, sfianca, e accade spesso, dunque, che sconvolto da una tragedia improvvisa, l’uomo crolli, rinunciando sconfitto a qualunque tentativo di ordine, senso, o anche solo all’arrivo di quella risposta tanto a lungo attesa, che ora, abbandonata, cancellerà perfino la domanda che l’aveva invocata. Cederà così alla frustrazione dell’impotenza, chino nel conforto della confessione, a confidare il proprio dolore e il sapore di vendetta con qualcuno che ha già provato sulla propria pelle un’esperienza simile.

Nulla d’inconsueto, fin qui. Ma quando a entrare in gioco è la fede e il suo imprescindibile mistero, tutto prende un’altra consistenza. Per scrivere Maryam, l’ultimo spettacolo del Teatro delle Albe, lo scrittore e giornalista lombardo Luca Doninelli, infatti, si lascia ispirare da un suo viaggio a Nazareth, dove rimane sorpreso dallo spettacolo di una fila quasi ininterrotta di donne musulmane che entrano nella Basilica dell’Annunciazione per rendere omaggio a Maria. Molto venerata nella religione islamica, infatti, la madre di Cristo è l’unica donna chiamata per nome nel testo sacro del Corano e rappresenta un vero e proprio ponte che unisce il cristianesimo all’islamismo, due religioni che oggi appaiono tremendamente lontane tra loro.

Foto di scena ©Enrico Fedrigoli

Proprio alla Vergine Madre sono rivolte le preghiere, o meglio, le maledizioni di tre donne accomunate dalla perdita di persone a loro care.  La scena è buia e, eccezion fatta per un microfono, totalmente sgombra. Sul fondo del palco le luci (Francesco Catacchio) compongono mosaici di chiaro stile islamico, mentre su un velatino che chiude il proscenio vengono proiettate  preghiere in arabo o immagini di dilaniante orrore. In questo claustrofobico confessionale, Ermanna Montanari dona corpo e voce a Zeinab, amica di una ragazza venduta come schiava solo perché non si è concessa a suo zio; a Intisar, sorella di un kamikaze fatto esplodere in un attentato terroristico; e a Douha, madre di un ragazzo annegato durante uno dei tanti viaggi della speranza.

A chiudere il cerchio c’è la risposta laica, almeno quanto le preghiere delle tre devote, di Maryam, la donna che non ha ancora perdonato Dio per aver lasciato che suo figlio morisse crocifisso. Nelle sue parole emerge il dolore di un essere umano che non crolla di fronte ad azioni e destini infami, ma, creatura umanissima ancor prima che santa, attinge dal caos, vi si immerge e proprio dall’accettazione dell’irrazionale riesce a generare un Ordine nuovo. Come avvenuto con la discesa di Cristo, Maryam dunque umanizza e dona sostanza a una fede che altrimenti appare come meramente oscura e inafferrabile; alimentando in questo modo i sentimenti di compatimento e di speranza nei suoi fedeli.

Foto di scena ©Enrico Fedrigoli

Rimane quasi immobile, Ermanna Montanari, nell’interpretazione di questo medianico viaggio nell’angoscia di ieri, di oggi e di domani. Pochi movimenti ben calibrati (regia della stessa Montanari e Marco Martinelli), così come misurate ma ben delineate sono le modulazioni della caleidoscopica voce dell’attrice romagnola. Ad accompagnarla ci sono le fitte trame musicali di Luigi Ceccarelli e i silenzi, quelli che sottendono dolore e pietà e hanno lo stesso peso specifico delle parole. A volte basta davvero poco, almeno in apparenza, per dare luce alle zone più ombrose dell’animo umano.

Un grido disperato di tre donne che, dunque, non trovano sentenze categoriche ed esaustive, ma piuttosto una compassione condivisa e una sofferenza che non può essere rimossa, se non dopo una costante ricerca verso la conciliazione con una fede che – come l’amore – conferma tutta l’impotenza della sua onnipotenza, e che proprio da questo paradosso (o mistero) trae linfa vitale e alimenta la sua fiamma destinata a esistere e resistere, nonostante tutto, nei secoli.

Ascolto consigliato

Teatro Kismet, Bari – 4 febbraio 2017

In apertura: Foto di scena ©Enrico Fedrigoli

Crediti:

MARYAM
testo  Luca Doninelli
in scena  Ermanna Montanari
musica  Luigi Ceccarelli

regia del suono  Marco Olivieri
disegno luci  Francesco Catacchio
direzione tecnica  Luca Fagioli
assistente spazio e costumi  Roberto Magnani
consulenza e traduzione in arabo  Tahar Lamri
in video  Khadija Assoulaimani
voce e percussioni in audio  Marzouk Mejri
realizzazione video  Alessandro Renda
realizzazione musiche  Edisonstudio Roma
ideazione, spazio, costumi e regia  Marco Martinelli e Ermanna Montanari
produzione Teatro delle Albe/Ravenna Teatro in collaborazione con Teatro de gli Incamminati/deSidera